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Lo strano destino del romanzo “1984” dello scrittore inglese George Orwell che è stato wokezzato nel tentativo di demolirlo forse perché ritenuto pericoloso non per i governi ma per il potere che si nasconde dietro di essi. L’autore, attivista ed anche critico e saggista, era un convinto socialista e in tale veste partecipò come volontario alla guerra civile spagnola combattendo nelle brigate internazionali.
Lo scrittore, durante la guerra civile, ebbe modo di osservare i molti torbidi e regolamenti dei conti esistenti fra le varie componenti dei repubblicani. In Spagna, infatti, i comunisti, replicarono le tensioni già presenti in Russia, fra comunisti ed anarchici ed anche tra stalinisti e trotzkisti. Orwell, oltre alla guerra civile tra nazionalisti e repubblicani, aveva potuto documentare una guerra parallela alle varie fazioni. Questo spettacolo disgusta profondamente lo scrittore che ebbe ripensamenti che lo indussero a considerazioni amare.
La sua perplessità ebbe modo di aumentare durante il secondo conflitto mondiale, dato che ebbe modo di assistere alle pubbliche lusinghe del proprio governo nei confronti del dittatore georgiano e i giri di parole per fare accettare Stalin alla pubblica opinione britannica. Fu dopo queste considerazioni che, nel 1948, due anni prima di morire, ebbe modo di scrivere un racconto distopico in cui veniva rappresenta una eventuale società futura a fosche tinte, come aveva già fatto un suo connazionale Aldous Huxley con “Il mondo nuovo”.
Orwell, col suo libro non si sofferma a descrivere una semplice dittatura perché sarebbe stato fin troppo banale. Lo scrittore descrive invece il condizionamento delle masse, basato sull’alterazione della realtà, la modificazione della storia piegata alle contingenze del momento. Con fare scientifico, lo scrittore, attraverso un romanzo, descrive i mezzi utilizzati da un potere ipotetico che attraverso i mass media edifica un assolutismo senza che nessuno se ne avveda.
Per prima cosa viene denunciata la volontà di impoverire intenzionalmente la lingua, fenomeno provocato in modo strumentale e utile per fare in modo che si semplifichino anche i pensieri delle persone o perlomeno perché diventassero più elementari. Nel piano delle oligarchie, rientrerebbe anche la distruzione dei vocaboli, con un impoverimento ulteriore del vocabolario ad uso delle persone. In tale tecnica è compreso anche il metodo di mutare il senso alle parole utilizzandone molte fuori contesto. Queste le basi principali della neolingua.
Lo scopo finale è quello di rendere illeggibile la letteratura dei classici alla massa per limitare gli orizzonti di persone già impoverite mentalmente. Esiste anche una polizia del pensiero per controllare ogni pensiero autonomo ed eretico, considerati reati di opinione. Ma il principio cardine del nuovo potere che si basa sulla persuasione occulta è la cancellazione del passato. La riscrittura della storia è fondamentale e infatti il motto della nuova società è: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato“.
Per il regime del Grande Fratello, pensato da Orwell, una via maestra al dispotismo è quella di negare la natura e le leggi naturali per distruggere le pulsioni di vita. Anche nel cibo si immagina un degrado dei sapori e della qualità. Il motto della nuova fratellanza è ”La natura non esiste”. Infatti, in tutto trionfa l’artificio. Il potere non mirerebbe ad annullare la sessualità, anzi arriverebbe addirittura a promuovere la prostituzione di massa, quasi avvilendola. Ciò che verrebbe annullato sarebbe il sentimento, ma anche il fascino, la seduzione, l’erotismo, la cultura della sessualità.
Ma l’apice della descrizione di Orwell è quanto comprende che l’oligarchia ha bisogno estremo di un nemico utile per catalizzare il risentimento delle masse verso altri soggetti. Sull’onda di tale sentimento il super governo aumenterebbe l’isteria bellicista. Il senso critico individuale deve essere ridotto al minimo, l’importante è che regni l’omologazione e il conformismo.
La terribilità della descrizione del mondo orwelliano è che quello che descrive può essere riscontrabile indifferentemente sia in un dittatura che in una apparente democrazia. Ciò che Orwell ha voluto fare è metterci in guardia dalla manipolazione e dal fenomeno del controllo sociale. Lo scrittore non ci mette in guardia dai totalitarismi espliciti e dichiarati ma piuttosto dalle democrazie formali, quei regimi rassicuranti in cui ognuno è portato ad abbassare la guardia ed ogni difesa psicologica.
Il potere descritto non ha più una collocazione ideologica ma sembra descrivere un potere per il potere. Ci viene spiegato che ogni potere per legittimarsi ha sempre bisogno di un nemico da cui la collettività deve credere di doversi difendere. Il libro, passato quasi inosservato al momento in cui fu edito, fu letto prevalentemente come un “divertissement”, una distrazione, un passatempo.
In epoca più recente, invece è diventato quasi un pro memoria, un manuale essenziale, da aggiungere eventualmente al kit di sopravvivenza, insieme al coltellino svizzero, al posto del mazzo di carte, suggerito dalla insipida Commissaria europea per la parità e la gestione delle crisi Hadja Lahbib. Di “1984” e de “La fattoria degli animali” dello stesso autore, è stato detto che sono racconti simili alle favole greche, con un grande ammonimento dietro l’immediatezza narrativa.
Proprio adesso che il romanzo è attenzionato da persone che lo leggono con altri occhi, specialmente dopo che il filosofo francese Michel Onfray ha trattato del libro di Orwell nel suo saggio “Teoria della dittatura”, è accaduto un fatto eccezionale. La nuova edizione di “1984” che sta uscendo negli USA, uscirà con un bollino, una sorta di marchio, troppo simile alla stella gialla, o almeno con lo stesso intento. Il bollino avverte l’eventuale lettore che è “materiale che mette a disagio”.
Questo bollino è stato introdotto da alcune università per preparare gli studenti alle tematiche trattate. Il romanzo di Orwell esplora una eventuale società distopica e il relativo controllo sociale, ma il bollino avverte che può risultare troppo impegnativo per la nuova classe di studenti ritenuti fragili. In seguito vengono anche elencate le motivazioni del bollino.
Primo, contenuti potenzialmente inquietanti che possono risultare disturbanti per i giovani studenti. Secondo, preparazione degli studenti che evitino eventualmente di affrontare temi così difficili. Terzo, rendere gli studenti consapevoli dei temi delicati.
Concludendo è in pratica, una completa castrazione del romanzo tramite un esorcismo. Sembra quasi una macumba intorno al romanzo che forse è fin troppo illuminante. Inoltre nel bollino è scritto “Non contiene personaggi di colore”.
Lo scrittore statunitense Walter Kirn, a proposito del bollino ha detto che “È satira del presente senza volerlo”. In altra occasione, lo stesso, aveva detto “Non siamo ancora in un mondo in cui i libri classici vengono eliminati”. Poi aveva aggiunto che non escludeva niente.
Inoltre il bollino Woke mette in guardia il lettore, non solo da un eventuale minaccia del suprematismo bianco, per la mancanza di personaggi neri. Infatti si arriva ad alludere anche ad una potenziale misoginia dell’autore. Insomma la guerra aperta a Orwell è iniziata a cura della nuova inquisizione che altro non è che la maschera dietro a cui si nasconde il grande potere effettivo, non un potere occulto ma certamente un potere occultato dietro false ideologie come quella del Grande Fratello.