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Il fascismo nasce come rottura con la cultura positivista, già in crisi dalla fine dell’Ottocento. Quella cultura pretendeva di spiegare la società solo con leggi scientifiche e formule matematiche.
Il fascismo assorbe invece la filosofia di Giovanni Gentile. Tutto è ricondotto all’atto del pensiero, alla volontà e allo spirito. Antepone l’azione pura, l’intuizione e il mito politico all’analisi fredda. Il positivismo ha una fede cieca nel progressismo: ieri stregoneria, oggi scienza, domani paradiso tecnico. Chi è avanti ha il diritto di guidare chi è indietro. È l’arroganza del calendario.
È un materialismo che si ritrova sia in Marx sia in Darwin. Tutto sarebbe materia che si trasforma. Niente anima, niente mistero. L’uomo diventa bestiame da allevare e selezionare.
D’Annunzio è l’opposto. È antimaterialista, antiprogressista, antihegeliano. Per lui non c’è progresso, c’è solo l’eterno ritorno dell’istante bello. Non c’è materia, c’è solo forma.
Il discorso contro le banche, l’usura, la plutocrazia, il capitalismo anglo-americano senza anima non nasce con Hitler. Nasce in Italia.
A Fiume nel 1920 D’Annunzio, con la Carta del Carnaro scritta insieme ad Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario, crea la prima esperienza politica al mondo che mette le corporazioni, i consigli di produttori, la musica e il lavoro come base dello Stato. È già una critica all’Italia giolittiana dei banchieri e alle plutocrazie di Inghilterra e America che hanno vinto la guerra per affamare i popoli.
Mussolini riprende l’idea e la radicalizza. Per lui il nemico non è l’ebreo in quanto razza, è la borghesia parassitaria, la finanza apolide che non produce nulla. Il fascismo si presenta come terza via tra capitalismo anglosassone e comunismo sovietico. Nel 1943-44 con la Repubblica Sociale realizza la socializzazione delle imprese: le fabbriche in parte agli operai, contro i padroni e contro le banche. È un discorso anticapitalista, soreliano, sindacalista.
Ezra Pound aveva fatto da ponte. Americano, poeta geniale, amante della cultura cinese, vede nella Cina di Confucio l’ordine armonioso contro l’usura. Per Pound l’usura è quando il denaro fa denaro senza produrre nulla. La Cina è l’esempio di moneta che fa circolare il lavoro, l’Occidente è l’esempio di lavoro che serve la moneta. Pound vive in Italia e vede l’America schiava della Federal Reserve, di un sistema che crea denaro dal nulla. Per questo sarà rinchiuso dagli americani in un manicomio criminale per tradimento. Per lui il vero nemico è l’usura, non una razza. È un discorso economico, non biologico.
Hitler invece sposta tutto sul razzismo biologico, influenzato dal darwinismo positivista dominante in Germania negli anni venti. Era l’idea che la lotta per la vita valga anche per popoli e razze.
Negli anni venti era diventata cultura di massa. All’università antropologia, igiene razziale ed eugenetica sono cattedre ufficiali. Nei manuali scolastici il popolo è descritto come organismo biologico. Anche socialdemocratici e comunisti parlano di selezione. Quando arriva il nazismo non inventa nulla, applica ciò che l’élite scientifica tedesca ripete da trent’anni. Era scienza ufficiale, come in Inghilterra, Scandinavia e Stati Uniti. Lì c’erano già leggi per la sterilizzazione obbligatoria, istituti per la biologia razziale, politiche di selezione dell’immigrazione, eugenetica.
Hitler raccoglie il disagio reale degli anni trenta, la crisi del 1929, la fame, l’odio per le banche, e dice: la plutocrazia ha un volto, è l’ebreo. Non è più un sistema da correggere, è una razza da eliminare. Per D’Annunzio e per il primo Mussolini la soluzione è corporativizzare e moralizzare il capitalismo. Per Hitler è eliminare chi lo incarna.
Ecco perché il fascismo italiano, nelle intenzioni originarie, era una critica all’Occidente plutocratico in nome di una cultura romana, produttiva e spirituale.
Con il 1945 quella critica non si esaurisce. In Argentina compare il peronismo. Juan Domingo Perón da giovane fa esperienza in Italia nel 1939-1940 come addetto militare e ne resta folgorato. Non per le parate, ma per l’organizzazione sociale. Tornato in Argentina dice: Mussolini è il più grande uomo del secolo.
Nasce la terza posizione. Né capitalismo yankee né comunismo sovietico. Perón la chiama Justicialismo. Giustizia sociale, non lotta di classe. Prende le corporazioni e le chiama sindacati verticali, potentissimi. La CGT diventa lo Stato nello Stato. Organizza dopolavoro, previdenza, case popolari, colonie. In versione sudamericana: tredicesima, ferie pagate, ospedali per i poveri, voto alle donne con Evita. È il fascismo sociale di Salò senza guerra. Il rapporto diretto dal balcone della Casa Rosada, come D’Annunzio e Mussolini. Discorsi contro l’oligarchia e contro la banca inglese e americana che ha saccheggiato l’Argentina.
In Egitto il percorso è diverso. Nasser non studia in Italia. È un giovane ufficiale che negli anni trenta e quaranta odia una cosa sola: l’Inghilterra che occupa l’Egitto. In quel momento i nemici dell’Inghilterra nel Mediterraneo sono l’Italia fascista e l’Asse. Per il nazionalista egiziano sono un esempio positivo perché sfidano Londra e Parigi.
Nasser e Sadat saranno incarcerati dagli inglesi durante la guerra per sospette simpatie per l’ Asse. Sadat finisce in carcere nel 1942 per contatti con agenti tedeschi e resta dentro fino al 1944. Nasser viene allontanato e confinato in una guarnigione sperduta in Sudan. Lì nasce il nucleo degli Ufficiali Liberi. Capiscono che non basta cacciare gli inglesi, bisogna rovesciare anche re Faruk, loro fantoccio.
