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L’Eau’dyssée de la Mediterranée (2)

Un arrivo nella città di Nizza dopo un anno di avventura - 25 Settembre 2025

Nel primo articolo sul ’L’eau’dyssée”, mi ero fermato dopo del mio incidente nella provincia di Campari, vicino a Napoli. Ma non era la conclusione del mio percorso.

Una volta a casa, due mesi sono stati necessari per ritrovare un sorriso pieno di denti e rimetermi in piedi.

In due

L’obiettivo è di raggiungere la Turchia passando per tutta l’Italia e la Grecia e poi tornare indietro attraverso i Balcani…
Il desiderio di intervistare gli associazioni impegnate nella protezione del Mediterraneo non è sparito dopo del incidente.
Purtroppo, Rigo (la mia prima biccicleta) non farà parte della nuova avventura verso la Turchia a causa del suo stato dopo dell’incidente. Renato, un nuovo gravel dal nome del mio salvatore napoletano – che ha chiamato l’ambulanza -, lo ha sostituito per questo nuovo percorso : “La Néeau’dyssée del Mediterraneo”.
Il 25 giugno, agli albori, lascio la mia casa che spero di non rivedere troppo prematuramente.
Prendo la direzione delle montagne, per evitare la grande città di Niza ma soprattutto per salutare un’ultima volta i miei amici prima di attraversare le Alpi.
I primi giorni, sentimenti ambivalenti mi seguono.
La gioia di riprendere la bicicletta e di assaporare nuovamente l’avventura è offuscata dalla paura di lanciarsi per ragioni sbagliate in una futile fuga in avanti. Temo che questa nuova partenza possa essere solo meno buona del precedente. Come una pallida copia del passato.
Però, il mio arrivo nella citta di Stradella vicino a Alessandria mi ha cambiato le mie idee. Arrivando dopo 200 chilometri, ero alla ricerca di una fontanella per raffredarme in questa fornace. Ma mentre l’invidia diventa sempre più pressante,nessuna fontanella in vista…
In questo momento, scorgo una tavola piena di persone sorridenti e fluisce un’aria piacevole.
Mi dicevo allora : “Devo parlare con loro, sono sicuro che potranno darmi l’acqua, o almeno devo provare…”
Quando inizo a parlare, sento venti paia di occhi molto curiose, che mi guardano come un alieno. Ma invece di darmi acqua, mi propongono di cenare e di disfruttare della sera con loro.
Come ciliegina sulla torta, sono invitatto a passare la notte direttamente dove sono arrivato. Non potevo essere in un migliore posto, ero arrivato nella Croce Rossa italiana di Stradella.

Ospitato dalla Croce Rossa di Stradella – 30 giugno 2025

Morale della storia : non esitare mai ad avvicinare gli stranieri, soprattutto quando si tratta di chiedere qualcosa di così utile come dell’acqua… Lo straniero è un amico che non abbiamo ancora incontrato.
Prima di ritrovare la freschezza del mare Adriatico, devo affrontare la valle del Po. Un sole cocente mi aspetta per oltre 600 chilometri con campi aridi a perdita d’occhio.
Un vero e proprio battesimo del fuoco.
Arrivato nel piccolo villaggio di Cortemaggiore, mi metto alla ricerca di una fontana per rinfrescare il mio corpo bruciato dal sole.
In quel momento, sento degli occhi posarsi su di me. Ciro e Ivano, due pensionati dal sorriso contagioso, mi offrono un caffè di benvenuto.

Ciro e Ivano: I bellissimi di Cortemaggiore 1 luglio 2025

Visto il mio stato di stanchezza già avanzato, accetto volentieri. Restiamo un po’ al bar, senza che mi preoccupi minimamente dell’ora, scambiandoci opinioni su questi viaggi che cambiano la vita.
Leggo nei loro occhi l’ammirazione, avrebbero sognato di partire all’avventura in gioventù.
Con un nuovo slancio di generosità, mi offrono il loro aiuto per trovare un alloggio per la notte. Purtroppo non potevo rimanere a Cortemaggiore, la strada da percorrere è ancora troppo lunga, devo andare a dormire a Bologna.
Senza esitare, passano in rassegna tutti i loro contatti e dopo alcune telefonate ho la mia soluzione : una famiglia è felice di ospitarmi per tutto il tempo che desidero.

