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La musica è una delle forme d’arte più universali: attraversa culture, generazioni e confini, dando voce alle emozioni, ai sogni e alle domande più profonde dell’essere umano. Ogni artista porta con sé una storia unica, fatta di ispirazione, sacrificio, ricerca e desiderio di comunicare attraverso le note.
In questa intervista, TotaPulchra.news incontra il giovane musicista partenopeo Alex Robustelli, 22 anni, per ripercorrere il suo cammino umano e artistico, approfondire il significato della sua musica e riflettere sul ruolo che l’arte può avere nella società contemporanea come strumento di dialogo, bellezza e speranza.
Il viaggio nella musica di Alex inizia da un ricordo che porta con sé fin dall’infanzia. Alla domanda su come sia nato il suo rapporto con la musica, il giovane artista racconta con semplicità che tutto è nato da una passione destinata, con il tempo, a diventare una professione.
«Il mio percorso musicale nasce prima di tutto da una grande passione. Più che un semplice hobby, per me è diventato un vero e proprio lavoro, ma tutto è iniziato quando ero molto piccolo. Già all’età di due anni canticchiavo continuamente. I miei genitori mi raccontano che giravo per casa con il telecomando in mano davanti alla televisione e rimasi affascinato da Gigione, artista molto conosciuto nel panorama partenopeo. È stato lui il mio primo punto di riferimento e il primo vero incontro con la musica.
Successivamente, all’età di sei anni, arrivò la mia prima esibizione durante una cerimonia. Da quel momento è iniziato un percorso che continuo ancora oggi con la stessa passione, dedizione e voglia di crescere.»
Ripercorrendo quei primi anni, è naturale chiedersi se ci sia stato un momento preciso in cui abbia compreso che quella sarebbe diventata la sua strada.
Alex sorride e spiega che, in realtà, quella consapevolezza è sempre stata dentro di lui.
«Per me non c’è mai stato un momento preciso, perché l’ho capito fin dal primo istante. Ho sempre sentito che la musica avrebbe fatto parte della mia vita. Forse sono stati gli altri ad accorgersene ancora prima di me.
Ricordo un episodio che la mia famiglia racconta spesso. Avevo appena due anni e mi trovavo al matrimonio del cugino di mio padre. C’era un musicista che faceva piano bar e io rimasi tutto il tempo vicino a lui con il desiderio di cantare. Alla fine, dopo tanta insistenza, mi fecero esibire. Da quel giorno tutti compresero che quella non era una semplice curiosità da bambino, ma qualcosa che avrebbe potuto trasformarsi nella mia professione e nel mio stile di vita.»
Nel corso della conversazione affrontiamo poi il tema delle influenze artistiche che hanno contribuito a formare la sua identità musicale. Alex non ha dubbi nel riconoscere i maestri che hanno segnato il suo percorso.
«Il primo nome è sicuramente Gigione. L’ho sempre considerato un punto di riferimento per il suo modo semplice di fare musica. Qualcuno lo definisce un artista “trash”, ma io credo che abbia avuto la capacità di parlare al pubblico con sincerità, affrontando temi diversi con melodie immediate e testi che arrivano al cuore delle persone.
Naturalmente il mio percorso è stato influenzato anche dai grandi della musica napoletana come Mario Merola, Mario Trevi, Mario Da Vinci, Mauro Nardi e, tra gli artisti più recenti, Franco Calone, Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo.
Allo stesso tempo credo sia fondamentale ascoltare anche i giovani emergenti e non chiudersi mai in un solo genere musicale. Un artista deve saper ascoltare tutto, perché soltanto così riesce a comprendere davvero ciò che il pubblico desidera.»
Parlando della sua identità artistica, Alex tiene a precisare un aspetto al quale è particolarmente legato: il valore della musica neomelodica, spesso giudicata con superficialità.
«Definirei il mio stile molto semplice e autentico. Appartengo al genere neomelodico, ma a quello che considero il suo significato più vero. Purtroppo questa musica viene spesso associata a stereotipi che non le appartengono. In realtà il termine “neomelodico” significa semplicemente “nuova melodia”.
