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Il mondo di Nenni e la valigia delle meraviglie. L’autismo, l’amore e la rivoluzione di un fratello.

Recensione a “Nenni e l’arrivo del signor Piccolomini” di Valentina Oliveri

Come insegnante che spende le proprie giornate e le proprie energie migliori tra i banchi di scuola nella mia amata e complessa provincia di Agrigento mi trovo quotidianamente a maneggiare testi densi, trattati filosofici, saggi storici e analisi sociologiche. Eppure, non mi stancherò mai di ripetere che le lezioni più grandi, quelle autentiche, quelle capaci di scardinare le nostre granitiche certezze di adulti e di inumidirci gli occhi, arrivano spesso da lì dove meno ce lo aspettiamo: dalla letteratura per l’infanzia. Oggi sento l’urgenza di parlarvi di un gioiello raro, un piccolo libro che ha il potere terapeutico di curare l’anima e di espandere la nostra visione del mondo. Si intitola Nenni e l’arrivo del signor Piccolomini, scritto con una sensibilità fuori dal comune da Valentina Oliveri e impreziosito dalle illustrazioni vivaci, calde e infinitamente accoglienti di Eva Naccari. Ho deciso di spogliarmi, per una volta, delle vesti un po’ rigide del professore di filosofia per parlarvi con il cuore in mano, da essere umano a esseri umani. Perché questo libro non ha bisogno di paroloni accademici o di pesanti sovrastrutture teoretiche per essere compreso nella sua fulgida bellezza. Ha solo bisogno di orecchie disposte ad ascoltare e di occhi pronti a guardare oltre la superficie delle apparenze. Parliamoci chiaro, con immensa dolcezza ma senza girarci intorno: tra le righe variopinte di questa storia, tra una camicia hawaiana e un barattolo magico, si respira a pieni polmoni il tema dell’autismo e della neurodiversità. E lo si fa in un modo così naturale, così intriso di quotidianità, fatica e poesia, da lasciare letteralmente senza fiato.

Il nostro protagonista è Nenni, un bambino meraviglioso che vive in un mondo tutto suo, un ecosistema regolato da equilibri delicatissimi e da routine incrollabili. Nenni ha le sue certezze assolute, quelle ancore di salvezza che gli permettono di navigare in un mondo spesso troppo caotico, rumoroso e imprevedibile. Per i bambini nello spettro autistico, la prevedibilità è un rifugio primario, e le variazioni improvvise, soprattutto quelle sensoriali, possono trasformarsi in montagne insormontabili. E proprio in questa routine domestica, protetta dall’amore incondizionato di una mamma dalla voce dolce e di un papà stravagante con una barba rossa da guinness dei primati, irrompe il nuovo. La rottura dell’equilibrio avviene in modo teatrale e irresistibile. La Oliveri ce lo racconta con parole indimenticabili: “Il signor Piccolomini si presentò alla porta di casa alle 12 in punto, accompagnato da una valigia rigida grigio metallizzato, tutta tap-pezzata di adesivi da ogni parte del mondo.”. Non stiamo parlando di un fratellino inerme in fasce, ma di una sorta di viaggiatore intergalattico in miniatura, un intruso bizzarro che sconvolge i sensi di Nenni. Il suo aspetto è un trionfo di stimoli eccessivi: “Addosso una camicia hawaiana: fiori, surfisti, onde e banane sbucciate a metà la riempivano dalle maniche all’ultimo bottone in basso.”

Per la mente neurodivergente di Nenni, questa apparizione è un vero e proprio sovraccarico di sistema. L’autrice non indora la pillola e ci descrive il fastidio autentico del fratello maggiore: per lui in quel momento ci sono “troppi colori, troppo odore di uvetta e troppe guanciotte paffute e rosa.”. E la crisi, quella vera, quella sensoriale che tanti genitori conoscono fin troppo bene, non tarda ad arrivare. Si manifesta attraverso un banale imprevisto fisiologico del nuovo arrivato: “Uno strano odore iniziò a spandersi per tutta la stanza. Un odorino forte, deciso, che sembrava dire: ‘Ehi! Qualcuno qui ha bisogno di un cambio pannolino!'”. Quello che per noi neurotipici è un semplice fastidio passeggero, per Nenni è un’aggressione fisica in piena regola. La scrittura della Oliveri qui si fa magistrale, empatica, chirurgica nel descrivere la dispercezione sensoriale: “Sembrava che l’odore si fosse trasformato in una grossa nuvola marrone sulla sua testa, un’onda che lo travolgeva senza fermarsi.”. L’odore diventa materia solida, asfissiante. La reazione del bambino è la fuga disperata e il terrore viscerale: “Quando gli odori erano troppo forti, Nenni si sentiva come se tutto il mondo diventasse gigante e pronto ad esplodere.”. Così, per ritrovare i propri confini in un universo che si dilata minacciosamente, Nenni fa l’unica cosa possibile: corre a “rifugiarsi sotto il tavolo del soggiorno, il suo posto sicuro.”

