Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).
Lugano: 4 Otobre 2026. L’impegno per la costruzione della pace e della comprensione tra le culture passa inevitabilmente attraverso la capacità di dialogare, di superare le barriere ideologiche e di tradurre i valori morali in iniziative concrete a beneficio della collettività. È questo il messaggio di fondo espresso da Padre Marco Baragli, Consigliere per la Cooperazione presso la World Organization of States, durante un significativo intervento tenutosi nella città di Lugano. Dedicando da anni la propria vita alla religione, all’educazione e al confronto ecumenico, il relatore ha ricordato come la gran parte dei conflitti e delle tensioni che affliggono la società contemporanea trovi origine nei fraintendimenti, nell’ignoranza reciproca e nella mancanza di comunicazione. Per questa ragione, il dialogo interreligioso rappresenta uno strumento fondamentale e insostituibile per edificare ponti di stabilità, poiché consente di focalizzare l’attenzione su ciò che unisce le diverse comunità spirituali anziché su ciò che tende a dividerle, identificando quel terreno comune su cui è possibile capirsi e collaborare con rispetto reciproco.
L’esperienza diretta sul campo dimostra che il confronto tra differenti visioni del mondo non può e non deve ridursi a una semplice sequenza di dichiarazioni di facciata o di parole di circostanza. Ricordando una missione svolta lo scorso luglio in Malesia, Padre Baragli ha illustrato come sia stato possibile riunire attorno a un medesimo tavolo rappresentanti di tradizioni religiose estremamente variegate, tra cui musulmani, buddisti, indù e cristiani. Nonostante le marcate differenze dottrinali e culturali, queste persone si sono collegate di fronte a un’emergenza umanitaria drammatica che riguarda la dignità stessa di ogni essere umano: la piaga della tratta e dello sfruttamento delle giovani donne tra la Malesia e la Tailandia. In quel contesto, la richiesta di aiuto giunta da un monaco buddista si è trasformata in un impegno preciso che ha consentito di portare l’attenzione su questa terribile piaga sociale direttamente davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite. Questo percorso testimonia come, per guadagnare la fiducia delle comunità, sia necessario formulare promesse realistiche e mantenerle rigorosamente nel tempo, poiché solo in questo modo il dialogo intellettuale si converte in cooperazione attiva e la cooperazione può infine offrire un sollievo concreto e immediato a chi ne ha più bisogno.
Al centro di ogni riflessione e di ogni azione umanitaria deve rimanere la tutela dei diritti umani, definiti come principi inalienabili, universali e assolutamente non negoziabili. Non è possibile accettare una visione parziale di tali diritti, scegliendo quali applicare e quali rifiutare a seconda delle convenienze storiche o politiche. Prima ancora di dibattere sui codici e sulle norme, occorre tuttavia ricordare la ragione profonda per cui i diritti umani esistono: ogni persona, indipendentemente dalla fede religiosa che professa o dalla cultura di provenienza, è dotata di una dignità intrinseca che ne richiede il rispetto assoluto e la protezione incondizionata. In questa prospettiva, riconoscere e apprezzare chiunque metta in pratica con naturalezza e spirito di servizio i valori di solidarietà, apertura e reciproco aiuto costituisce un dovere morale per chiunque creda nella centralità dell’essere umano, dal momento che si tratta di atteggiamenti pienamente condivisibili a prescindere dal proprio specifico percorso confessionale.
In questo panorama internazionale orientato alla ricerca della concordia, la Svizzera continua a svolgere un ruolo di primissimo piano grazie alla sua consolidata e secolare tradizione di neutralità, mediazione e promozione della pace. Essendo sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra e culla di fondamentali iniziative a tutela dell’umanità, il Paese elvetico possiede la vocazione naturale per agire da garante globale dei diritti fondamentali e per mostrare al mondo intero l’impatto positivo del rispetto e dell’ascolto reciproco. In tale contesto nazionale, la città di Lugano riveste una funzione del tutto peculiare e strategica. Situata a un crocevia geografico e culturale di fondamentale importanza, Lugano appartiene appieno al territorio svizzero e al contempo racchiude l’energia, il calore e le tradizioni della cultura italiana, ponendosi come punto d’incontro ideale tra il mondo italofono e le realtà elvetiche di lingua tedesca e francese. Questa posizione geografica e culturale fa della città ticinese un luogo d’incontro elettivo per incoraggiare persone di origini diverse ad ascoltarsi, a capirsi e a fare squadra per raggiungere finalità più grandi, affinché proprio da Lugano continui a levarsi alta la bandiera dei diritti umani, della tolleranza e della pace per il futuro delle prossime generazioni.