Cerco di proporre canzoni immediate, orecchiabili, alcune allegre e frizzanti, senza mai perdere di vista la qualità del messaggio. È questo lo stile che sento più vicino alla mia personalità.»
La semplicità, però, non riguarda soltanto il linguaggio musicale, ma anche il messaggio che desidera affidare alle proprie canzoni.
«Cerco sempre di raccontare la realtà. Anche quando scrivo d’amore, mi piace parlare di quello autentico, puro, capace di donare senza chiedere nulla in cambio.
Le mie canzoni hanno testi semplici e melodie immediate perché credo che la musica debba arrivare al cuore delle persone senza bisogno di parole complicate. Il mio obiettivo è trasmettere emozioni sincere e valori che possano essere condivisi da tutti.»
A questo punto gli chiediamo quanto della sua esperienza personale finisca realmente nei suoi brani. La risposta è immediata e lascia trasparire quanto la sua musica sia strettamente legata alla sua vita.
«C’è tutto me stesso. Ogni canzone nasce dal mio vissuto e racconta qualcosa della mia quotidianità. Tutto ciò che provo, che vivo o che mi colpisce trova spazio nella mia musica.
Per me la musica è il modo più vero di esprimere le emozioni. C’è una frase che sento profondamente mia: “Dove finiscono le parole, inizia la musica”. A volte le parole da sole non bastano a spiegare quello che proviamo; una canzone, invece, riesce a trasmettere sentimenti che sarebbe difficile raccontare in qualsiasi altro modo. È lì che metto tutto me stesso e tutto ciò che vivo.»
La conversazione prosegue entrando nel cuore del lavoro di ogni artista: il processo creativo. Chiediamo ad Alex da dove nasca una sua canzone, se tutto prenda forma da un testo, da una melodia oppure da un’emozione.
La risposta conferma quanto il suo modo di scrivere sia profondamente legato alla vita di tutti i giorni.
«La maggior parte delle mie canzoni nasce sempre da un’emozione o da un’esperienza vissuta. Racconto spesso un episodio che mi è rimasto nel cuore: una sera ero in un bar con alcuni amici e conobbi una ragazza. Da quell’incontro nacque una canzone allegra e spensierata che raccontava proprio quel momento. È così che lavoro: parto sempre dalla realtà, da ciò che vivo in prima persona.
Poi, naturalmente, tutto può svilupparsi in modi diversi. A volte nasce prima un’emozione, poi arriva una melodia che continua a girarmi nella testa e soltanto dopo prende forma il testo. Altre volte succede il contrario. Non esiste una regola precisa, ma quasi sempre tutto parte da qualcosa che ho realmente vissuto.»
Gli chiediamo allora se esista un rituale particolare che accompagni la composizione dei suoi brani.
Alex scuote la testa e racconta che l’ispirazione può arrivare nei momenti più impensati.
«Non ho un metodo preciso e nemmeno un rituale particolare. Può capitare di essere per strada e all’improvviso mi venga in mente una melodia oppure una frase. In quel momento prendo il cellulare e registro tutto, per non perdere quell’idea.
Successivamente torno nel mio studio e inizio a lavorarci. Personalmente preferisco partire dalla melodia, perché è il modo che sento più naturale per scrivere. Solo dopo costruisco il testo, anche se qualche volta è capitato il contrario. Ogni artista trova il proprio equilibrio e credo che non esista un metodo migliore degli altri.»
Tra le esperienze che hanno segnato maggiormente il suo percorso non possono mancare quelle vissute in importanti manifestazioni musicali. Gli chiediamo allora di raccontare cosa abbiano rappresentato Casa Sanremo e il Tour Music Fest.
«Il Tour Music Fest rappresenta un progetto al quale sto lavorando con grande entusiasmo. Attualmente sto affrontando le selezioni e, se tutto andrà bene, a settembre parteciperò alla fase successiva che si terrà nella Repubblica di San Marino. È un’esperienza importante che sto vivendo con grande emozione.
Se invece guardo al passato, una delle soddisfazioni più grandi è stata certamente Casa Sanremo nel febbraio del 2019 (nei giorni del festival). Tra circa settecento candidati provenienti da tutta Italia sono riuscito a classificarmi al primo posto e questo mi ha permesso di vivere un’esperienza che porterò sempre nel cuore.
