In questo 8 marzo, celebrare la donna significa riscoprire la figura di Maria di Nazaret non solo come icona devozionale, ma come il vero prototipo di una femminilità che sposa la forza alla grazia, l’intelletto alla fede. Maria emerge dal racconto evangelico come una figura di rottura, una giovane donna che esercita una libertà radicale in un tempo che non ne prevedeva per il suo genere. Il suo incontro con l’angelo non è un monologo divino, ma un dialogo serrato dove lei chiede, ragiona e infine decide. Questo suo “Eccomi” non rappresenta una passività rassegnata, ma un atto di autodeterminazione spirituale che la pone come soggetta attiva della storia. Ella incarna la donna che non teme l’ignoto, capace di accogliere una missione che trascende la comprensione umana.
Il Magnificat è il manifesto di questa sua statura intellettuale e sociale, un canto in cui Maria profetizza il ribaltamento delle gerarchie del mondo. Quando esclama che il Signore «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e ha rovesciato i potenti dai troni, innalzando gli umili», Maria si rivela come il prototipo della donna impegnata nella giustizia, una leader spirituale che vede oltre le apparenze del potere mondano. Anche nei momenti di massimo strazio, la sua figura rimane ferma: lo Stabat Mater, ovvero il suo restare ritta ai piedi della croce, descrive una resilienza che non si spezza, diventando modello per ogni donna che affronta il dolore con dignità sovrana. Come leggiamo nel Vangelo di Luca, lei «serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore», dimostrando una profondità riflessiva che è fondamento di ogni saggezza.
Questa straordinaria complessità umana e divina ha ispirato nei secoli un patrimonio musicale senza eguali, che ha cercato di tradurre in note la purezza e la potenza del suo archetipo. Dalle sublimi polifonie del Magnificat di Claudio Monteverdi e Johann Sebastian Bach, fino alla celeberrima e struggente Ave Maria di Franz Schubert, la musica ha sempre riconosciuto in Maria la musa suprema della bellezza e della consolazione. Ogni composizione, dal gregoriano più austero alle opere contemporanee, cerca di catturare quella “luce interiore” che la rende, citando Dante, «termine fisso d’eterno consiglio». In Maria, la musica trova la sua armonia perfetta, poiché lei stessa è stata lo strumento attraverso cui l’Infinito ha preso voce e corpo nel mondo, definendo una volta per tutte cosa significhi essere donna nel senso più pieno e universale del termine.
Marco Baragli