Nel tempo di un’università spesso ridotta a percorso funzionale, misurato in crediti e performance, sopravvive – talvolta in silenzio – una domanda più radicale: che cosa vale la pena pensare, studiare, vivere?
La Federazione Universitaria Cattolici Italiani nasce e si rinnova dentro questa domanda, come luogo di incontro tra fede, cultura e responsabilità pubblica. Incontriamo il Presidente della FUCI della diocesi Raffaele Massa, che ha vissuto il proprio percorso formativo tra Salerno e la diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, per riflettere sul significato dell’impegno universitario oggi, tra ricerca di senso, appartenenza ecclesiale e apertura al mondo.
1. Qual è oggi il ruolo della FUCI nel mondo universitario italiano, segnato da precarietà, competitività e disorientamento valoriale?
Presidente: Il ruolo della FUCI oggi è quello di capovolgere il paradigma dominante. Precarietà, competitività e disorientamento sono tre elementi molto presenti nel mondo universitario contemporaneo, non solo in Italia ma anche in Europa.
Viviamo costantemente messi a confronto con gli altri, giudicati in base alle prestazioni. La FUCI, invece, ricorda una verità fondamentale: ognuno di noi è stato pensato prima di venire al mondo. C’è qualcuno che ha scritto il nostro nome in cielo, e questo ci libera dal paragone continuo. Dio ci ha creati per essere noi stessi, non la copia di qualcun altro.
Anche la precarietà non appartiene alla logica cristiana. Il cristiano è chiamato a perseguire un fine ultimo: lasciare il mondo migliore di come l’ha trovato, orientando la propria vita verso una dimensione che va oltre il tempo e lo spazio.
2. In che modo la FUCI aiuta gli studenti a tenere insieme fede, studio e impegno civile, evitando sia il ripiegamento privato sia l’attivismo senza radici?
Presidente: La FUCI prova a ricucire le diverse componenti della comunità universitaria: studenti, docenti, istituzioni, associazioni. Spesso queste realtà vivono in modo frammentato e disgregato.
Cristo, in molti contesti universitari, è assente. La FUCI cerca di riportare unità, orientando tutto verso un bene comune che troppo spesso viene messo da parte. In alcuni atenei manca un vero
dialogo tra le componenti universitarie, e questo indebolisce il senso stesso dell’università come comunità di ricerca e crescita condivisa.
3. Il dialogo tra fede e cultura è centrale per la FUCI: quali sono oggi le sfide più urgenti, anche rispetto ai temi scientifici e tecnologici?
Presidente: Il dialogo tra fede e cultura – e tra fede e scienza – è fondamentale. Come FUCI di Sarno, ad esempio, abbiamo riflettuto sull’intelligenza artificiale già ai suoi esordi, confrontandoci con esperti e docenti universitari.
La FUCI prova da sempre a unire fede e sapere per esercitare una vera carità intellettuale. Oggi il mondo è povero non solo economicamente, ma soprattutto valorialmente e culturalmente. Lo studio rischia di perdere il suo fine ultimo: rendere la vita degli altri migliore.
Noi siamo chiamati a studiare non solo per noi stessi, ma per la collettività. La fede è spesso l’elemento mancante nel progresso tecnologico. La FUCI vuole portare nel mondo della ricerca un seme evangelico, capace di generare frutti buoni per la società e di restituire centralità alle relazioni umane.
4. Molti giovani vivono una distanza crescente dalle istituzioni, anche ecclesiali: come la FUCI intercetta le loro domande e inquietudini?
Presidente: La distanza dalle istituzioni nasce soprattutto da una crisi di credibilità. Molte istituzioni oggi sono percepite come poco credibili perché composte da persone che hanno perso autorevolezza.
La FUCI può aiutare a recuperare il senso di appartenenza. Dobbiamo sentirci parte delle istituzioni, responsabili del loro destino. Il forte astensionismo, soprattutto tra i giovani, nasce spesso dalla mancanza di figure credibili. Recuperare fiducia significa recuperare partecipazione e responsabilità.
5. Qual è il contributo specifico che i cattolici universitari possono offrire al dibattito pubblico su giustizia sociale, pace, ambiente e lavoro?
Presidente: I cattolici universitari possono offrire uno sguardo diverso, attingendo alla Dottrina sociale della Chiesa e alle encicliche spesso poco lette.
Nel nostro gruppo di Sarno, ad esempio, leggeremo la Rerum Novarum, anche alla luce delle nuove sfide tecnologiche e del mondo del lavoro. Papa Francesco ha scritto molto su ambiente, lavoro e sviluppo umano integrale.
Recuperare questi strumenti significa offrire al dibattito pubblico l’altra faccia della medaglia, spesso nascosta da interessi economici o politici.
6. Che rapporto ha oggi la FUCI con la Chiesa italiana e con il magistero di Papa Leone, in particolare sul tema della sinodalità e dell’ascolto?
Presidente: Papa Leone appare come un Papa dell’ascolto e del dialogo, qualità oggi più che mai necessarie. L’ascolto manca nella società civile e nelle istituzioni, mentre è fondamentale per rispondere ai bisogni reali delle persone, a partire da quello della pace.
Credo sia il Papa giusto per questo tempo di conflitti. La storia ci insegna quanto il ruolo della Chiesa sia stato decisivo, come durante la crisi dei missili a Cuba con Giovanni XXIII. Anche oggi la Chiesa può offrire mediazione, dialogo e speranza.
7. Guardando al futuro, quale sogno o responsabilità sente più urgente per la FUCI?
Presidente: La parola chiave è insistere. Insistere nel mondo ecclesiale, universitario e civile. Costruire la società di domani, sapendo che quella società saremo noi.
Dobbiamo portare luce dove c’è buio, scaldare ciò che è gelido, essere fuoco dello Spirito. Ma anche ricucire il rapporto tra fede e cultura, tra progresso e valori. Solo perseverando nel bene possiamo fare la volontà di Dio.
Conclusione
In un tempo che chiede risposte rapide e spesso semplificate, l’esperienza della FUCI continua a ricordare che la formazione è un cammino lungo, fatto di ascolto, studio e discernimento.
L’università resta uno spazio decisivo non solo per acquisire competenze, ma per imparare a pensare in profondità e ad abitare il mondo con responsabilità. In questo orizzonte, l’impegno dei cattolici universitari si conferma ancora oggi una presenza discreta ma necessaria, capace di tenere insieme coscienza critica, fede e cura del bene comune.
Esposito Santolo Simone
Intervista al Presidente della FUCI Raffaele Massa Fede, cultura e responsabilità nell’università di oggi