Un intervento architettonico, conservativo e di valorizzazione dello Studio Costa Progettazioni che intreccia
linguaggi razionalisti, memoria storica e nuovi usi ricettivi nel cuore della città.
Un edificio simbolo della Repubblica
Situato in via delle Botteghe Oscure 4, nel pieno centro storico di Roma, l’edificio noto anche come “Il Bottegone” rappresenta una delle più significative testimonianze della cultura architettonica e politica del secondo dopoguerra italiano. Realizzato a partire dalla metà degli anni ’40 come sede del Partito Comunista Italiano (PCI), l’immobile ha ospitato le attività amministrative e dirigenziali del partito fino alla sua dissoluzione nel 1991, ma è stato anche luogo di intensa elaborazione culturale, politica e simbolica per numerosi decenni.
Lo stabile divenne emblematico nella geografia politica della città e del Paese: qui operarono figure chiave della sinistra italiana come Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano e numerosi intellettuali legati all’area comunista. Il palazzo divenne pertanto un epicentro di quella che potremmo definire “architettura ideologica”, dove forma e funzione si fusero per esprimere un’identità precisa: sobrietà, rigore, collettività.
Tra architettura razionalista e linguaggio simbolico
Dal punto di vista architettonico l’edificio, collocato in un’area di transizione, è un esempio significativo del Neopurismo Novecentensco, declinato in una versione che contiene in sé sia le reminiscenze Piacentiniane, sia la rigidità del Razionalismo.
Caratterizzato da una volumetria compatta, facciate scandite da un ritmo regolare di aperture, materiali sobri (intonaco della tradizione cromatica romana, pietra e marmi), l’immobile riflette una grammatica architettonica coerente con l’ideologia dell’epoca: la sobrietà come espressione di rigore morale e di distanza dal monumentalismo retorico del ventennio fascista.
Di particolare rilievo è l’androne di ingresso, più noto come l’“atrio delle Botteghe Oscure”, dove trova allocazione una grande parete-scultura dell’artista Giò Pomodoro che coinvolge la pavimentazione, in cui è incassata una rete di segni con la stella a cinque punte, allusione evidente ai simboli del socialismo internazionale.
Il busto di Antonio Gramsci nel vano scala e la bandiera della Comune di Parigi all’ingresso contribuiscono alla narrazione ideologica attraverso l’articolazione degli spazi.
La scelta di questi elementi non rispondeva solo a esigenze estetiche o decorative, ma rispecchiava la volontà di costruire un’identità condivisa e leggibile, in continuità con il progetto culturale del PCI.

Il progetto di rifunzionalizzazione: criteri e obiettivi
Con la riconversione della sede da ufficio politico a struttura alberghiera, il progetto di recupero affidato allo Studio Costa Progettazioni, su committenza di Botteghe Oscure SRL nell’immobile di proprietà di Finanziaria Tosinvest, ha posto al centro la questione della continuità identitaria come memoria e della compatibilità funzionale come elemento di valorizzazione.
La destinazione finale sarà un hotel a cinque stelle lusso, con 70 camere, spazi pubblici e una terrazza panoramica tra i monumenti di Roma.
Approccio metodologico e conservazione integrata
L’intervento si è distinto per un approccio metodologico che ha privilegiato la conservazione integrata, ovvero la tutela delle componenti storiche e formali dell’edificio in dialogo con le nuove esigenze funzionali. Sono stati mantenuti e restaurati gli elementi architettonici di maggiore valore — dai prospetti razionalisti alle finiture interne originarie — e sono stati integrati i sistemi impiantistici e tecnologici richiesti da una moderna struttura ricettiva senza compromettere l’integrità formale dell’insieme.

Restauro e rigenerazione urbana
Sul piano urbano, il restauro del prospetto su via delle Botteghe Oscure, con nuove vetrate riprogettate secondo il modulo rettangolare di facciata, ha restituito all’edificio la sua centralità compositiva nel tessuto monumentale del rione Sant’Angelo.
La pulitura dei materiali, la ricucitura delle bucature originarie e il ripristino delle volumetrie ante-operam hanno ridefinito la leggibilità architettonica dell’immobile, ridando coerenza al fronte stradale.
Un modello di restauro identitario
Il recupero dell’ex sede del PCI rappresenta un caso emblematico di rigenerazione urbana consapevole, in cui la memoria storica e architettonica non solo viene preservata, ma attivamente reinterpretata in chiave moderna e funzionale.
L’intervento dimostra come sia possibile coniugare istanze conservative e nuove destinazioni d’uso, senza compromettere la valenza simbolica del costruito.
In un contesto come quello romano, dove la stratificazione è la regola più che l’eccezione, questo progetto costituisce un riferimento metodologico per future operazioni di riqualificazione di architetture del Novecento a forte contenuto identitario.
