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Kuala Terengganu, 11 luglio 2026
Questa mattina, presso la Moschea di Cristallo di Kuala Terengganu, un importante centro di culto e simbolo della coesistenza tra modernità e tradizione in Malaysia, il Consigliere per la Cooperazione della World Organization of States, padre Marco Baragli, ha incontrato il presidente della moschea, il dr. Fazal b. Ismail. Al termine dell’incontro, il presidente ha richiesto che venisse scattata una fotografia ufficiale all’interno della moschea, specificamente rivolta verso la direzione della Mecca (la Qibla). La motivazione alla base di questa scelta è stata profondamente simbolica: posizionando l’incontro verso il fulcro spirituale dell’intero mondo islamico, il presidente ha voluto sottolineare la sacra solennità del dialogo e ancorare visivamente la partnership appena richiesta alla World Organization of States all’interno di una cornice di assoluto rispetto, trasparenza e impegno spirituale per la pace.
Il colloquio ha toccato molteplici tematiche, a partire dalle profonde difficoltà riscontrate sul piano del dialogo interreligioso locale. Il presidente ha espresso un forte senso di frustrazione e dispiacere, spiegando come i musulmani cerchino in tutti i modi di aprirsi al confronto con le altre religioni, ricevendo tuttavia continui rifiuti. La risposta più comune da parte dei membri delle altre fedi si focalizza su una barriera teologica, ossia sul fatto che gli altri non credano in Allah. Nonostante l’insegnamento islamico imponga il profondo rispetto per il prossimo, il dr. Ismail ha manifestato grande disappunto per questo isolamento relazionale che si trova costretto ad accettare. Di fronte a questo stallo dogmatico, padre Marco Baragli ha proposto una soluzione diplomatica e pragmatica, suggerendo di spostare il focus dalla divinità a ciò che unisce. Il dialogo autentico, secondo il consigliere, non può nascere da dispute dottrinali che storicamente dividono, ma deve avviarsi dalla ricerca di obiettivi etici e sociali comuni. Proprio per superare queste barriere e dare concretezza a questa visione, il presidente ha chiesto formalmente aiuto alla World Organization of States affinché l’organizzazione possa fare da ponte e creare una rete di connessioni in Malaysia in grado di favorire un vero dialogo per la pace.
Il colloquio si è poi esteso allo scenario geopolitico internazionale, con una specifica riflessione del dr. Ismail sulla delicata situazione in Medio Oriente e, in particolare, sui rapporti tra l’Iran e Israele. Il presidente ha contestualizzato la questione storicamente, ricordando che in passato in Iran ci si prendeva cura degli ebrei — una considerazione che affonda le radici in una storia millenaria che spazia dalla tolleranza dell’antico Impero Persiano fino alla convivenza garantita dalla stessa Costituzione iraniana, che tuttora riconosce gli ebrei come minoranza protetta in Parlamento, distinguendo l’identità religiosa dall’ideologia politica. Il dr. Ismail ha mostrato profonda tristezza nel constatare come oggi gli ebrei stessi, o per meglio dire lo Stato di Israele, attacchino l’Iran, trasformando quel legame storico in un conflitto aperto. Questa escalation, alimentata dalla percezione israeliana del programma nucleare iraniano e dalla postura anti-sionista di Teheran, dimostra come la mancanza di dialogo generi inevitabilmente la guerra. Il presidente ha concluso evidenziando come i conflitti non siano mai puramente confessionali, ma vengano tragicamente inaspriti e guidati da forti interessi economici globali — legati al controllo delle risorse energetiche e dei mercati della difesa — che finiscono per sovvertire ogni sforzo di diplomazia etica.