Qui il libro smette di essere solo una bellissima favola illustrata e diventa un manuale salvifico di amore e pedagogia familiare. La reazione della madre è da manuale della dolcezza. Non si arrabbia, non alza la voce intimando a Nenni di “comportarsi da fratello maggiore”, non minimizza il suo dolore. Capisce. E mentre cambia il piccolo Piccolomini improvvisando allegre canzoncine per distrarre tutti, lascia a Nenni il tempo e lo spazio fisico per decantare l’ansia. Ma la vera, inaspettata magia, la ricucitura dello strappo, non arriva dai genitori. Arriva dal presunto “intruso”. Piccolomini capisce di aver ferito il fratello e attinge alla sua formidabile valigia per offrire una riparazione. Porge a Nenni un regalo inatteso: “Un lecca lecca enorme al lampone!”. Ed è proprio nell’accettazione di questo semplice dono zuccherino che avviene il miracolo della connessione. Un incontro tra due mondi che sembravano destinati a respingersi. Nenni lo guarda e, dal profondo della sua interiorità, emerge una consapevolezza rivoluzionaria: “Brother. Era una parola strana, nuova, ma dentro la sua testa suonava bene: era quella giusta.”. Si attiva così un patto sacro, un momento di comunione talmente alto che dal nulla compare un libro magico a sancirlo. Il “Manuale Speciale per la Convivenza tra Fratelli” detta la sua legge suprema: “Quando un fratello accetta il dono di un altro con il cuore pieno, si attiva il legame cosmico definitivo.”.

Ma la Oliveri sa benissimo che le emozioni, specialmente in presenza di autismo, non si risolvono con un colpo di bacchetta magica. C’è bisogno di elaborazione, di rassicurazione continua. La notte porta con sé le ombre delle paure inespresse. Nenni vaga per casa, origlia i genitori e scopre che quel buffo viaggiatore in camicia hawaiana è, in realtà, minuscolo e indifeso. La mamma lo definisce fragile. E qui si consuma uno dei monologhi interiori più commoventi di tutta la letteratura per l’infanzia recente. Nenni si interroga sulla propria, personalissima vulnerabilità, su quel mondo interiore così faticoso da gestire: “Lui non era fragile? Lui che a volte sentiva il bisogno di spegnere tutti i rumori del mondo con un solo clic, di smettere di avere gente intorno a tutte le ore”.

Si riconoscono, queste due fragilità. Si annusano e si accolgono. Quando il mattino seguente Piccolomini fa un po’ di spazio nella sua cesta tirando la copertina, Nenni si infila lì accanto a lui. E in quel silenzio denso di significato, pronuncia la promessa più bella che un essere umano possa fare a un altro: “Possiamo proteggerci a vicenda”. A coronare questo percorso psicologico di straordinario spessore, l’autrice introduce l’artefatto più bello dell’intero racconto, proveniente dalle lontane isole di Tazabrot: il “Barattolo per emozioni troppo grandi da capire subito”. Questo oggetto non è un semplice orpello fantastico, ma la perfetta trasposizione metaforica del concetto di regolazione emotiva e dell’alessitimia (la difficoltà di riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni) spesso sperimentata dalle persone nello spettro. Sull’etichetta si legge che è “Utile in caso di fratelli nuovi, prime volte, pianti confusi, rumori imprevisti o improvvise felicità. Ricaricabile.”. È un messaggio di una potenza inaudita: va bene non capire tutto e subito. Va bene essere spaventati dalla gioia o travolti dalla gelosia. Mettiamo queste emozioni incandescenti in un barattolo, lasciamole brillare come lucciole al sicuro, e guardiamole da fuori finché non faranno più paura.

Il congedo del libro ci regala un affresco familiare di una tenerezza disarmante, un trionfo della normalità conquistata a fatica. La famiglia è sul divano. Nenni, il bambino dalle routine ferree, quello che si nutre solo in modo selettivo, stupisce tutti accettando di condividere. La mamma, con gli occhi umidi di chi ha vinto la battaglia più importante, sussurra al marito una verità assoluta, guardando il proprio figlio: “Nenni non condivide mai. Nemmeno le chips sbriciolate in fondo al sacchetto, pensa un po’. Si fida, sì.”. In conclusione, cari colleghi educatori, genitori, sognatori e concittadini agrigentini: fatevi un regalo. Leggete questo libro e leggetelo ai vostri figli e ai vostri alunni. Nenni e l’arrivo del signor Piccolomini non è un saggio freddo sui disturbi neurobiologici; è una finestra spalancata sulla vita vera, pulsante, a volte estenuante ma immensamente ricca di queste famiglie speciali. Correte a leggerlo con i vostri occhi. Sosteniamo come possibile questo esordio letterario, notevolissimo e coraggioso. L’autismo, qui, non viene trattato come un deficit da curare, ma come un modo alternativo, profondo e sensibilissimo di “essere nel mondo”, con le sue tempeste sensoriali e i suoi necessari rifugi sotto i tavoli del soggiorno. Questo volume ci ricorda che non c’è una “normalità” cui doversi per forza piegare, ma c’è l’infinita possibilità di venirsi incontro, smussando gli angoli, inventando barattoli magici e scoprendo, infine, che l’amore vero è proprio questo: fare spazio all’altro nel proprio piccolo, sacro, complicatissimo universo. Un capolavoro di inclusione e di empatia, che resterà a lungo nel cuore di chiunque abbia la fortuna di sfogliarne le pagine.

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