Raffaele e Loretta: Un’accoglienza eccezionale a Pianoro – 3 luglio 2025

Ho le lacrime agli occhi.
Lascio i miei due samaritani dopo un solenne addio e con il cuore leggero. Nonostante i 38 °C indicati dal termometro della città, questo gesto disinteressato mi aiuta a mantenere una ventata di freschezza per tutta la giornata.
L’unica difficoltà, e non da poco, è raggiungere Bologna in tempo per non arrivare troppo tardi ai miei ospiti.
Inizia quindi una vera e propria corsa contro il tempo: mancano 180 chilometri da percorrere, mentre è quasi mezzogiorno.
Dopo lo sforzo e alle porte della notte, finalmente arrivavo. Avevo l’impressione di ritrovare dei vecchi amici, tanto l’accoglienza è incredibile. Ancora senza fiato, Loreta mi mostra la mia camera. Ho diritto a un appartamento privato nella loro casa di campagna, lontano dalla città. Un sogno ad occhi aperti… I chilometri passati a imitare Marco Pantani sono stati decisamente ripagati.
Alla fine, rimango lì per 3 notti e incontro tutta la famiglia in questo piccolo paradiso verde…
Una volta raggiunta l’Adriatico, mi metto alla ricerca di associazioni impegnate nella conservazione della fauna locale. A Rincione ho incontrato l’associazione Cetacea, dove ho avuto l’opportunità di scoprire un centro dedicato al salvataggio e alla cura delle tartarughe marine. Non avendo una formazione in biologia, ho ascoltato attentamente le spiegazioni di Martine durante la visita di gruppo.
Nonostante questi momenti di ospitalità e incontri, il resto della penisola è stato duro, sia fisicamente che mentalmente…
Dopo una serie di disavventure di ogni tipo e notti sotto le stelle, mi ritrovo nella città denuclearizzata di Foggia. Vedo uno stadio di calcio e mi precipito a chiedere ospitalità prima che cali la notte.
Penso che la missione sarà sorprendentemente facile.
Tra sportivi, l’intesa è sempre migliore. Almeno fino ad ora…
All’inizio mi ricarico le batterie scherzando con i dipendenti, poi l’atmosfera si fa tesa e mi chiedono un compenso per l’elettricità utilizzata. Allo stesso tempo, i presidenti del club mi chiedono dei soldi per dormire all’aperto sul campo da calcio, ma al riparo, secondo loro. Un altro mi propone addirittura di pagarlo per dormire nella sua cantina fuori città.
La tensione sale… Ricevo minacce e decido di andare via.
Finisco per trovare un campo lontano dalla città, segnato dalla stanchezza e dal sale accumulato.
Contro le previsioni del tempo, un violento acquazzone mi strappa dalle braccia di Morfeo. È l’unica volta durante il viaggio in cui l’assenza della mia tenda si è fatta sentire in modo drastico.

Sulle strade greche 15 luglio 2025

Il vantaggio di viaggiare in bicicletta è che i chilometri percorsi aiutano a superare immediatamente le difficoltà. Bisogna vivere il momento presente. Non c’è né il tempo né lo spazio per soffermarsi sugli eventi passati.
Eccomi quindi in viaggio verso l’ultima tappa della mia avventura in Puglia: raggiungere Brindisi.
Arrivato all’estremo sud dell’Italia, sono determinato a riprovare l’esperienza dell’autostop in barca per raggiungere le coste elleniche o turche.
Purtroppo, dopo 3 giorni passati a interpellare tutti i marinai, ho dovuto rassegnarmi a rivedere le mie ambizioni. Alla fine sarà un traghetto per Igoumenitsa, in Grecia…
Ci arrivo al mattino presto, disorientato, dopo aver passato la notte su un tappeto tra due bagni. Ma per una volta non sono l’unico a fare questo.
Il mio unico obiettivo nel raggiungere quest’ultimo paese europeo era arrivare ad Atene. Per il resto, mi affido alle mie conoscenze, e dire che non ho studiato molto è un eufemismo!
Quindi, sotto il sole cocente, elaboro il mio piano d’azione: saranno poco meno di 500 chilometri prima di entrare nella capitale greca.
Per unire l’utile al dilettevole, decido di percorrerli in meno di 3 giorni.
Finisco il primo giorno su una spiaggia, sotto la strada.
Il mio lusso serale : un bagno di mezzanotte dove l’acqua mi offre il riflesso di una luna piena abbagliante. E mi addormento, tranquillo, sotto il rumore delle onde che si infrangono sui ciottoli.
Ma il sonno dura poco… Alle 3 del mattino mi sveglio di soprassalto, è ora di partire.
Mi aspettano 280 chilometri, quindi è meglio che mi dia una mossa.
Solo pochi minuti dopo il mio risveglio, ancora assonnato, attraverso una salita che farebbe impallidire tutti i passi del Giro.
All’alba, sono costretto a fare un pisolino più che vitale, i miei occhi giocano a chi resterà aperto meno a lungo. Sarà sicuramente il primo, ma non l’ultimo della giornata.
Dopo aver percorso 200 chilometri, sento che sto per addormentarmi per l’ennesima volta nella giornata. Devo ricorrere a un metodo all’altezza della mia sonnolenza. Entro in un bar, ordino e una volta fuori mi faccio una doccia vestito davanti a dei vecchi greci seduti, sbalorditi da uno spettacolo del genere.

