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Massimo Pulini in Cina: quando la pittura torna ad avere il peso della storia

«La grande pittura non chiede permesso al tempo: lo attraversa, lo sfida e, quando incontra un artista come Massimo Pulini, finisce per sopravvivergli.»

di Stefano Colucci

Ci sono artisti che attraversano il proprio tempo. Altri riescono a metterlo in discussione. Massimo Pulini appartiene a quella rara schiera di pittori capaci di confrontarsi con la grande tradizione senza restarne prigionieri, trasformando memoria, tecnica e cultura figurativa in un linguaggio assolutamente personale.

Il 2 ottobre 2026, nel cuore dello Zhejiang, a Longquan, il Museo del Bambù di Baoxi accoglierà la sua performance pittorica “Tango e velluto alla festa del fuoco sempre acceso”, organizzata da Lingling Hong.

Non è soltanto una performance. È l’affermazione di una pittura che torna protagonista.

Pulini possiede qualcosa che oggi è sempre più raro: la conoscenza profonda della storia dell’arte unita alla libertà del gesto contemporaneo. Nei suoi lavori la materia non è decorazione, ma memoria; la luce non illumina semplicemente la forma, la scava; il volto non viene rappresentato, viene fatto emergere.

Nell’immagine scelta per l’evento, nero, oro, crettature e ombra costruiscono una figura che sembra provenire da un tempo indefinibile. Potrebbe essere antica e contemporanea nello stesso istante. È questo uno dei territori più affascinanti della ricerca di Pulini: far percepire il passato non come qualcosa di concluso, ma come una forza ancora viva e operante nel presente.

E proprio in Cina questa ricerca acquista un significato ancora maggiore.

Due civiltà millenarie dell’immagine si incontrano: quella italiana, costruita sulla figura, sulla materia e sulla luce; quella cinese, fondata sulla disciplina del segno, sulla sensibilità della superficie e sulla potenza del gesto.

In mezzo, Massimo Pulini.

Non come semplice ospite occidentale, ma come interprete autorevole di una pittura italiana che conserva ancora la capacità di parlare al mondo.

“Tango e velluto alla festa del fuoco sempre acceso” è allora più di un titolo: è quasi una dichiarazione poetica. Il tango è tensione e movimento. Il velluto è profondità. Il fuoco è trasformazione.

E Pulini, quel fuoco, lo conosce bene.

È il fuoco della pittura vera: quella che non segue il rumore del tempo, ma prova a sopravvivergli.

Perché Massimo Pulini non dipinge semplicemente delle immagini. Le consegna al tempo.

 

Massimo Pulini

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