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Salute femminile e medicina rigenerativa: la visione olistica del Dott. Marcello Pais

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Andare alla ricerca di una visione nuova, osservare la realtà e la società attraverso lenti diverse, significa acquisire maggiore consapevolezza e aprirsi a nuove forme di conoscenza. È un approccio insieme ontologico e umano, capace di alimentare quella curiosità verso il mondo che permette di superare gli orizzonti già tracciati.

Il superamento dell’uomo non passa, tuttavia, soltanto dalla ricerca e dalla scoperta. Passa anche dalla capacità di diventare più umani, più sensibili, più calorosi e compassionevoli.

È un modo di intendere la conoscenza e l’esistenza che molti grandi maestri ci hanno lasciato in eredità. E ancora oggi è possibile riconoscerne le tracce in persone giovani e talentuose, capaci di raccogliere quella sensibilità antica e, al tempo stesso, reinterpretarla in una forma nuova.

Il professor Marcello Pais è una di queste figure.

Nel cuore di Roma, il dottor Pais si occupa di ginecologia e ostetricia, con una particolare attenzione alla medicina rigenerativa e alla ginecologia estetico-funzionale. Ma definirlo semplicemente un medico sarebbe riduttivo. Nel suo approccio emerge piuttosto l’idea di una medicina chiamata a ricostruire equilibri interrotti, restituendo alla paziente non soltanto salute, ma anche consapevolezza e qualità della vita.

Formatosi all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Pais ha sviluppato una concezione della professione nella quale la competenza clinica deve necessariamente accompagnarsi all’empatia. La ginecologia moderna, nella sua visione, non può limitarsi alla cura della patologia: deve occuparsi della persona nella sua interezza.

Molte donne convivono per anni con dolori, disagi intimi e insicurezze che possono incidere profondamente sulla serenità personale e sulla vita di coppia. Dalla sindrome genitourinaria della menopausa al recupero della funzionalità del pavimento pelvico dopo il parto, il suo approccio parte dalla necessità di superare i tabù e di guardare oltre il sintomo.

Non soltanto la patologia, dunque, ma la persona che vive quella patologia.

La medicina rigenerativa: oltre il sintomo

Una parte importante del suo percorso professionale si sviluppa nell’ambito della medicina rigenerativa e della ginecologia estetico-funzionale, discipline che negli ultimi anni hanno ampliato le possibilità di intervento su problematiche a lungo considerate secondarie.

Laserterapia, biostimolazione e altre metodiche possono essere inserite, quando clinicamente indicate, all’interno di percorsi finalizzati al recupero del benessere e della funzionalità intima.

In questa prospettiva, la tecnologia non rappresenta un fine, ma uno strumento al servizio della persona.

È proprio qui che la medicina incontra una dimensione profondamente umana: restituire a una donna la possibilità di sentirsi nuovamente a proprio agio nel proprio corpo significa, in molti casi, intervenire non soltanto su una condizione fisica, ma anche sulla qualità della vita, sulla sicurezza personale e sulla libertà di vivere pienamente le proprie relazioni e le proprie attività.

Dalla professione alla divulgazione

Il lavoro di Marcello Pais non si esaurisce nello studio medico. Accanto all’attività clinica esiste infatti una vocazione alla divulgazione, con l’obiettivo di rendere più accessibili temi che per molto tempo sono rimasti confinati nella sfera privata.

Parlare di salute intima significa anche contribuire a rompere il silenzio che spesso accompagna determinate condizioni. Significa spiegare che il dolore, il disagio, l’incontinenza, le problematiche del pavimento pelvico o le alterazioni legate alla menopausa non devono essere necessariamente accettati come un destino inevitabile.

La salute intima è parte integrante della salute complessiva della donna e riguarda tutte le fasi della vita, dall’adolescenza alla maternità, fino alla menopausa e all’età più avanzata.

In questa prospettiva, la divulgazione diventa essa stessa uno strumento di cura: conoscere il proprio corpo, comprenderne i cambiamenti e sapere che esistono possibilità terapeutiche significa poter affrontare le diverse stagioni della vita con maggiore consapevolezza.

L’intervista

Il professor Pais si è raccontato davanti alle nostre telecamere, rispondendo ad alcune domande sulla sua formazione, sulla sua idea di medicina e sul rapporto tra salute, corpo e benessere femminile.

La scelta della professione

Prof. Pais, partiamo dalle sue radici professionali. La ginecologia e l’ostetricia sono discipline profondamente connesse alla vita e all’intimità. Qual è stata la spinta iniziale che l’ha portata a scegliere questa specializzazione e a dedicarvisi con tanta passione?

Il principale motivo è stato il desiderio di vivere e accompagnare la donna attraverso il mistero e la bellezza della maternità.

Tutti noi siamo legati alle nostre madri. È un legame profondo e viscerale: le madri ci portano in grembo, ci nutrono e ci accompagnano fin dall’inizio della nostra vita. È un filo invisibile che rimane teso per sempre.

Chi di noi, nei momenti bui della vita, non ricerca per prima cosa l’abbraccio materno? Tra quelle braccia torniamo bambini e ci sentiamo al sicuro, protetti. Per una madre, l’istinto materno rappresenta uno dei legami più forti che possano esistere tra due esseri umani.

Assistere alla nascita e alla crescita della vita, accompagnando lo svolgersi di questo legame, è uno dei privilegi più grandi della mia professione.