Un arrivo al tramonto a Izmir – 24 luglio 2025

Dopo una giornata passata a lottare contro il sole e la mia stessa stanchezza, trovo una spiaggia sottostante e mi addormento immediatamente.
Il contratto è stato rispettato, sono alle porte della città. Una volta arrivato, vengo accolto da un lontano amico di famiglia e riprovo a fare l’autostop in barca per raggiungere l’altra sponda del mare: la Turchia.
Quattro giorni a smuovere mari e monti, a ottenere tutti i contatti possibili per poi arrendermi all’evidenza: nessuna barca mi porterà in Turchia.
Ancora una volta devo rassegnarmi a prendere un traghetto, per un nuovo capitolo dell’Eau’dyssée: la Turchia.
È la prima volta dal Marocco che lascio l’Unione Europea. Questa volta non dipendo da nessuna nave. La strada è conosciuta fino al mio ritorno in Francia.
Mentre mi metto in viaggio, sono colpito dalla curiosità dei turchi. Incuriosito, sento alle mie spalle dei “çay”, “çay”, che non sono altro che inviti a prendere il tè.
Un girno, mi fermo per prendere dell’acqua e un tavolo di uomini di tutte le età mi invitano a sedermi. Il contatto è difficile, balbettante tra Google Traduttore e le poche parole di turco che ho imparato. Tuttavia, questo non impedisce loro di farmi decine di domande sul mio progetto.
In un piccolo villaggio vicino a Izmir, la generosità dei turchi è andata ancora oltre. In un negozio, due persone sono venute da me per chiedermi da dove venissi. Quando ho detto che ero francese, i loro volti si sono illuminati.
Mi hanno offerto di mostrarmi il posto migliore dove dormire al riparo e hanno voluto farmi dei regali per darmi il benvenuto.
Mi ritrovo quindi con una decina di peperoncini, chili di pomodori, cetrioli e soprattutto un’enorme anguria di 8 chili.
“Come pensano che potrò trasportarla?”, mi dico ridendo.
Dopo una serata ricca di emozioni e aneddoti con i giovani del villaggio, mi sono addormentato con la mia anguria semiaperta come nuova compagna per la notte.
Allo stesso modo, mentre guidavo in direzione di Istanbul, ho fatto una sosta nella città di Balikesir. Per trovare un po’ di tranquillità, ho deciso di fermarmi in un vicolo cieco. Mi sono imbattuto in alcune donne che giocavano a carte e che mi guardavano in modo strano. Ho spiegato loro le mie intenzioni. Per fortuna, una delle ragazze parlava correntemente l’inglese.
Quando traduce alle sue compagne più anziane, ho visto i loro volti distendersi e mi hanno invitato a entrare nel loro giardino.
Dieci minuti dopo, senza averlo chiesto, mi sono ritrovato seduto a tavola, servito come un Re magio portatore di buone notizie.
Sebbene all’inizio avessero mostrato una certa riluttanza, mi chiedono se posso restare con loro per diversi giorni, in modo da avere il tempo di scoprire i dintorni in dettaglio…

Ricordi di Balikesir – 28 luglio 2025

Come non parlare anche del mio incontro con un muezzin nella vicina città di Mustafakemalpaşa. Avevo ricevuto il permesso di dormire fuori dalla moschea, ma al riparo dal vento e dalla pioggia.
Mentre stavo per addormentarmi, ho sentito una mano posarsi sul mio corpo disteso. Con un sussulto,
mi sono alzato di scatto. Era nientemeno che il muezzin che, in un impeto di gentilezza, era venuto a augurarmi la buona notte e a invitarmi a fare colazione.24 ore dopo, mi ritrovavo nel cuore della metropoli di Istanbul, dove ho passato quattro ore a destreggiarmi tra i camion, le corsie di immissione e le moto senza specchietti retrovisori e i miei pantaloncini strappati… Un mix perfetto per entrare di notte in questa città di 15 milioni di abitanti.
Se in Turchia il paradiso risiede nel cuore delle persone, l’inferno è decisamente sulla strada…
Istanbul segnava la fine del mio viaggio di andata della mia Odissea nel Mediterraneo.
Una città millenaria che simboleggia l’unione tra Asia ed Europa e che per me sarà la porta d’ingresso verso un nuovo capitolo: i Balcani.

