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Borghi del Mito nella valle dei Sicani. L’Innovazione incontra la tradizione all’Hackathon “Borghi – Lab” intervista all’Assessore alla Cultura Erika Fragapane
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Borghi del Mito nella valle dei Sicani. L’Innovazione incontra la tradizione all’Hackathon “Borghi – Lab” intervista all’Assessore alla Cultura Erika Fragapane

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Intervista all’Assessore alla Cultura Erika Fragapane a margine della due giorni di progettazione a Santa Elisabetta.

Intervista di Francesco Rizzo

SANTA ELISABETTA – Si è appena conclusa un’intensa due giorni di lavoro, creatività e visione futura. Il 30 e 31 maggio, gli spazi di Santa Elisabetta si sono trasformati in una vera e propria incubatrice di idee ospitando l’Hackathon Borghi – Lab, l’Officina Creativa Comunitaria nata all’interno del progetto di rigenerazione “Borghi del Mito”. Un’iniziativa che ha visto fare rete tre realtà straordinarie del nostro territorio: Sant’Angelo Muxaro, Santa Elisabetta e Joppolo Giancaxio.

Per tracciare un bilancio a caldo di questo laboratorio di innovazione territoriale, abbiamo incontrato l’Assessore alla Cultura Erika Fragapane, che ha seguito da vicino lo sviluppo dei progetti e l’energia dei team partecipanti.

Assessore Fragapane, l’Hackathon si è chiuso ieri lasciando sul tavolo molta energia e, soprattutto, nuove idee. Qual è il bilancio di questa “Officina Creativa Comunitaria”?

Erika Fragapane: “Il bilancio è estremamente positivo, oserei dire entusiasmante. Abbiamo visto giovani, professionisti e cittadini mettersi in gioco con una passione rara. L’obiettivo dell’Hackathon Borghi – Lab era proprio questo: dimostrare che i nostri luoghi, ricchi di storia e tradizioni, non sono solo musei a cielo aperto da conservare, ma veri e propri trampolini di lancio per il futuro. Sant’Angelo Muxaro, Santa Elisabetta e Joppolo Giancaxio condividono un’unica visione: trasformare il patrimonio identitario in opportunità di sviluppo reale e sostenibile. E i progetti emersi in queste 48 ore ci dicono che siamo sulla strada giusta.”

I partecipanti non sono stati lasciati soli in questo percorso. Al loro fianco c’erano quattro mentor di altissimo profilo. Quanto è stato determinante il loro apporto?

Erika Fragapane: “Fondamentale. Avere a disposizione esperti di questo calibro ha permesso di alzare l’asticella della competizione, trasformando semplici intuizioni in progetti strutturati e cantierabili. Beppe Castellucci ha lavorato tantissimo sulle dinamiche relazionali e sulla visione condivisa partendo dall’idea pura. Rosario Sapienza ha portato la sua ventennale esperienza nell’impatto sociale, ricordandoci sempre la ricaduta sui territori. Poi c’è stata la spinta digitale e pragmatica di Annalisa Riggio, che ha insegnato ai ragazzi come convincere una giuria e un mercato, e la lucidità di Michelangelo Pavia, che ha introdotto strumenti potentissimi come l’Intelligenza Artificiale, dimostrando che la tecnologia più avanzata può e deve servire le comunità locali. Hanno parlato la lingua delle persone, non solo quella dei software, e questo ha fatto la differenza.”

Rigenerazione culturale, PNRR, innovazione. Parole chiave che oggi si sentono spesso, ma che qui hanno preso forma pratica. Qual è il prossimo passo per i “Borghi del Mito”?

Erika Fragapane: “Il prossimo passo è non disperdere questo patrimonio umano e progettuale. Le idee che sono diventate progetti durante l’Hackathon devono ora trasformarsi in realtà operative. Le connessioni nate tra i tavoli di lavoro devono consolidarsi in reti permanenti. Come amministrazioni, il nostro compito ora è accompagnare questi team, intercettare i fondi necessari – sfruttando anche le opportunità del PNRR – e fare in modo che l’innovazione territoriale non sia solo uno slogan da usare in un weekend, ma una pratica quotidiana. Vogliamo che i nostri giovani scelgano di restare non per rassegnazione, ma perché qui vedono e costruiscono il loro futuro.”

Un’ultima battuta: cosa l’ha sorpresa di più in questa edizione?

Erika Fragapane: “La fame di futuro. Spesso si descrivono i nostri territori come rassegnati o lenti. L’Hackathon ha smontato questa narrazione. Ho visto lucidità, competenze tecniche invidiabili e un profondo amore per le proprie radici. È la prova che il nostro patrimonio più grande non sono solo le pietre antiche o i paesaggi, ma le persone che li abitano.”

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