(…) La vista sulle Alpilles comprendeva anche la vicina città di Avignone. Con il Contadino Venassino, che entrò tardivamente a far parte della composizione della Francia e che, nel corso della sua storia, si ribellò spesso all’autorità centrale – come dimostra, ad esempio, l’atteggiamento della popolazione locale quando Napoleone attraversò la regione in direzione dell’isola d’Elba –, Avignone aveva acquisito una dimensione mondiale con i papi.
Questa storia impressionante non poteva che ispirare ammirazione e, se del caso, incoraggiare a lottare per la grandezza. Clemente V, Giovanni XXII, di cui ho contemplato più volte la tomba all’interno della basilica di Notre-Dame des Doms, Urbano V, i cui giardini portano ancora il suo nome, tutto quel XV secolo francese avvolgeva la mia vita quotidiana; tanto più che la famiglia aveva lasciato le alture di Villeneuve-lès-Avignon per trasferirsi in città, ai piedi del Palazzo dei Papi.
Dopo la natura dei meravigliosi giardini, il segno sarebbe stato d’ora in poi quello della storia e della cultura. I giorni in cui andavo in bicicletta con mio fratello tra la scuola e la nostra casa sulle colline, lottando contro il vento gelido e impetuoso del Mistral in inverno, stavano volgendo al termine e iniziava una nuova era, quella dell’acquisizione di conoscenze nel cuore di questo crogiolo unico, una matrice incisa nella storia.
Come in quest’ultimo caso, si tratterebbe di conciliare, senza esserne veramente consapevoli, uno stato naturale originario con una cultura allora segnata dalla forza del cattolicesimo e dall’eredità degli autori greci e latini; il liberalismo di mio padre, nello spirito del XIX secolo, e l’educazione impartita dai gesuiti di Avignone avrebbero infine facilitato questa riconciliazione.
L’educazione religiosa impartita da questi ultimi era il meno direttiva possibile – con grande sorpresa e persino delusione dei miei genitori – e gli esempi forniti dai padri erano spesso inaspettati. Un padre di Montgolfier era professore di fisica, padre Franchet d’Espèrey, discendente del generale che firmò l’armistizio con i turchi alla fine della prima guerra mondiale, insegnava filosofia; aveva la particolarità di indossare enormi scarponi da montagna sia d’estate che d’inverno, di passeggiare per la città all’alba e di visitare regolarmente la prigione municipale. Padre Bernard era meno visibile all’interno dell’istituto situato in rue des Lices; infatti, la sua attività principale – che gli aveva valso una fama nazionale nel suo campo – consisteva nel prendersi cura della comunità degli zingari che, ogni anno, in numero indeterminato e provenienti da tutto il mondo, si recavano in pellegrinaggio a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camargue. Un altro gesuita, che assomigliava a una giovane star del cinema, era un cantante jazz; un altro ancora era un ex campione di sci alpino (…)
► Palazzo dei Papi di Avignone, Jean-Baptiste Brunel, 1888