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HOSNEY ABDELATY: un ponte di pensiero e di dialogo
Un saggio per ricordare un regista dimenticato: I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos (Bietti, 2026)
Quando la patria diventa un ricordo

Un saggio per ricordare un regista dimenticato: I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos (Bietti, 2026)

La copertina del saggio, pubblicato a fine aprile e disponibile su Amazon e sul sito della casa editrice Bietti

TITOLO: I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos

AUTORE: Anna Maria Geraci

EDITORE: Bietti (collana Fotogrammi)

DATA DI PUBBLICAZIONE: ‎ 16 aprile 2026

PAG.: 140

COSTO: €3,99 (formato Kindle) / €6,99 (Copertina flessibile)

CODICE ISBN: 978-8882486044

PREFAZIONE: a cura di Amedeo Pagani

POSTFRAZIONE: a cura di Carmelo Nicotra

Link Amazon: https://www.amazon.it/confini-della-nostalgia-Introduzione-Angelopoulos/dp/8882486044

«Chiarire, semplificare, sintetizzare in poche pagine la poesia di una vita, di un lavoro o di un’idea come quella di Theo Angelopoulos, non è impresa facile. Tanto più che la visione dei suoi film può apparire, a un primo sguardo, faticosa e complessa. Eppure, il lavoro del regista nato ad Atene il 27 aprile del 1935 e morto improvvisamente a Il Pireo il 24 gennaio del 2012 – dopo essere stato investito da una moto, mentre era nel pieno delle riprese del film L’altro mare, con Toni Servillo (rimasto incompiuto) – merita assolutamente di essere scoperto (o riscoperto), visto, approfondito, apprezzato […]». Infatti, film come Ricostruzione di un delitto (1970) e La Recita (1975), Lo sguardo di Ulisse (1995) e L’eternità e un giorno (1998), premiatissimi in Grecia e in Europa, hanno segnato profondamente il panorama cinematografico internazionale, imponendo Angelopoulos come uno dei maestri europei del cinema. Con lui hanno collaborato i più grandi e apprezzati attori del mondo, fra la quale spiccano: Marcello Mastroianni, Gian Maria Volonté, Bruno Ganz, Harvey Keitel, Erland Josephson, Jeanne Moreau e moltissimi altri.

Insieme ai fratelli Yannakis e Miltiadis Manakis, ad Alexis Damianos e a Michael Cacoyannis, il registra greco ha raccontato e denunciato, nei suoi film, la situazione politica e sociale della Grecia e dei Balcani nel Novecento. Grazie all’impiego di uno stile personale – composto da: lunghe riprese, lenti movimenti di macchina, profondità di campo, variazioni cromatiche, dialoghi minimi, messa in scena ellittica, impianto meta-linguistico (meta-cinema), simbolismi e immagini oniriche – Angelopoulos, ha posto l’accento sulla crisi greca e balcanica, rielaborando continuamente lo spazio e il tempo, reale e filmico, in un vero e proprio campo di battaglia fra i fasti del mito, la sofferenza del passato e il decadimento contemporaneo.

In foto Anna Maria Geraci, autrice del saggio “I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos” (Bietti, 2026)

L’autrice del saggio, Anna Maria Geraci, classe 1999, è laureata in Letteratura, lingua e cultura italiana, con indirizzo filologico, e risiede a Milazzo, provincia di Messina. Da alcuni anni si dedica alla critica cinematografica e letteraria. Il suo saggio d’esordio è Mangiare una farfalla: cinema e poesia di Tonino Guerra (Il Ponte Vecchio, 2024). Attualmente collabora come redattrice con diverse testate online, tra cui Tota Pulchra News.

L’autrice spiega a proposito del volume: «Il mio saggio I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos assume un significato particolare perché non esistono pubblicazioni recenti in italiano sul regista. Inoltre, desidero sottolineare come quest’opera, pur nella sua necessaria brevità e a fronte della straordinaria complessità dell’argomento, ambisca a essere un faro capace di orientare il lettore, non solo quello colto, ma anche e soprattutto quello curioso.

Il libro si articola in quattro capitoli, ognuno dei quali esplora e approfondisce aspetti fondamentali per comprendere il cinema del maestro Theo Angelopoulos. Il primo, Vita e cinema di Theo Angelopoulos, racconta la sua storia personale, mettendo in luce le influenze artistiche e culturali che hanno segnato le diverse fasi della sua carriera. Il secondo capitolo, Breve storia greca del Novecento, analizza l’eredità e il peso degli eventi storici nella vita e nell’opera dell’artista, con riferimenti alla Seconda guerra mondiale, al comunismo, alla dittatura dei colonnelli, all’instabilità politica e alla crisi economica. Il terzo, Linguaggio formale e scelte stilistiche, esamina nel dettaglio le peculiarità del suo stile, le scelte estetiche e il peculiare utilizzo del linguaggio cinematografico. Infine, Trame (in)visibili. I fili nascosti dei racconti filmici prendono come caso di studio il film Alessandro il Grande (1980), soffermandosi sulle scelte simboliche, sul ruolo del mito nel suo cinema — in particolare quelli legati ai Nostos di Agamennone e Ulisse — e sulle profonde influenze del teatro antico.

