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Di Heydər Cahid oglu Camal, traduzione di Irina Socolova.
«Ultimamente il tema del “sistema mondiale” è diventato molto popolare e sempre più esperti si interrogano: chi governa davvero il mondo? Ad esempio, lo studioso Andrei Fursov ha sostenuto che il sistema mondiale sia nato contestualmente al capitalismo. A prima vista, la sua spiegazione appare logica: il sistema sarebbe sorto in risposta alla natura transnazionale del capitalismo, che ignora i confini. Poiché ogni Stato è controllato da un’élite nazionale, per permettere al capitalismo di operare senza ostacoli si sarebbe formata un’élite mondiale sovranazionale.
A nostro avviso, questa visione è errata. In primo luogo, è sbagliato ritenere che il sistema mondiale sia nato in un momento storico preciso con l’avvento del capitalismo. Il sistema mondiale è esistito da sempre, poiché l’umanità ha sempre costituito un’unità, anche quando la maggior parte dei popoli viveva isolata, ignara dell’esistenza altrui. Mentre la gente comune conosceva solo i vicini con cui era in conflitto, le élite — come quelle dell’Impero Romano — erano informate su terre lontane. Alessandro Magno, ad esempio, creò un impero che comprendeva Egitto, Babilonia, Balcani, Caucaso, Iran, India settentrionale e Asia centrale. Questo “cuore” della civiltà ellenistica fu forgiato in pochi anni da un solo uomo; allo stesso modo, Gengis Khan unificò questi territori sotto un comando unico molto prima dell’era capitalista.
Il sistema mondiale non inizia né con Gengis Khan, né con l’Impero Romano o Alessandro Magno: esisteva già prima. Karl Jaspers parlò di “età assiale”, osservando come cambiamenti radicali avvenissero quasi contemporaneamente in civiltà remote tra loro. Il fondatore del tradizionalismo europeo, René Guénon, espresse un concetto simile: figure come Socrate, Buddha, Zarathustra e Confucio appartengono alla stessa epoca e segnano il passaggio da una coscienza mitologica a una razionale, filosofica e individualizzata. Come è possibile? Probabilmente esistono istanze per le quali la storia non è un fiume in cui nuotare alla cieca, ma un panorama osservabile interamente, dalle sorgenti alla foce, da una posizione privilegiata.
Il sistema mondiale non si fonda sui mercati, sui flussi di capitale o su un’unione di finanzieri. Il mondo è stato e continua a essere governato da “sacerdoti”: coloro che detengono le “chiavi dei significati”. Né gli accademici, né gli oligarchi, né il proletariato hanno il potere di creare tali significati. La sfera dello spirito è riservata a una casta che gestisce la comunicazione tra il mondo visibile e quello invisibile. Questi sacerdoti hanno due volti: uno rivolto alla dimensione etno-confessionale nazionale (druidi, lama, guru) e l’altro alla parte esoterica e nascosta delle tradizioni. Quest’ultima è universale e può essere decifrata attraverso una chiave filosofica comune, articolata esplicitamente dai filosofi greci. Platone e Aristotele offrirono un sistema concettuale capace di interpretare le tradizioni di ogni popolo, dagli Aztechi ai buddisti tibetani.
In ogni tradizione esiste una parte “invisibile” che costituisce una Super-tradizione sovra-confessionale. Coloro che ne fanno parte — i pianificatori degli eventi storici — sono in costante comunicazione tra loro attraverso mezzi di connessione sovrasensibili. Tuttavia, i loro progetti sono costantemente ostacolati dall’avvento dei profeti, che introducono nel mondo un’idea paradossale, capace di annullare l’esoterismo delle tradizioni. I seguaci delle religioni abramitiche, superando i limiti dei gruppi etnici ristretti, sono diventati l’antitesi di questo sistema mondiale.
In conclusione, il sistema mondiale si regge sul fatto che le radici della storia umana risiedono in uno spazio sovra-umano. L’intera storia ruota attorno a un campo semantico in cui si scontrano lo spirito e l’anti-spirito».