L’intuizione pionieristica

Lei è oggi impegnato nell’ambito della ginecologia estetico-funzionale e della medicina rigenerativa. In quale momento della sua carriera ha intuito che la ginecologia tradizionale non bastava più e che era necessario esplorare nuove frontiere per il benessere femminile?

Se assistere al miracolo della vita è il primo dei privilegi della ginecologia, il secondo è indubbiamente quello di accompagnare la donna in tutte le fasi della sua esistenza: dall’adolescenza alla maternità, fino alla menopausa.

Ciascun ginecologo dovrebbe avere a cuore non soltanto la salute fisica della donna, ma anche il suo benessere mentale e, soprattutto, la sua dignità.

La medicina rigenerativa può contribuire ad affrontare problematiche spesso considerate secondarie, ma che incidono profondamente sulla qualità della vita, sulla dignità della donna e sulla percezione della propria femminilità.

Problemi come il prolasso genitale e vescicale, la perdita di urine, l’atrofia vaginale, le infezioni urinarie ricorrenti o la vulvodinia possono avere un impatto importante sulla vita sessuale e sociale della donna, portandola talvolta a rinunciare a molte attività.

Sono condizioni troppo spesso trascurate o sottovalutate, anche perché ancora oggi possono essere erroneamente ricondotte alla sola età.

È un messaggio sbagliato.

Per citare una grande donna, Rita Levi-Montalcini: “Bisognerebbe aggiungere vita agli anni, piuttosto che anni alla vita”.

Passare metà della propria vita in condizioni che compromettono profondamente la qualità dell’esistenza non dovrebbe essere considerato inevitabile.

La filosofia del benessere globale

Chi conosce e segue il suo lavoro la descrive come un medico dall’approccio fortemente empatico e orientato alla persona. Come definirebbe la sua personale filosofia di cura e in che modo riesce a far sentire a proprio agio le pazienti che affrontano temi così intimi e delicati?

Il ginecologo, come dicevo, accompagna la donna in tutte le fasi della sua vita, cresce insieme a lei e insieme a lei vive molte delle emozioni che l’esistenza può offrire.

Si crea così un rapporto umano profondo, nel quale il medico non cura semplicemente il corpo, come un meccanico che sostituisce i pezzi di ricambio di un’automobile che si guasta, ma costruisce un rapporto di fiducia. Diventa un confidente, un custode, talvolta una guida.

Perdere questo aspetto della professione significa rinunciare a una parte fondamentale dell’esperienza umana che il mestiere del medico può offrire.

Ciascuna donna è un universo, ciascuna ha la propria storia, che deve essere ascoltata e compresa. Se manca questo ascolto, la donna lo percepisce e non sarà mai completamente disposta ad aprirsi al dialogo e a parlare dei propri problemi.

Il venir meno della fiducia della paziente non soltanto rende più difficile il lavoro del ginecologo, ma rappresenta il suo più grande fallimento.

Il rapporto tra ginecologia e medicina estetica

Nel suo lavoro unisce la ginecologia alla medicina estetica e anti-age per il viso e il corpo. In che modo queste due discipline possono integrarsi in un percorso coerente per il benessere della paziente?

Culturalmente, il corpo della donna ha sempre avuto un ruolo centrale. Non soltanto perché accoglie la vita, ma anche perché è stato storicamente associato al concetto di bellezza. Non a caso i Greci celebravano la Bellezza incarnandola nella figura della dea Afrodite.

Il corpo è stato a lungo percepito dalla donna e dalla società come simbolo di femminilità e armonia.

Biologicamente, la donna è chiamata ad affrontare un rapporto continuo con il proprio corpo, che cambia attraverso le diverse fasi della vita: assume nuove forme durante l’adolescenza, si trasforma durante la gravidanza, cambia nuovamente nel puerperio e attraversa ulteriori trasformazioni con la menopausa.

In tutte queste fasi, la donna deve imparare a riconoscersi in un corpo in continua evoluzione.

Il ginecologo non può prescindere da questo aspetto psicologico. Il suo compito è accompagnare la donna attraverso questi cambiamenti, rendendoli comprensibili e aiutandola a sentirsi a proprio agio nel corpo che abita.

Ginecologia e medicina anti-age possono quindi dialogare nell’accompagnare le diverse fasi della vita, affrontando problemi quotidiani e rispondendo anche alla legittima esigenza di sentirsi bene nel proprio corpo e di riconoscere la propria femminilità.

Tutto questo, però, senza trasformare la bellezza in un rigido modello di conformità.

La bellezza può essere ritrovata anche nel cambiamento, nella propria storia biologica e nella propria unicità, nel rispetto delle idee e della percezione che ogni donna ha di sé.

Il messaggio conclusivo

Qual è, infine, il messaggio che vorrebbe lasciare alle donne?

L’auspicio personale è di poter contribuire ad accrescere la consapevolezza femminile, dal punto di vista medico, ma anche dal punto di vista umano, perché questi due aspetti sono tutt’altro che disgiunti.

Una donna che si sente a proprio agio nel proprio corpo, a qualsiasi età, che è in salute e vive con serenità, emana una luce che difficilmente passa inosservata.

Da ginecologo, curare e prendersi cura della Donna significa, in fondo, prendersi cura dell’Umanità e del suo futuro.

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