Vorrei che il mio saggio fosse come un raggio di luce che illumini non solo la vita e l’opera del grande regista greco, ma anche il fitto intreccio di influenze storiche, artistiche e culturali che ne hanno plasmato lo sguardo e la poetica.

In realtà, Angelopoulos, insieme alla sua visione dell’arte e della vita, rappresenta il risultato di un periodo – il Novecento – estremamente tormentato per la Grecia. Un’epoca in cui il Paese è stato segnato da guerre, dittature e una povertà non solo materiale, ma anche spirituale… e da una condizione di solitudine e precarietà che, a distanza di tempo, sembra continuare a permeare non solo la regione balcanica, ma anche l’Europa intera.

Questo lavoro nasce dall’esigenza di offrire una chiave d’accesso chiara, ma non semplificante, a un cinema profondamente stratificato, in cui memoria, esilio, identità e Storia si fondono in un linguaggio unico e riconoscibile. 

Spero che queste pagine possano guidare il lettore in un viaggio di scoperta e riflessione, offrendo almeno in parte un assaggio della profondità e della bellezza del cinema di Theo Angelopoulos. Un vero poeta del grande schermo, troppo spesso trascurato perché considerato “difficile” o lento. La distanza tra il suo lavoro e il pubblico è ulteriormente accentuata dalla scarsa disponibilità delle sue opere sulle piattaforme di streaming, che offrono pochi titoli, prevalentemente appartenenti alla fase più recente della sua carriera. Anche le cineteche e le biblioteche custodiscono solo una selezione limitata dei suoi film, visionabili esclusivamente in loco, il che contribuisce a rendere l’accesso all’universo di Angelopoulos estremamente ristretto e frammentario. Mi auguro che in futuro ci sia una maggiore attenzione nel valorizzare questo grande maestro, accompagnata da nuovi studi e approfondimenti dedicati alla sua figura e al suo straordinario lavoro».

La pubblicazione, quindi, si rivolge tanto agli studiosi di cinema quanto agli appassionati che desiderano approfondire la poetica di un regista capace di trasformare il linguaggio cinematografico in una riflessione visiva sulla storia, sulla memoria e sull’identità dell’uomo contemporaneo. I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos, quarantacinquesimo volume della collana Fotogrammi, si propone infatti di ripercorrere la filmografia del regista greco mettendo in luce i temi e legami ricorrenti del suo cinema: l’esilio, la memoria, i confini geografici e simbolici, il rapporto tra individuo e storia. Attraverso un’analisi delle principali opere e del loro contesto culturale e politico del Novecento, il saggio intende offrire al lettore strumenti utili per comprendere l’originalità di uno sguardo cinematografico che ha fatto della fluidità del tempo e dello spazio i propri elementi narrativi fondamentali.

La collana Fotogrammi di Bietti si distingue da anni per l’attenzione dedicata ai grandi autori del cinema e alle correnti più significative della storia cinematografica. L’inclusione di un volume su Angelopoulos rappresenta quindi un tassello importante in questo percorso editoriale, contribuendo a valorizzare un autore la cui influenza continua a essere percepita nel cinema contemporaneo.

Il volume è ulteriormente arricchito dalla preziosa prefazione di Amedeo Pagani, importante produttore del cinema d’autore e amico personale del regista, che restituisce una testimonianza viva e partecipe del suo percorso umano e professionale, e dalla postfazione di Carmelo Nicotra, regista Rai e collaboratore di Angelopoulos negli anni Duemila, il cui contributo offre uno sguardo personale e profondo sull’eredità del maestro.

Da Trasfusione di Ghiannis Ritsos

La Grecia in ogni istante in ogni luogo
muta solitaria conoscenza
la Grecia nascosta ci dà pena

automobili corrono turisti lampioni
la Grecia immobile su una pietra mutilata

i piedi nudi sulle spine
un drappo bianco sulle ginocchia
uno spago rosso al polso.

PREMESSA (da un’intervista a Theo Angelopoulos): «Non voglio educare le persone; cerco di trovare una via dal caos alla luce. Viviamo in tempi confusi in cui i valori non esistono più. La malinconia accompagna la confusione e il disorientamento. Ma le domande che le persone si pongono sono sempre le stesse. Da dove vengo, dove vado? Domande sulla vita, la morte, l’amore, l’amicizia, la giovinezza e la vecchiaia. La storia ora tace. E tutti noi cerchiamo di trovare risposte scavando dentro noi stessi, perché è terribilmente difficile vivere in silenzio. […] Il mondo ha bisogno del cinema ora più che mai. Potrebbe essere l’ultima importante forma di resistenza al mondo in declino in cui viviamo. Il pubblico va punito. Il pubblico si lascia andare alla facilita, quindi va punito. Le cose difficili valgono più delle facili. Il pubblico non è Dio, non è sovrano. Non è il pubblico che deve decidere. Un’artista e come la coscienza del mondo».

Foto di Theo Angelopoulos dal web
Fotogramma da Lo sguardo di Ulisse (Το Βλέμμα του Οδυσσέα, 1995) con Harvey Keitel nei panni del protagonista A.
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