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La strana affinità tra la cosmogonia del Rinascimento e quella delle Upanishad. Il Rinascimento viene considerato come un’epoca in cui si è formata l’identità della civiltà occidentale. Questa sensazione probabilmente è rafforzata dal fatto che di questo periodo viene studiata prevalentemente l’estetica, la plasticità delle forme, la prospettiva, il razionalismo urbanistico, l’equilibrio dei volumi ed il presunto individualismo. Esiste un altro aspetto di questo importante periodo storico, quello riguardante la trascendenza di tipo quasi iniziatico e magico. Si trattava però di una “Magia Naturalis”, illustrata dall’erudito napoletano Giovan Battista Della Porta. L’autore desiderava studiare i segreti della natura che Eraclito asseriva amasse nascondersi. Ciò che si stava sviluppando in quella fortunata epoca era una concezione mistica unita ad una spiritualità di tipo cosmologico.
Questo risveglio culturale che ha interessato l’Italia, prima di debordare in tutta Europa, era pervaso da una profonda religiosità dal sapore quasi esoterico che, pur non avendo avuto alcun punto di contatto con certo orientalismo, era molto simile ad alcune dottrine indiane. La filosofia platonica e neoplatonica, apparentemente sembra fornire al Rinascimento alcuni elementi analoghi a certa religiosità dell’induismo. Verrebbe da pensare ad un aggancio con l’Oriente tramite la filosofia platonica ma sappiamo che tali elaborazioni spirituali, sono stati sistemi di pensiero lontani fra di loro, sia nel tempo che nello spazio. Inoltre, fra gli scritti di Platone e la stesura delle Upanishad sembra che intercorra poco meno di mezzo millennio. Nonostante ciò rimaniamo sorpresi dalle incredibili similitudini. Le due filosofie danno importanza ad un principio trascendente, l’Uno per Platone ed il Brahman per l’induismo, da cui sarebbero emanate tutte le cose.
Nel neoplatonismo l’anima è concepita come entità intermedia tra il mondo divino e quello materiale. Da questo principio deriva forse il concetto, tutto rinascimentale, dell’uomo centro dell’universo, concetto che vuole esprimere la stessa visione, un ponte fra la materia e Dio. Analogamente nell’induismo, l’anima (Atman) è una scintilla divina intrappolata nel ciclo delle nascite. Inoltre, nel Rinascimento, abbiamo il concetto di Philosophia perennis o “Arcana teologia”, una tradizione primordiale dal sapore quasi metastorico. Questa definizione sembra avere profonde analogie col concetto di “Sanatana Dharma”, letteralmente “legge eterna” o “dottrina eterna” che sarebbe il vero nome dell’induismo. Si parla in ambedue i casi di una verità universale atemporale che storicamente si sarebbe dispersa in molteplici rivoli. I Romani parlavano di Mos Maiorum, le usanze degli antichi, che i latini ritenevano essere state loro trasmesse da mitici progenitori.
Nel Rinascimento ritroviamo il concetto di un’entità divina vivente nell’universo stesso. Il filosofo del Cinquecento Bernardino Telesio, concepisce un universo permeato da essenza divina, e di conseguenza teorizza che la natura sarebbe dotata, di leggi proprie, arrivando a pensare ogni cosa come dotata di un’anima o di sensibilità, una forma di panpsichismo. L’esatto contrario della filosofia meccanicistica cartesiana. Tommaso Campanella, eredita questi principi da Bernardino Telesio e ipotizza, anche lui, un’anima presente in molte parti dell’universo in quanto pregne di Dio. Componenti che a noi appaiono inanimate ma avrebbero un’intelligenza o perlomeno una coscienza anche se diversa dal nostro modo di concepire.
Questo è un principio che ritroviamo anche in un certo Giainismo e in una determinata scuola del Buddismo, la scuola Mahayana Tien Tai, nata in Cina. Questa forma di pensiero crede che quella che chiamiamo coscienza non sia un’eccezione ma una caratteristica fondamentale di cui sarebbe pervaso l’universo, anche se ai nostri sensi non si manifesta. Sono scuole di pensiero che in Oriente vengono denominate insondabili. Questi concetti hanno una certa affinità col teologo persiano Jalal al-Din Rumi del 1200 che scrive: “Non sentirti solo l’intero universo è dentro di te”. In Italia un altro filosofo Agostino Steuco, un erudito e filologo umbro, tratta della “Filosofia Perenne”.
Tornando a Campanella, il filosofo, frate domenicano, concepisce, anche lui, da uomo rinascimentale, un universo vivo e intelligente dove ogni cosa partecipa alla conoscenza. Sappiamo che non ci sono state influenze ma è innegabile l’affinità con alcuni aspetti dell’induismo e di alcune scuole buddhiste. A tale proposito, il filosofo Karl Jaspers, scomparso il secolo scorso, ebbe a notare alcune similitudini fra mondi separati come la Grecia e l’India e lo giustificò con la sua teoria del periodi assiali della storia durante i quali si sarebbero sviluppate diverse tradizioni filosofiche e religiose in vari parti del mondo.
Un diverso metodo per giustificare molte analogie sottolineate dalla filosofia perennis. Sono analogie osservate anche da un famoso teologo, il cardinale francese, Jean Marie Danielou, col suo saggio in cui descrive le profonde similitudini fra Dioniso e la divinità indiana Shiva. Nel Rinascimento, nell’Accademia Neoplatonica di Careggi a Firenze, studiando Platone e traducendo, come fece Marsilio Ficino, il Corpus Hermeticum, pensavano di gettare uno sguardo verso le antiche tradizioni del Mediterraneo e invece, senza volerlo, hanno costruito un ponte spirituale con l’India, anticipando di secoli il romanticismo di Friedrich Schelling o gli studi eseguiti dopo la traduzione del sanscrito, quando William Jones, nel 1786 presentò un saggio in cui veniva sottolineata la similarità tra vari idiomi, sanscrito, greco e latino.
Nel secolo scorso, il filologo e studioso delle religioni, Georges Dumézil, con uno studio sulla comparazione delle religioni, scoprì che alcuni riti risalenti alla religiosità arcaica romana, erano del tutto simili ad altri riti che ritroviamo nell’induismo. Per fare un esempio, citiamo il rituale eseguito da due sorelle che portavano un bambino al tempio e dove la zia consegna il bambino alla madre e rappresentavano simbolicamente l’aurora, l’alba ed il sole nuovo.