Per quell’occasione scelsi di interpretare “Malafemmena”, il celebre brano di Totò. Decisi però di proporlo in una veste diversa da quella tradizionale, con un’interpretazione più leggera e personale. Ricevere i complimenti per quella scelta e per il modo in cui avevo reinterpretato un grande classico della musica napoletana è stata una soddisfazione immensa.»
Tra i tanti brani pubblicati, gli domandiamo quale senta maggiormente rappresentativo del suo percorso artistico.
Alex ammette che ogni canzone racconta una parte della sua vita, ma ce n’è una che occupa un posto speciale.
«In realtà mi sento rappresentato da tutti i miei brani, perché ognuno racconta qualcosa che ho vissuto. Tuttavia ce n’è uno al quale sono particolarmente legato: “Duje core, ’a stessa voce”, pubblicato qualche mese fa.
Questa canzone nasce da una storia realmente accaduta e racchiude emozioni molto personali. Durante la scrittura ho sentito qualcosa di diverso, sia nella melodia sia nel testo. È un brano che porto nel cuore anche perché mi ha regalato la possibilità di partecipare al Tour Music Fest. Per questo motivo lo considero uno dei momenti più significativi del mio percorso.»
Dalle esperienze personali il dialogo si allarga inevitabilmente a una riflessione sul ruolo che la musica ricopre nella società contemporanea. In un tempo in cui i messaggi viaggiano velocemente e influenzano soprattutto le nuove generazioni, chiediamo ad Alex quale responsabilità senta come artista.
La sua risposta è molto chiara.
«Credo che oggi la musica abbia un ruolo fondamentale nella società. Un artista ha una grande responsabilità, sia dal punto di vista culturale sia da quello sociale, perché attraverso una canzone può trasmettere valori, idee e modi di vivere.
Le persone spesso si identificano negli artisti e prendono esempio da ciò che ascoltano. Per questo motivo bisogna fare molta attenzione ai messaggi che si lanciano. Se una canzone racconta bene l’amore, il rispetto e i sentimenti, può aiutare qualcuno a guardare la realtà con occhi diversi. Se invece comunica messaggi sbagliati, il rischio è che qualcuno li assuma come modello di vita.
La musica ha un’influenza enorme e proprio per questo chi la fa deve essere consapevole della responsabilità che porta con sé.»
Prima di concludere questa parte della nostra conversazione, gli chiediamo se esista un tema che desideri affrontare nei suoi prossimi lavori.
Alex si sofferma qualche istante prima di rispondere.
«Ci sono diversi argomenti che vorrei raccontare attraverso la musica, anche se non è semplice trovare le parole giuste. Tra questi c’è sicuramente il femminicidio, un tema che mi colpisce profondamente. Mi piacerebbe anche dare voce ai bambini malati e a tutti quei piccoli che vivono nei Paesi segnati dalla guerra e dalla sofferenza.
Sono argomenti delicati e credo che non esistano parole perfette per raccontarli. Proprio per questo sto lavorando con calma, cercando il modo migliore per affrontarli. Se un giorno riuscirò a trasformare questi pensieri in una canzone, sarà una delle soddisfazioni più grandi del mio percorso artistico.»
Il nostro dialogo con Alex Robustelli si avvia verso la conclusione affrontando uno degli aspetti più importanti della vita di un artista: il rapporto con il pubblico. Per chi vive la musica ogni giorno, infatti, il palco non è soltanto un luogo in cui esibirsi, ma uno spazio di condivisione e di emozioni.
Chiediamo quindi ad Alex quale valore abbiano per lui i concerti e l’incontro diretto con chi lo segue.
«Per me i concerti hanno un valore immenso. C’è sempre il fascino del palco, delle luci, dell’audio, dei musicisti e di tutte le persone che lavorano insieme per rendere possibile uno spettacolo. Ma la cosa più importante resta l’incontro con il pubblico.
