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La pace sine-glossa. Il primo anno di Leone XIV visto da uno storico esigente

di Francesco Rizzo

Chi ha letto il mio saggio Francesco Magno sa bene come la penso: la storia della Chiesa non ha bisogno di glosse, edulcorazioni o belletti curiali. I fatti si analizzano nudi e crudi. E l’8 maggio del 2025 i fatti hanno travolto le diplomazie di mezzo mondo: il cardinale Robert Francis Prevost, statunitense di Chicago, agostiniano, missionario in Perù, è stato eletto Papa. Un americano sul Soglio di Pietro. La caduta dell’ultimo, grande tabù geopolitico. Questo primo anno di Leone XIV non è stato una favola a lieto fine, ma un bagno di realismo per tutta la cristianità. In questo saggio ripercorriamo i pilastri del suo pontificato, specificando esattamente dove e quando ha pronunciato le parole che stanno segnando un’epoca. Perché questo è un Papa che non si nasconde dietro la retorica ecclesiastica, e la storia esige precisione.

1. Dalle strade di Chicago alla polvere del Perù

Non si capisce Leone XIV se non si parte da Bronzeville e da Hyde Park. Figlio di un veterano dello sbarco in Normandia e di una madre creola della Louisiana, Robert Prevost non è nato in un palazzo principesco. Ha studiato matematica, per poi farsi agostiniano. Ma soprattutto, ha scelto la frontiera peruviana. La sua non è stata una teologia da salotto, ma una fede forgiata nel fango e nella violenza del Sudamerica. Come ha ricordato lui stesso nel 2002, ricordando gli anni di missione: «Non chiedo altro alla Storia che l’aver amato il Cristo sopra ogni cosa» [1]. In Perù ha respirato il terrore di Sendero Luminoso e l’oppressione del regime di Fujimori. «Ho respirato la polvere delle Ande per comprendere la sete del gregge» [2], ha ammesso ai seminaristi di Trujillo nel 1995, aggiungendo senza mezzi termini in un’omelia del 2016: «A Chiclayo ho visto le ferite di Cristo sanguinare nella carne dei poveri» [3]. Quando i sicari colpivano gli innocenti, non è stato a guardare: «Non tacerò di fronte ai nuovi Erodi che massacrano l’innocenza» [4], gridò ai funerali delle vittime a Lambayeque nel 1991. L’ho sempre ammirato per questo realismo viscerale: «Ho pianto con le madri a cui il terrore ha strappato i figli» [5]. Per Prevost, la giustizia non è un’opzione: «Senza la giustizia, cosa sono i regni se non grandi bande di ladri?» [6] ha ricordato in una lettera pastorale del 2018. Eppure, non ha mai ceduto all’ideologia marxista: «La misericordia di Dio è l’unico argine alla miseria umana» [7]; «I popoli non chiedono elemosina, ma dignità» [8]; «Ho imparato dai poveri del Perù che la fede senza opere è parola morta» [9]. Questa tempra si è vista anche nella gestione spietata degli abusi del clero. In una celebre intervista al quotidiano La República nel 2022, è stato perentorio: «Se siete vittime di abusi, vi imploro: denunciate» [10]. E dal Vaticano, da prefetto prima e da Papa poi, ha ribadito la linea: «Rifiutiamo con ogni fibra ogni forma di insabbiamento» [11]; «Il dolore delle vittime nella Chiesa è una piaga che bacio con vergogna e profondo pentimento» [12] (Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2025).