Nel 1952 Nasser rovescia Faruk e crea l’Unione Socialista Araba. Non è un partito classico, è uno strumento per raccogliere operai, contadini, giovani, donne. Stato corporativo in versione araba. È uno dei fondatori dei Non Allineati a Bandung nel 1955 con Tito, Nehru e Sukarno. Né con gli USA né con l’URSS. Come Mussolini diceva: né plutocrazia né bolscevismo. Lo traduce in panarabismo: nazionalizzazione del Canale di Suez nel 1956 contro inglesi e francesi, riforma agraria, dighe, industria statale. È analogo alla socializzazione della Repubblica Sociale contro la banca anglo-francese.
Dopo la guerra l’Egitto di Nasser diventa rifugio di molti ex fascisti e nazisti italiani e tedeschi, da Johann von Leers che diventa Omar Amin a ex ufficiali di Salò che addestrano i suoi servizi. Non per antisemitismo, ma per anti-imperialismo.
Se Perón è Mussolini in versione sociale e pacifica, Nasser è Mussolini in versione anticoloniale. L’idea di fondo è sempre la stessa: esercito e popolo contro plutocrazie sfruttatrici e colonialiste. Mussolini, pur senza bandire una crociata di liberazione dei popoli come D’Annunzio, è stato il primo leader europeo di una potenza a dire in faccia a Inghilterra e Francia che il loro impero coloniale era finito. Per chi era sotto inglesi e francesi, quel messaggio valeva più di mille teorie.
In India Subhas Chandra Bose, presidente del Congresso Nazionale Indiano, cerca l’appoggio dell’Asse in chiave anti britannica. Ancora oggi è eroe nazionale. Anche Gandhi viene a trovare Mussolini a Roma, a Palazzo Venezia, il 12 dicembre 1931, di ritorno dalla Tavola Rotonda di Londra. La visita era tacitamente in chiave anti inglese.
Prima di Nasser c’era già il Baath in Siria e Iraq. Michel Aflaq e Salah al-Din al-Bitar, fondatori del Baath, studiano alla Sorbona negli anni trenta ma il modello è quello fascista: partito unico laico, socialista, nazionale che unisce tutti gli arabi contro inglesi e francesi. Saddam e Assad vengono da lì.
In Indonesia c’è Sukarno, padre dell’indipendenza contro l’Olanda. Nelle sue memorie scrive che negli anni venti leggeva Mussolini e vedeva come un popolo mediterraneo povero sfidava le plutocrazie. Nel 1945 proclama l’indipendenza e adotta corporativismo e partito unico.
Anche molti leader dell’Africa nera degli anni sessanta, da Nkrumah in Ghana a Sankara in Burkina Faso, riprendono dall’Italia l’idea del corporativismo, della carta del lavoro, del dopolavoro tradotto in villaggi e sindacati di Stato.
Negli anni trenta ogni nazionalista indiano o egiziano non guardava a Inghilterra o Francia, che dicevano solo di pazientare. Nemmeno all’URSS, che proponeva un improbabile comunismo. Guardavano all’Italia che dava l’esempio della ribellione contro l’impero britannico. Aveva creato la speranza che fosse una tigre di carta, battibile con volontà, esercito e Stato.
Mussolini aveva creato l’Istituto per l’Oriente, Radio Bari che trasmetteva in arabo contro gli inglesi, borse di studio per arabi e indiani a Roma. Aveva creato la prima globalizzazione antimperialista, quella sognata da D’Annunzio a Fiume.
Fiume è la radice. Il poeta aveva fondato lo Stato Libero e organizza la politica come spettacolo. Discorsi dal balcone, riti, gagliardetti, saluto romano, grido Eia Eia Alalà, sfilate, canzoni. Mussolini riprende tutto. Senza Fiume non esiste il fascismo estetico.
Poi c’è la Carta del Carnaro, costituzione più avanzata del mondo nel 1920. Corporazioni che rappresentano tutti i lavori, dal marinaio all’artista. Non partiti ma produttori. Otto ore di lavoro, salario minimo, case popolari, indennità di disoccupazione. La musica deve avere una funzione sociale a cura dello Stato. Consiglio degli Arditi e Consiglio dei Provvisori, giovani e lavoratori.
A Fiume arrivano tutti: Marinetti e futuristi, Marconi, sindacalisti, anarchici, proto-hippy. È una Woodstock militare, una comune armata. Guido Keller lancia fiori dall’aereo. È rivoluzione contro banche e plutocrazia, per la repubblica, per le corporazioni e per l’anticolonialismo.
Per un arabo, un indiano, un argentino tutto il fenomeno nel suo complesso, non è certo roba di destra. È chiaramente antimperialista in modo radicale, di liberazione nazionale. Perón, Nasser, Baath, Sukarno, Bhutto: tutti si definiscono socialisti ma non marxisti. Socialismo nazionale, non internazionalista.
La frattura è stata questa: in Europa il marxismo ha vinto ed è diventato cultura egemone a sinistra, quindi tutto ciò che non era marxista è stato buttato indistintamente a destra per sbarazzarsene. Nel resto del mondo il marxismo era visto come altra importazione europea, dei bianchi, sovietica. Cercavano un socialismo autoctono, nazionale, autonomo, spirituale, produttivista. Lo hanno trovato nel primo fascismo e a Fiume.
Per questo D’Annunzio in Italia è considerato poeta di destra, ma a Buenos Aires o al Cairo il suo modello è servito per fare riforma agraria, nazionalizzazione e alfabetizzazione di massa.