La bellezza del durmitor – Montenegro 1 Settembre 2025

Il ritorno in Grecia ha riservato molte sorprese. Durante una notte trascorsa fuori da una chiesa ortodossa nella città di Salonicco, mi sono svegliato con la sorpresa di vedere una nonna che mi fissava dalla finestra.
All’inizio ho pensato che fosse indignata dal mio comportamento, pronta a chiamare la polizia…
Ma invece, pochi minuti dopo, è scesa per portarmi la colazione e il caffè su un vassoio. Quel giorno ho imparato a non giudicare un libro dalla sua copertina.
Un gesto che non dimenticherò facilmente.
Tra tutti i paesi che ho attraversato, la Macedonia è sicuramente il più inaspettato.
Una volta attraversato il confine, ho intenzione di fermarmi nella città di Bitola, ma una partita di calcio attira la mia attenzione. Sento che al mio arrivo gli occhi degli spettatori si distolgono dalla partita in corso. Incontro Elvis e Idriss, due macedoni di origine albanese che spalancano gli occhi con entusiasmo ascoltando il racconto del mio viaggio.
Idriss, molto ubriaco, mi invita a dormire a casa sua. Per prudenza, rifiuto e pochi istanti dopo, il suo amico Elvis percepisce il mio disagio e mi offre anche lui un alloggio.
Questa volta non ho motivo di rifiutare. Per raggiungere la sua casa, devo mettere la mia bicicletta nel camion di Idriss e accompagnarlo. Che paura! Dieci minuti dopo, sull’orlo di un incidente stradale, devo prendere il volante dalle sue mani per evitare la barriera di sicurezza.
Anche la serata non è stata tranquilla. Seguendo i due compari, mi ritrovo in un’immensa festa di paese all’aperto, una festa che celebra un elemento costitutivo della regione: l’anguria.

Elvis e tutta la famiglia per sempre nella mia memoria – Macedonia 16 agosto 2025

La serata prosegue al ritmo di canti e danze folcloristiche conosciute da grandi e piccini e, nonostante la mia buona volontà, fallisco miseramente nel farmi passare per macedone.
Seguendo i consigli di molti dei miei ospiti, il giorno dopo parto alla conquista del Monte Korab, la vetta più alta della Macedonia e, secondo loro, una delle meraviglie del paese.
L’unico inconveniente: per arrivare al punto di partenza dell’escursione, bisogna percorrere 15 chilometri su una pista da mountain bike, in un parco nazionale popolato da orsi e lupi. E cosa c’è di meglio che arrivare di notte in un posto del genere? Preferibilmente da soli!
Anche gli ufficiali alla frontiera sembravano preoccuparsi per me mentre mi guardavano addentrarmi nell’oscurità della foresta. Per due ore, il verso delle civette e molti occhi mi hanno tenuto compagnia, cosa di cui avrei fatto volentieri a meno. In sella alla bicicletta, ho sentito una sensazione di vulnerabilità paragonabile a quella di nuotare da solo in mezzo all’oceano.

Un risveglio nel parco di Mavrovo per farmi dimenticare i timori del giorno prima – 20 agosto 2025
In ccima al monte Korab con i miei amici polacchi – 20 agosto 2025

Ma al mio risveglio, di fronte allo spettacolo grandioso del parco nazionale che mi circondava, tutta la paura del giorno prima è svanita rapidamente…Ed è così che, accompagnato da Marek e Agna, due escursionisti polacchi incontrati per caso, ho scalato il Monte Korab… in pantaloncini e scarpe da ciclista.
Il resto dell’avventura non è stato meno emozionante…
Durante un’intervista con una biologa sulle attività della sua associazione “Ecologists of Montenegro”, sono stato invitato ad assistere a un concerto tributo ai Pink Floyd sulle montagne circostanti. L’intervista più redditizia e utile della mia vita…
Ancora oggi immagino l’eco dei Pink Floyd aleggiare su queste montagne innevate.

Lo Stelvio in bikepacking: una vera prova – 14 Settembre 2025

Molte pedalate dopo, ritrovai l’Italia che avevo lasciato un mese e mezzo prima su una nave. Per concludere l’avventura con innumerevoli sfide, ho deciso di attraversare i passi più belli della penisola: come un’ultima battaglia per quest’anno. Così, lo Zoncolan, il Passo dello Stelvio e le Dolomiti sono entrati a far parte del mio immaginario di ciclista appassionato.
Questa volta, niente mare in vista, ma piuttosto montagne, che saranno le mie guide fino al mio ritorno in Francia.
Ed è così che si conclude a Nizza questa “Eaud’yssée del Mediterraneo”, lunga 13.500 chilometri attraverso 12 paesi con una ventina di interviste in tasca in quasi un anno di avventura.
Ma al di là delle migliaia di chilometri, sono soprattutto queste centinaia di volti che desidero conservare nella memoria e ringraziare ora.

Un arrivo nella città di Nizza dopo un anno di avventura – 25 Settembre 2025

Ringraziare tutti questi incontri improvvisi, siano essi fugaci o al contrario duraturi, che hanno reso questo viaggio una realtà che supera tutti i sogni che potessi avere.

Anaël Fabre Delmar

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