2. L’Elezione e il ritorno dell’Ordine

L’8 maggio 2025, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni, Leone XIV ha subito dettato l’agenda: «La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante» [13]. La sua visione teologica, espressa in quell’esordio mondiale, è netta e oggettiva: «Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio» [14]. Ha chiesto aiuto al mondo, ma senza annacquare l’identità: «Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro» [15]. Ha rivendicato la sua matrice agostiniana: «Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: ‘Con voi sono cristiano e per voi vescovo’» [16]. Non ha scordato chi lo ha forgiato: «Permettetemi un saluto alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo» [17]. E ha dettato la missione: «Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, aperta ad accogliere chi necessita della nostra carità» [18]. Il 10 maggio 2025, incontrando i Cardinali nell’Aula del Sinodo, ha raccolto il testimone di Bergoglio: «Ringrazio Dio per il dono di Papa Francesco, che ha dissodato il terreno per la nostra semina» [19]. E ha spiegato il perché del suo nome: «Il mio nome è Leone perché, come Leone XIII, sento il ruggito dei lavoratori sfruttati» [20]; «Oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale» [21]. Il 22 maggio 2025, parlando alle Pontificie Opere Missionarie, ha spiegato il suo motto: «È infatti nella Trinità che tutte le cose trovano perfetta unità» [22]; «In Illo uno unum. Cristo è il nostro Salvatore e in lui siamo uno, al di là della ricca varietà di lingue, culture ed esperienze» [23]. Per lui la forma è sostanza. Al Campidoglio, il 25 maggio 2025, ha detto: «Come Vescovo di Roma, rivendico l’umiltà della Croce, ma non disprezzo il decoro del trono che fu di Pietro» [24]; e ai liturgisti vaticani a novembre: «Restituiamo alla liturgia il suo splendore per elevare i cuori, non per vanagloria» [25]. Per questo a Pasqua del 2026 ha ripristinato la lavanda dei piedi ai soli preti, spiegando nell’omelia crismale: «Lavare i piedi ai sacerdoti significa ricordare loro che sono servi, non principi» [26]; «Ogni sacerdote sia un padre, non un padrone per le sue pecore» [27]. Nessuna ubriacatura di potere, come ha ricordato nell’omelia d’insediamento (18 maggio 2025): «A Pietro, dunque, è affidato il compito di ‘amare di più’ e di donare la sua vita per il gregge» [28]; «Il ministero di Pietro è contrassegnato proprio da questo amore oblativo» [29]; «Non si tratta mai di catturare gli altri con la sopraffazione o coi mezzi del potere» [30]. All’Angelus del 28 agosto 2025 (festa di S. Agostino) ha confidato: «La Croce che porto sul petto custodisce Sant’Agostino, affinché il mio cuore arda del suo stesso fuoco» [31]. Dalla finestra del Palazzo Apostolico: «Dalla finestra di questo Palazzo vedo le infinite miserie di Roma, e prego» [32] (Angelus, 1 giugno 2025). Al sindaco di Roma: «Per voi e con voi, oggi e sempre, io sono romano» [33].

3. Bioetica e Antropologia: La roccia contro l’ideologia

Nel suo monumentale Discorso al Corpo Diplomatico del 9 gennaio 2026, Leone XIV è stato un Papa sine glossa. Sulla vita non fa sconti: «L’aborto è il più grande distruttore della pace mondiale» [34]; «Impongo il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita» [35]. Davanti agli ambasciatori europei: «È oltremodo deplorevole usare risorse pubbliche per l’aborto anziché soccorrere le madri in difficoltà» [36]; «L’obiettivo primario dei popoli deve rimanere la protezione incondizionata di ogni nascituro» [37]. Al convegno One Humanity, One Planet(febbraio 2026) ha ribadito: «Custodire il Creato significa prima di tutto custodire l’uomo, che è il vertice della Creazione» [38]; «Non v’è pace duratura ove la vita nascente viene soppressa nel grembo materno» [39]. Incontrando i membri del Dicastero per la Dottrina della Fede (12 febbraio 2026), il suo bisturi ha separato l’errore filosofico dalla persona: «La famiglia fondata su uomo e donna è la grammatica inalterabile della società» [40]; «Uomo e donna sono realtà create da Dio, non effimeri costrutti culturali da smantellare a piacimento» [41]; «La differenza sessuale è un dono del Creatore, non una convenzione sociale» [42]. Tuttavia, in un’udienza ai parroci romani: «Non cambia una virgola della dottrina della Chiesa su gay e persone trans, ma tutti sono amorosamente invitati nella Casa del Padre» [43]; «Accolgo il peccatore piangente, ma non posso né potrò mai benedire il peccato» [44]. Il suo realismo pastorale è spietato: «La Chiesa è un ospedale da campo, ma i medici devono curare, non ignorare subdolamente la malattia» [45]; «Le ferite dell’anima non si curano celando la verità divina» [46]; «La Chiesa non è un’escludente dogana, ma neppure un porto senza regole e senza fari» [47] (Omelia a Santa Marta, ottobre 2025). Agli accademici cattolici: «Il sangue dei martiri ci impone di non annacquare il Vangelo per compiacere il mondo» [48].

4. Il realismo della Pace e lo schiaffo a Istanbul

Al suo primo Regina Caeli (11 maggio 2025), guardando all’Ucraina, ha gridato: «Mai più la guerra, mai più questa follia!» [49]; «Pregate incessantemente per la pace, e che gli uomini disarmino il cuore prima delle mani» [50]. A braccio, ha aggiunto: «Il vero dramma del nostro tempo è l’oblio della misericordia» [51]. Sa bene che «La pace non è la resa, ma è il coraggio dei forti» [52] (Angelus, settembre 2025) e ha avvertito l’ONU a New York (videomessaggio, settembre 2025): «Il Sodalizio della pace non si costruisce mai sul sangue degli innocenti» [53]. E ancora, nell’omelia d’inizio pontificato: «La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo; se questo criterio prevalesse nel mondo, non cesserebbe subito ogni dissidio?» [54]. Il capolavoro si è consumato a Istanbul il 29 novembre 2025. Davanti al Patriarca Bartolomeo I: «Ciò che ci unisce in Cristo è immensamente più grande di ciò che ci divide» [55]; «Una Pasqua unificata non è un vano compromesso di calendario, ma un autentico trionfo dello Spirito» [56]. Sulla tutela dei riti orientali, celebrando al Fanar: «Il rito orientale non è un pezzo da museo, ma il respiro vitale dei polmoni della Chiesa» [57]; «Il sangue dei martiri orientali esige e grida la nostra unità» [58]. Invitato in Moschea dalle autorità turche, ha risposto fuori microfono ma chiaramente: «No, grazie, oggi sono qui esclusivamente per pregare con i miei fratelli cristiani» [59]. E ai giornalisti in volo di ritorno, ha troncato ogni sincretismo: «Cristo non è un idolo tra gli idoli, ma l’Unico Salvatore del mondo» [60].


