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San Francesco d’Assisi, proclamato patrono d’Italia nel 1939 da Papa Pio XII, rappresenta il santo più venerato al mondo. Dal 2026, precisamente il 4 ottobre, viene festeggiato nuovamente in onore dell’ottavo centenario della morte. In questo breve articolo racconterò la sua vita e le sue gesta.
Nell’epoca del consolidamento delle monarchie feudali nasce San Francesco, precisamente nel 1181 o 1182 ad Assisi, da Pietro di Bernardone, un ricco mercante di stoffe. Il nome di battesimo, Giovanni, viene fin da subito sostituito dal soprannome Francesco (“il francese”) da suo padre commerciante di stoffe, attivo particolarmente in Francia.
Dato il benessere economico familiare, Francesco trascorre un’infanzia agiata e riceve un’istruzione adeguata. Ama la poesia, la musica ed è affascinato dalle gesta cavalleresche del suo tempo. Tale interesse lo porta, nel 1202, a partecipare alla guerra che vede contrapposta Assisi a Perugia, guerra frutto di rivalità storiche e di schieramenti opposti nella politica italiana di quel tempo (Assisi alleata con i Ghibellini e Perugia alleata con i Guelfi). Durante la battaglia viene fatto prigioniero e liberato, dopo circa un anno, grazie al pagamento di un riscatto.
Negli anni successivi viene colto da una profonda crisi interiore che lo porta, progressivamente, a rinunciare alla vita mondana e a raccogliersi spesso in preghiera. In uno di questi momenti, precisamente nel 1205, nella Chiesa di San Damiano, Francesco sente il crocifisso rivolgere verso di lui, per ben tre volte, tali parole: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
Interpretando letteralmente questa frase, inizia a restaurare le chiese nei dintorni di Assisi grazie anche alla vendita di alcune stoffe sottratte al padre. Proprio questo gesto, insieme ad altri ripetuti nel tempo, porta Pietro di Bernardone a denunciare il figlio presso i Consoli della città. Il processo arriva fino al Vescovo dove Francesco, davanti a costui, restituisce al padre ciò che ha e dichiara di riconoscere Dio come suo unico padre.
Da questo momento la sua vita cambia radicalmente: vive come un mendicante, predica il Vangelo e propone uno stile di vita caratterizzato dall’aiutare i poveri, promuovere la pace e vivere senza possedere beni. Uno dei principi cardine della sua fede è la natura e diversi sono gli episodi legati ad essa, basti pensare alla predica agli uccelli e alla pace con il lupo di Gubbio. Tanto è importante per lui la natura che essa viene celebrata nella sua opera, il Cantico delle Creature, uno dei capolavori della letteratura italiana, dove acqua, fuoco, sole e luna lodano la grandezza di Dio.

Dopo qualche anno, nel 1209, Francesco con alcuni suoi sostenitori si reca da Papa Innocenzo III per l’approvazione della loro regola e, con il benestare del Papa, nasce l’Ordine dei Frati Minori o Ordine Francescano. La sua regola di vita affascina anche le donne e la prima a seguire Francesco è Chiara d’Assisi che, nel 1212, lascia la sua famiglia e fonda l’Ordine delle Clarisse.
Il suo messaggio di pace universale spinge Francesco, nel 1219, durante la quinta crociata, ad avere un colloquio con il sultano Al-Malik al-Kamil in un clima molto cordiale e disteso[1]. Durante gli ultimi anni della sua vita San Francesco continua a predicare e proprio sul monte della Verna, nel 1224, riceve le stigmate. Malato da diverso tempo, Francesco muore nel 1226 ad Assisi ed il suo corpo viene sepolto dapprima nella chiesa di San Giorgio e successivamente, nel 1230 ad opera conclusa, nella basilica che porta il suo nome. Due anni dopo la sua morte Papa Gregorio IX lo proclama santo.
Oggi San Francesco, come dicevamo, è uno dei santi più venerati al mondo ed in occasione dell’ottavo centenario della morte, dal 22 febbraio al 22 marzo, è stata decisa la prima ostensione pubblica delle sue spoglie mortali. Mi sono recato personalmente a venerare le spoglie del santo, momento molto toccante. Una delle prime cose che ho notato è stata la presenza di persone da ogni parte del mondo, simbolo di quanto San Francesco possa unire a prescindere dalle differenze culturali.
Se l’umanità vuole ritrovare se stessa, deve ripartire dal suo messaggio, ancora oggi rivoluzionario.
[1] Da molti, questo gesto, viene considerato il primo dialogo interreligioso della storia