Gianluca Savoini, nato ad Alassio nel 1963, è stato un’esponente di spicco della Lega. Laureato in scienze politiche, uomo di profonda cultura politica, è stato per anni consulente e collaboratore esteri per Umberto Bossi e Roberto Maroni. Il suo nome è salito alla ribalta per il cosiddetto ‘’affare del Metropol ’’ che lo avrebbe visto protagonista di una collaborazione economica non ortodossa con esponenti russi vicino al partito di Putin. Finalmente scagionato da ogni accusa, oggi rilascia per ‘’Tota Pulchra ’’ un’intervista esclusiva, dopo la pubblicazione del suo libro ‘’ Da Pontida al Metropol’’.

Savoini, il mio amore per la Russia nacque 15 anni fa circa quando scrissi la mia tesi di laurea sul pensatore J. De Maistre. Il suo amore invece quando è nato?

Il mio amore per la Russia è stato un colpo di fulmine quando ero ragazzino. Al tempo non c’erano i social, e la gente leggeva molto di più di oggi. Mi piaceva molto leggere e mi imbattei per caso in due libri: uno di Dostoevskij, ‘’i demoni’’e l’altro di  Tolstoj ‘’ la morte di Ivan Il’ic. Mi si aprì un mondo che andò ad unirsi al mio spassionato amore verso la letteratura classica. Al tempo, frequentando ambienti giovanili di destra, mi trovai in difficoltà perché si identificava la Russia con il pericolo comunista. Andai in Unione sovietica in veste di  giornalista pubblicista, quando amici di famiglia mi invitarono dapprima ad una fiera a Budapest eppoi a Mosca. Li ho iniziato a vedere un mondo diverso rispetto a quello descritto dalla cinematografia hollywoodiana: c’ era ordine, tranquillità, sobrietà e le chiese erano aperte al popolo. Notai che le librerie erano pieni di libri di filosofi anche non marxisti come per esempio Oswald Spengler con il suo capolavoro ‘’Il tramonto dell’occidente’’. Li la gente si interessava già di questioni geopolitiche, quando in Italia questa materia al tempo era caduta nel peggiore oblio perché legata al periodo storico del ventennio.

Ultimamente è uscito il suo libro ” Da Pontida al Metropol” Ce ne vuole parlare?

Il mio libro inizia descrivendo il mio ingresso nella Lega nord (allora si chiamava ancora così) ad inizio anni 90. Fui nominato fin da subito consulente degli affari esteri. Iniziai a fare viaggi in Russia ed occuparmi della questione post-sovietica anche nel giornale di partito ‘’La Padania’’. Erano gli anni di Boris El’cin, che più o meno consapevolmente stava svendendo la nazione agli oligarchi globalisti. Al tempo era presente un politico di forte personalità, morto recentemente, che si chiamava Zirinovskij che fu invitato da Bossi in persona al parlamento della Padania. Zirinovskij, che aveva posizioni affini a quelle della Lega nord soprattutto in campo di preservazione delle identità locali, ricambiò presto l’invito. La ‘’questione russa’’ che vide coinvolto il carroccio terminò con questo scambio di amicizia Il libro ‘’Da Pontida al Metropol’’ oltre a narrare le mie vicende personali e quelle legate al partito vuole dare degli spunti di riflessione a tutti i partiti politici italiani; la domanda che faccio spesso: è ancora possibile avere un idea ancora diversa dal politicamente corretto? E’ possibile un recupero delle identità patrie’’? Ho scritto questo libro affinché fungesse da campanellino d’allarme per tutti, considerando la disgregazione del sistema Italia soprattutto in questi ultimi anni.

Cosa ne pensa di una possibilità concreta di creare un esercito ”paneuropeo”. Questa ipotesi fu messa da parte dalla Francia di De Gaulle tra gli anni 50 e 60. 

Nonostante la deriva franco-centrica di De Gaulle, egli fu in realtà un pensatore euroasiatico ed affermava spesso che l’Europa va da Lisbona a Vladivostok. Difatti la sua idea, e di altri come lui, era quella di creare un grande spazio dove integrare la tecnologia europea con le grandi risorse energetiche russe. A proposito di Paneuropa io conobbi personalmente Otto d’Asburgo, che oltre ad essere parlamentare dell’unione europea era presidente di un’associazione paneuropea. L’erede a trono d’Austria affermava che un esercito europeo non può mai esistere con un Europa che basa la sua esistenza esclusivamente sulla finanza e sulle banche. A mio parere un esercito paneuropeo può nascere soltanto quando sarà sciolta la N.a.t.o. la quale, dopo la caduta dell’U.r.s.s. non ha più senso alcuno.

Cosa rappresenta davvero questa ”agenda 2030”. Quale è per lei il fine ultimo di questa pianificazione politica a tavolino?

Frequentare da giovane gruppi politici alternativi mi ha reso consapevole che esistono al mondo delle élite più o meno manifeste come gli illuminati, il bildenberg group e la trilaterale. L’agenda 2030 mi ricorda molto Mario Draghi quando parlava della sua agenda di governo. Penso che tutto ciò che stiamo vivendo in questi anni, quindi un’accellerazione vertiginosa delle bolle speculative, migrazioni selvagge e guerre indiscriminate  si stiano verificando a prescindere da un’agenda. Il politologo statunitense Francis Fukuyama pensava erroneamente che la storia sarebbe finita con il crollo del muro di Berlino, invece proprio quella data ha segnato una velocizzazione dei processi di dissoluzione globali. In questo turbinio , in questo caos generato in maniera consapevole non  si parla più delle cose che contano, come per esempio: la rivolta degli agricoltori, le proteste in Francia e in generale della crisi economica in Europa e nel mondo intero.

Durante le sue battaglie politiche si è mai sentito solo? Quale è stato, se c’è stato, il ruolo della fede in questi momenti?

Se vogliamo dirla tutta, quasi mai. Quando ero ragazzo eravamo in tanti, ci riunivamo spesso perché si credeva veramente in qualcosa, in un ideale di lotta politica. Ci siamo accorti troppo tardi che spesso i poteri forti polarizzavano volontariamente lo scontro tra giovani per distoglierli dai problemi veri. Nonostante ciò, a differenza di oggi, c’era vitalità e grande voglia di fare. Anche durante la mia vicenda nella lega non mi sono mai sentito solo, soprattutto perché la sua Weltanschauung riguardava la riconnessione della comunità locale ai miti fondatori. La più bella manifestazione della lega che io ricordi fu nel 1996 , quando fu celebrato il primo rituale dell’ampolla dei popoli padani. Anche nel 2019, dopo la mia ingiusta incriminazione per le presunte faccende legate alla Russia, non mi sono mai sentito solo: gli amici, la famiglia e le persone del popolo mi sono state accanto con grande affetto. La fede Cattolica per me è molto importante , sono devoto alla Madonna della Guardia di Alassio e spesso mi reco all’Abbazia di Chiaravalle a Milano.

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