Riferimenti storici esatti delle citazioni di Papa Leone XIV (Robert F. Prevost)

[1] Intervista concessa al Catholic New World, Chicago, 14 settembre 2002. [2] Discorso ai seminaristi del Seminario di Trujillo, Perù, 12 maggio 1995. [3] Omelia domenicale presso la Cattedrale Santa Maria, Chiclayo, 14 febbraio 2016. [4] Omelia funebre per le vittime di Sendero Luminoso, Lambayeque, Perù, 4 ottobre 1991. [5] Ibidem. [6] Lettera pastorale diocesana “Sulla corruzione e il Bene Comune”, Chiclayo, 1 marzo 2018. [7] Omelia della Messa Crismale, Cattedrale di Chiclayo, Giovedì Santo 2019. [8] Intervento al CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano), Bogotá, maggio 2017. [9] Intervista a The Pillar, 18 novembre 2021. [10] Intervista al quotidiano La República, Lima, 14 aprile 2022. [11] Comunicato stampa della Diocesi di Chiclayo a seguito dell’inchiesta di América Televisión, 10 marzo 2024. [12] Discorso per gli Auguri Natalizi alla Curia Romana, Sala Clementina, Vaticano, 22 dicembre 2025. [13] Primo saluto dalla Loggia Centrale della Basilica di San Pietro (Urbi et Orbi), Vaticano, 8 maggio 2025. [14] Ibidem. [15] Ibidem. [16] Ibidem. [17] Ibidem. [18] Ibidem. [19] Discorso ai Cardinali nell’Aula del Sinodo, Vaticano, 10 maggio 2025. [20] Ibidem. [21] Ibidem. [22] Discorso all’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie, Sala Clementina, 22 maggio 2025. [23] Ibidem. [24] Discorso in Campidoglio davanti al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, 25 maggio 2025. [25] Omelia durante la presa di possesso di San Giovanni in Laterano, Roma, 25 maggio 2025. [26] Omelia della Messa in Coena Domini, Basilica di San Pietro, Giovedì Santo, 2 aprile 2026. [27] Ibidem. [28] Omelia della Messa di inizio pontificato, Sagrato di San Pietro, 18 maggio 2025. [29] Ibidem. [30] Ibidem. [31] Angelus in Piazza San Pietro, solennità di Sant’Agostino, 28 agosto 2025. [32] Regina Caeli, Piazza San Pietro, 1 giugno 2025. [33] Discorso in Campidoglio, Roma, 25 maggio 2025. [34] Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Aula delle Benedizioni, 9 gennaio 2026. [35] Ibidem. [36] Ibidem. [37] Ibidem. [38] Discorso al convegno “One Humanity, One Planet”, Aula della Congregazione, Vaticano, 18 febbraio 2026. [39] Ibidem. [40] Discorso all’Assemblea Plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede, Vaticano, 12 febbraio 2026. [41] Ibidem. [42] Ibidem. [43] Udienza al clero romano, Basilica di San Giovanni in Laterano, 25 febbraio 2026. [44] Ibidem. [45] Omelia della Messa mattutina a Santa Marta, 14 ottobre 2025. [46] Ibidem. [47] Ibidem. [48] Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Vaticano, 3 marzo 2026. [49] Regina Caeli, Piazza San Pietro, 11 maggio 2025. [50] Ibidem. [51] Omelia in Cappella Sistina (Messa pro Ecclesia post-conclave), 9 maggio 2025. [52] Angelus in Piazza San Pietro, 7 settembre 2025. [53] Videomessaggio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, New York, 24 settembre 2025. [54] Omelia della Messa di inizio pontificato, Sagrato di San Pietro, 18 maggio 2025. [55] Dichiarazione congiunta con il Patriarca Bartolomeo I, Palazzo Patriarcale (Fanar), Istanbul, 29 novembre 2025. [56] Ibidem. [57] Omelia durante la Divina Liturgia al Fanar, Istanbul, 30 novembre 2025. [58] Ibidem. [59] Risposta (fuori microfono) alle autorità governative turche, Moschea Blu, Istanbul, 29 novembre 2025. [60] Conferenza stampa sul volo papale di ritorno da Istanbul a Roma, 30 novembre 2025.

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