Un artista senza il suo pubblico non avrebbe motivo di esistere. Sono le persone che ci seguono, che ci sostengono e che ci dimostrano affetto a darci la forza di continuare. Ogni applauso, ogni sorriso e ogni parola ricevuta rappresentano uno stimolo a fare sempre meglio e a continuare a vivere la musica con la stessa passione.»
Nel corso della sua giovane carriera non sono mancati momenti particolarmente emozionanti. Gli chiediamo se ci sia un episodio che custodisce in modo speciale.
Il suo volto si illumina ricordando un incontro che non dimenticherà mai.
«Uno degli episodi più belli è stato quando ho avuto l’opportunità di incontrare alcune persone che mi seguivano dagli Stati Uniti. Vennero in Italia per una vacanza e mi contattarono perché desideravano conoscermi. Ho avuto il piacere di accoglierli a casa mia ed è stata un’emozione indescrivibile.
Spesso non si dice, ma molti artisti, me compreso, convivono con poca autostima e sono molto severi con se stessi. Io sono il primo a criticare il mio lavoro e non avrei mai immaginato che la mia musica potesse arrivare così lontano.
Anche dalla Germania, dalla Svizzera e da altri Paesi europei ricevo messaggi di affetto. In passato stavamo organizzando alcuni concerti in Belgio, poi purtroppo il progetto si è fermato a causa della pandemia. Sapere che ci sono persone che ascoltano la mia musica anche fuori dall’Italia è una soddisfazione enorme.
Non mi considero un artista arrivato. Credo che nessuno raggiunga davvero un punto di arrivo, perché c’è sempre qualcosa da imparare e nuovi traguardi da conquistare. Però sapere di avere già una parte di pubblico che mi segue con affetto è un dono che porterò sempre nel cuore.»
Prima di salutarci chiediamo ad Alex di lasciare un messaggio ai lettori di TotaPulchra.news.
La sua risposta va oltre la musica e diventa un invito a custodire i valori che danno senso alla vita.
«Naturalmente mi farebbe piacere invitare tutti a seguire il mio percorso musicale, ma il messaggio più importante che desidero lasciare è un altro: non bisogna mai sottovalutare l’arte, la cultura e la musica, perché rappresentano una ricchezza straordinaria.
Vorrei aggiungere anche un messaggio di fede. TotaPulchra.news non è soltanto un giornale che racconta l’attualità, ma è anche una realtà che parla di fede e di valori. Mio nonno mi ripete spesso una frase che porto sempre con me: “Chi ha fede in Dio non resta mai solo”. È una convinzione che cerco di vivere ogni giorno, sia nella mia vita personale sia nel mio percorso artistico.
Quando lavoro a un nuovo progetto e ho dei dubbi, la prima cosa che faccio è affidarmi a Dio. Credo che la fede dia forza nei momenti difficili e aiuti a guardare avanti con speranza.
Per questo il mio invito è semplice: custodiamo la cultura, viviamo la musica come un dono e non smettiamo mai di credere nei valori che ci rendono persone migliori.»
L’intervista si conclude con il sorriso di un giovane artista che, nonostante la sua età, dimostra una sorprendente maturità umana e artistica. Alex Robustelli racconta la musica come esperienza di vita prima ancora che come professione: un linguaggio capace di trasformare emozioni, ricordi e speranze in melodie che parlano al cuore delle persone.
Il suo percorso, iniziato quasi per gioco davanti a un televisore e proseguito sui palchi di importanti manifestazioni musicali, è la testimonianza di come talento, sacrificio e perseveranza possano accompagnare la crescita di un artista. Ma ciò che colpisce maggiormente è la consapevolezza della responsabilità che la musica porta con sé: quella di trasmettere valori autentici, raccontare la realtà con sincerità e offrire messaggi di speranza alle nuove generazioni.
In un tempo in cui spesso prevalgono superficialità e rumore, la voce di Alex invita a riscoprire la bellezza della semplicità, il valore della cultura e la forza della fede. È un cammino ancora tutto da scrivere, ma già ricco di esperienze e di sogni, con l’auspicio che ogni nuova canzone continui a essere non soltanto un motivo da ascoltare, ma anche un’emozione da condividere.
Esposito Santolo Simone