La statua dell’Immacolata di Sarno è una delle opere più importanti e amate dalla comunità locale. Fu realizzata nel 1696 dallo scultore napoletano Gaetano Patalano, utilizzando il legno d’ulivo. La statua raffigura la Vergine Maria con il volto sereno e lo sguardo rivolto al cielo, il piede poggiato sulla luna e una corona di stelle sul capo, simboli della sua purezza. Indossa un abito in stile seicentesco e un ampio manto azzurro decorato con stelle dorate, secondo la tradizione iconografica barocca.
Inizialmente, la statua era custodita nella chiesa di San Francesco d’Assisi di Sarno, dove i fedeli la veneravano con processioni e preghiere, specialmente durante la festa dell’8 dicembre dedicata all’Immacolata Concezione. La devozione verso l’Immacolata era molto sentita già a partire dal XVII secolo, e la statua divenne presto un simbolo di protezione e di grazia per la città.
Intorno al 1760, la statua venne trasferita nella chiesa dell’Immacolata, situata nel complesso del Santuario di Maria Santissima delle Tre Corone, che divenne la sua sede definitiva. Da allora è al centro della vita religiosa di Sarno e della festa dell’8 dicembre, momento in cui la comunità si raccoglie per celebrare la Vergine con novene, preghiere e processioni. Durante la festa, le strade della città si animano e il profumo dei dolci tradizionali accompagna le celebrazioni, mentre la statua domina l’altare maggiore con il suo manto azzurro e le stelle che brillano simbolicamente.
Negli ultimi anni, la chiesa che ospita la statua è diventata anche un punto di adorazione eucaristica permanente, a partire dal novembre 2017, accogliendo fedeli ogni giorno fino a tarda sera. La statua è riconosciuta come bene culturale di interesse storico e artistico ed è iscritta nel catalogo nazionale dei beni culturali italiani.
Oggi la statua dell’Immacolata continua a rappresentare un simbolo di fede, identità e tradizione per la comunità di Sarno. Ogni anno, durante la festa dell’8 dicembre, la Vergine di Patalano rinnova il legame tra arte, storia e devozione, ricordando ai sarnesi il valore della loro cultura religiosa e popolare.