Sono il cantastorie cieco all’angolo della via. Forse già mi conosci. Allora leggi questo foglio e volta. Ma forse non mi conosci ancora. Comunque accogli il mio fraterno augurio per la tua vita. Queste prime pagine sono per il tuo mattino, piccola amica. Ho cercato di trasfondervi la fraterna tenerezza del mio vecchio cuore di viandante dalle molte strade. Forse per questo il cantastorie cieco potrà dire qualcosa a te e al compagno che incontrerai domani. Le anime hanno segni e ritmi, accordi e richiami che gli occhi non vedono. Ma il tono delle mie parole non ti tragga in inganno: si possono dire tante verità sottovoce. E spesso le cose mormorate a fior di labbra vanno ancora più nel profondo. Non affaticarti a inseguire la felicità. Quando sarà la tua ora ti chiamerà per nome. Non cercare affannosamente il destino per tutte le strade. Quando sarà la tua ora prenderà quella giusta per giungere a te. Non battere ad ogni porta per trovare l’amore. Quando sarà la tua ora entrerà nella tua casa, nella tua vita e nel tuo cuore.
Bisogna credere in qualcuno o in qualcosa ma credere. Credere negli uomini e in Dio, in un cuore solo o in tutta l’umanità. Credere negli invisibili segni delle anime, nei muti richiami dei cuori, nelle profonde voci della coscienza. Ma credere ancora. Credere nei destini che s’ incontrano, si trovano e si riconoscono; nelle sorgenti luminose delle ispirazioni, delle vocazioni e delle predestinazioni; nel flusso e riflusso delle anime, dei cuori e dei destini che cantano gli eterni motivi della sinfonia del mondo. Ma credere sempre. Credere nelle energie spirituali capaci di alimentare la nostra vita più intima e più profonda; nelle forze magnetiche che nascono dall’amore e dal dolore, sole plasmatrici di cuori e di anime, di coscienze e di destini. Credere negli ideali fluttuanti al di sopra della nostra mortale umanità; in una patria più bella e più giusta che raccoglierà le anime vittoriose; nell’ infinito dei mondi dove regna l’armonia suprema di cui il nostro cuore è il primo accordo misterioso. Ma credere, credere ancora e credere sempre nei valori fondamentali della vita, bella anche se tragica, grande anche se misera. Credere, poiché la fede è la fiamma che divinizza l’amore.
Soffrire e saper soffrire: tutta la saggezza è qui. Comprendere come le mille gocce dei cento nomi concorrano a formare l’oceano del dolore del mondo, costituisce l’iniziazione del più profondo mistero della nostra vita. Noi non sappiamo come e dove, quando e sin quando siamo chiamati a soffrire. Ma certo soffriremo ancora. E di nuovo l’inquietudine ci turba… Eppure se la ragione chiede perché, il cuore risponde soltanto che bisogna imparare a soffrire. E se soffrire è nell’ordine universale del creato, saper soffrire diventa l’applicazione individuale di questa legge. Ma nella maniera di combattere appare vivo il nostro destino e dallo stile dell’accettazione risulta chiara la nostra personalità. Soffrire rimane una passività negativa e saper soffrire può trasformarsi in attività dinamica. Chi soffre possiede un capitale e chi sa soffrire lo fa fruttificare. Soffrire è scendere in una miseria e saper soffrire estrarre la gemma preziosa. Quello avere un libro chiuso e questo leggere la pagina che ci è presentata. Soffrire è alzare la vela e saper soffrire approdare all’isola azzurra. Soffrire è una battaglia e saper soffrire una conquista. Quello cercarsi e questo trovarsi. Per tutti soffrire è avere un terreno e saper soffrire renderlo fecondo. E per ognuno soffrire è seminare nella tempesta e saper soffrire raccogliere nel sole.
Lascia che il cuore preghi come può e sa. Lascia che trovi nel profondo la parola intonata all’ora dell’amore e all’ora del dolore. Lascia che invochi Dio di concedergli una gioia o l’implori di allontanargli una pena. La preghiera del tuo cuore sia calda come una canzone che solleva risonanze per i vivi e per i morti. E sia fresca come la rugiada che irrora il fiore per il bacio mattutino. E così sia. Non temere che le preghiere siano troppo umili o semplici, poiché Dio nella sua grandezza e nella sua sapienza ascolta soprattutto le voci che parlano con umiltà d’amore. Nessun migliore invito alla preghiera di quel motto inciso ad Assisi nella chiesa Francescana di San Damiano: “Non vox sed votum; non clamor sed amor; non cordula sed cor”. Prega non con la voce ma con l’anelito; non con rumore, ma con la sincerità del cuore; non con il vano sentimentalismo, ma con la sincerità del cuore e così sia. E ora se sfogliando queste pagine vi troverai riflessa qualcuna delle tue speranze più nascoste e persino qualche pensiero espresso con le precise tue parole che non hai dette ancora a nessuno, senti il mio cuore più vicino alla tua preghiera. Sappi soltanto che se ti parla così non è per merito suo, ma perché ha raccolto l’eco di tanti altri cuori ignoti e lontani che tremano d’angoscia e di speranza. Facciamo nostro l’amore di ognuno. Facciamo nostro il dolore di tutti. Uniamo i cuori in una preghiera sola. E così sia.
Brani scelti da “Il Trittico del cuore” Saper Amare, Saper Soffrire, Saper Credere di Nino Salvaneschi.
Attraverso il mio scritto voglio portare lo spettatore in uno spazio artistico libero e dinamico dove le parole scolpiscono il foglio di carta e il mondo virtuale. Ritornare a scoprire l’arte e le relazioni con le persone nel terribile periodo della pandemia. Portare lo spettatore per mano e coinvolgerlo in una danza spirituale e morale. Immaginiamo di danzare con le arti come se fossimo all’interno di un quadro multicolore e multietnico. Ritroviamo la felicità e l’amore per la vita come se lo spazio narrativo ci portasse dentro ad una danza musicale. La narrazione sconfina verso uno spazio sensoriale e ricco di forme artistiche e culturali. Personaggi diversi portano il lettore a scoprire musei ed altri luoghi della cultura di Roma, parlando anche di argomenti e tematiche multidisciplinari riguardanti l’arte antica, contemporanea, il teatro e il cinema. Anche in un periodo duro come questo non bisogna perdere l’entusiasmo e la creatività del narrare. Voglio dare slancio e vitalità al racconto alternando recensione e narrazione. Innovare la scrittura attraverso la forza della parola. Bisogna immaginare lo spazio nel quale scriviamo come un’opera d’arte vivente che prende forma attraverso la nostra creatività e la nostra passione.