Matteo Ghira rappresenta una delle figure più interessanti della nuova generazione di professionisti italiani. Con una solida formazione in Medicina e un’esperienza come Public Affairs Intern, si distingue per la capacità di muoversi con autorevolezza tra analisi scientifica, relazioni istituzionali e visione strategica. Un profilo già maturo, capace di coniugare competenza, lucidità e sensibilità politica, che lo colloca tra i giovani talenti più promettenti del suo ambito
La tua storia nasce a Roma, passa per una laurea in Medicina in inglese a Sofia e arriva oggi al mondo delle relazioni istituzionali: qual è il filo rosso che unisce queste tappe così diverse del tuo percorso?
Ho iniziato Medicina con l’obiettivo di diventare chirurgo, ma sin da subito sono stato affascinato anche dalle relazioni internazionali e dal mondo degli affari. Durante gli anni di studio universitario ho iniziato a coltivare parallelamente queste due passioni, finché, a metà del percorso, ho avviato una piccola attività di import. Quell’esperienza è stata un punto di svolta che mi ha permesso di scoprire da vicino le dinamiche del commercio internazionale e degli affari regolatori. Ho capito allora che, pur portando a termine il mio percorso in Medicina, la mia strada sarebbe stata un’altra. Venni poi a conoscenza, tramite amici, di un Master in Lobbying e Relazioni Istituzionali alla LUISS, che mi è sembrato il perfetto incontro tra impresa, politica e relazioni umane, scegliendo quindi di intraprendere quella direzione.
Durante gli anni dell’università hai sviluppato un’attività di import dall’estero all’Italia: cosa ti ha insegnato quella esperienza sul funzionamento reale del commercio internazionale e su te stesso come giovane imprenditore?
È stata un’esperienza che mi ha insegnato moltissimo, sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano e relazionale. Quando ho iniziato, conoscevo poco le “regole del gioco”, ma sul campo ho imparato a gestire la logistica internazionale, le vendite, il sourcing, la contabilità e, soprattutto, le relazioni con partner e stakeholder esteri. Da giovane imprenditore ho capito che l’inesperienza non deve diventare un limite, serve coraggio, e a volte bisogna semplicemente buttarsi per non restare fermi. Forse però la lezione più importante è stata un’altra: quell’esperienza mi ha aiutato davvero a capire la direzione in cui volevo orientare la mia carriera.
Hai un forte interesse per i mercati emergenti, in particolare per il continente africano: quali opportunità vedi in quell’area e in che modo immagini di poter contribuire allo sviluppo di relazioni economiche e istituzionali più solide?
L’Africa rappresenta oggi uno dei principali fronti di crescita globale, con opportunità trasversali che spaziano dalla sanità all’istruzione, fino a settori chiave come le risorse naturali, l’agricoltura, la digitalizzazione e le infrastrutture. Un ambito particolarmente interessante è quello delle gare finanziate dalle Banche multilaterali di sviluppo, che non solo attivano investimenti consistenti ma incentivano anche standard più elevati di trasparenza e sostenibilità. Allo stesso tempo, molti Paesi africani stanno dimostrando una crescente apertura verso modelli di partnership pubblico-private, offrendo ampi spazi per la collaborazione internazionale.
Vorrei che il mio contributo si inserisse proprio nella prospettiva di favorire un dialogo strutturato tra istituzioni, imprese e fondi di investimento, capace di coniugare sviluppo economico e rafforzamento della governance. L’obiettivo deve essere di sostenere la creazione di relazioni economiche e istituzionali più solide e resilienti, contribuendo a processi decisionali più efficienti e a un ambiente di cooperazione meno esposto alle fragilità politiche e burocratiche che ancora caratterizzano alcuni contesti.
Ora stai completando un Master in Lobbying e Relazioni Istituzionali alla Luiss e lavori presso un think tank specializzato in competitività: qual è la visione professionale che ti guida e come intendi unire medicina, business e geopolitica nel tuo futuro?
Premettendo che ho sempre avuto una forte passione per gli affari e per le dinamiche politiche nazionali, la mia vera vocazione però riguarda la geopolitica e gli affari internazionali. Mi interessa capire come le scelte istituzionali, economiche e strategiche si influenzino a vicenda e possano generare sviluppo, soprattutto nei contesti emergenti, dove la costruzione di buone relazioni e governance solide fa la differenza.
La mia formazione in medicina mi ha dato metodo e rigore, ma anche la possibilità di comprendere a fondo le questioni legate al settore salute, che ritengo un campo chiave per la cooperazione e la crescita sostenibile. Il Master in Lobbying e Relazioni Istituzionali alla Luiss mi ha poi permesso di affinare la capacità di leggere i processi decisionali e di costruire relazioni efficaci tra pubblico e privato. Inoltre, la mia attuale esperienza in un think tank specializzato in competitività, con focus però unicamente su Italia e Unione Europea, sta contribuendo in modo decisivo alla mia crescita professionale. Ho la fortuna di lavorare ogni giorno con un team straordinario, competente e affiatato, che rappresenta un contesto stimolante di confronto e collaborazione. Il loro supporto, la disponibilità a condividere esperienze e l’approccio dinamico con cui ogni progetto viene affrontato mi stanno aiutando a comprendere in profondità le logiche e i meccanismi di un’attività di advocacy di altissimo livello.
Il mio obiettivo è valorizzare queste esperienze e competenze per contribuire a rafforzare i legami tra l’Italia, e più in generale l’Europa, con i mercati emergenti, con particolare attenzione al continente africano. Penso che la sfida oggi sia unire visione geopolitica, capacità di dialogo economico e sensibilità istituzionale per costruire partnership che durino nel tempo.