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Comunitarismo e individualismo: una contrapposizione sempre più evidente
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Comunitarismo e individualismo: una contrapposizione sempre più evidente

Dal sogno comunitario di Aristotele e Rousseau alla frammentazione individualista contemporanea.

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Sembra che l’antitesi Destra Sinistra sia stata superata dalla dinamica stessa degli accadimenti storici. Questa è la ragione per la quale occorrerebbe individuare altre dinamiche per giustificare i conflitti che sembrano connaturati all’interno di ogni società. Occorre partire dal concetto di comunità teorizzata da Aristotele, la koinonia che sarebbe connaturata in ogni uomo in quanto animale politico. A causa di questa sua natura, l’uomo tenderebbe ad allargare il nucleo originario familiare, arrivando alla polis, società in cui, secondo il filosofo, agli uomini sarebbe permesso raggiungere la piena realizzazione. Ogni Stato, di qualsiasi dimensione, sarebbe sempre una proiezione della polis originaria. Che si tratti del libero comune, col suo campanile, simbolo visivo di identità ed estensione verticale e spirituale di una comunità orizzontale, o la nazione, il concetto rimane il medesimo.

Col filosofo ginevrino Jean Jacques Rousseau si giunge alle moderne teorizzazioni della comunità e al concetto non banalizzabile di volontà generale. L’uomo nuovo dovrà arrivare da solo, secondo il filosofo, a comprendere che la vera libertà risiede nel collettivo e non nell’individualismo. Se non si comprende Rousseau non si comprende la modernità che si affaccia con lui. Non si potranno comprendere neppure i movimenti di massa che hanno preso forma nell’Ottocento e che sono deflagrati nel Novecento a causa di scontri fra concezioni diverse. Il mondo è passato dal principio del monarca per diritto divino, all’avvento delle masse che irrompono nella storia per una serie di accadimenti.

Il sogno di Rousseau era quello di cancellare ogni forma di egoismo individualista. Il concetto di nazione moderna nasce con lui ma questa sua idea ha bisogno dell’apporto del Romanticismo per svilupparsi pienamente perché l’illuminismo era troppo schiavo delle utopie universaliste. Il movimento spirituale, letterario, artistico e culturale denominato Romanticismo, si è sviluppato in Europa proprio dalla fine del XVIII secolo, interessando anche il successivo. A differenza dell’illuminismo prende in considerazione anche il sentimento, e di conseguenza esalta l’identità nazionale, a causa delle tradizioni di un popolo, la storia comune, la cultura e vengono riscoperte anche le antiche radici medievali. Grazie a questo movimento viene sottolineata la diversità di ogni nazione, l’individualità collettiva.

Grazie al Romanticismo sarà sottolineato il senso di appartenenza e identità comune. Sarà il Romanticismo tedesco che identifica il concetto di “Volksgeist”, lo spirito del popolo. Riassumendo, grazie alle idee illuministe e giacobine diffuse in Europa dalle gesta di Napoleone Bonaparte, ma anche col contributo indispensabile della diffusa cultura romantica, si sono potuti realizzare i molteplici Risorgimenti europei, favoriti del risveglio di un forte senso di identità. Viene valorizzata l’unicità nazionale che affonda le proprie radici anche nel folklore e nelle tradizioni popolari. La nazione è sentita come un organismo vivente o anche, come nella poetica di Giovanni Pascoli, concepita come nido, rifugio sicuro e protettivo simbolo di affettività fraterna. Tale concetto di patria sembra ricollegarsi a quello di volontà generale del filosofo ginevrino.

Il Romanticismo sembra favorire la riscoperta di un insieme di usanze, pratiche, valori, tramandati da secoli nelle comunità rurali per mantenere vive le proprie radici e il patrimonio culturale anche attraverso feste, rituali, celebrazioni. Anche i movimenti socialisti che si sono avvicendati fra il XIX ed il XX secolo, come reazione all’irrompere quasi brutale della rivoluzione industriale, hanno fatto parte della spinta comunitaria e solidaristica, come anche il sindacalismo, le varie leghe operaie e le Società di Mutuo Soccorso, fiorite quasi per necessità. Occorre ammettere che anche i movimenti rivoluzionari di tipo collettivistico come i totalitarismi che hanno travolto il Novecento, fanno parte della stessa grande famiglia comunitaria anche se con tratti di esasperazione.

Nel Novecento queste idee sono esondate dal continente europeo, alimentando molte spinte all’autodeterminazione dei popoli, caratterizzando le spinte anti coloniali, da Gandhi a Peron, da Nasser, a Castro, fino al Fronte di Liberazione Algerino. Alla fine del Settecento, sempre in opposizione all’assolutismo monarchico, prende forma un movimento culturale di tipo democratico ma che si differenzia profondamente dallo spirito di Rousseau, come dal Romanticismo e dal concetto di identità nazionale. È il liberalismo che dell’illuminismo sottolinea maggiormente la componente universalistica ed individualista.

Il movimento liberaldemocratico, pur rifacendosi alla Rivoluzione prende piede in America e in Inghilterra. Si sottolinea la possibilità dell’individuo di realizzare le proprie aspirazioni. Certo liberalismo si differenzia notevolmente dallo sviluppo del pensiero democratico europeo perché enfatizza l’individuo e non la comunità come principio fondamentale. Questa forma di liberalismo è stata definita capitalismo da molti pensatori, il cui il più noto è Karl Marx. Per questo filosofo capitalista è ogni sistema economico basato sulla proprietà privata dove il capitale è nelle mani in quella che definisce classe dei capitalisti. Marx condanna la mercificazione del lavoro.

Oltre che nel liberalismo troviamo la valorizzazione del sé anche nella moderna Sinistra che sembra aver reciso ogni legame con le idee comunitarie del Novecento, che siano state collettiviste, solidaristiche o di identità, per trovare filiazione nel pensiero liberale che suscita maggior attrattiva a causa dei richiami alle libertà individuali. È una Sinistra che predilige le battaglie sui diritti civili, delle donne, delle minoranze, i diritti di liberazione sessuale o i diritti LGBTQ, piuttosto che nutrire nostalgia per la comunità descritta dal sociologo Ferdinand Tonnies. Non è da oggi che si presenta questo fenomeno, i movimenti controculturali risalgono agli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso.

Tutti ricordiamo il movimento hippie e la New Left o nuova Sinistra americana. Si iniziava col chiedere la liberazione da ogni norma sociale. Questo periodo, forse non casualmente, corrisponde anche ad una liberalizzazione di tipo economico. Infatti un’ondata di neoliberismo investe l’Occidente e viene privatizzato tutto ciò che era pubblico e che era stato considerato conquista sociale. Sembra eclissarsi anche il concetto di uomo animale essenzialmente politico teorizzato fin dai tempi di Aristotele, il riflusso nell’individualismo crea una società estremamente narcisista.

Il sociologo Christopher Lasch nel suo saggio “Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato di assedio”, nota che l’attacco alla famiglia non nasce con la controcultura che sembra piuttosto l’atto finale di un processo iniziato precedentemente. Secondo il sociologo l’inizio dell’attacco alla famiglia iniziò con la rivoluzione industriale quando la produzione fu trasferita nella fabbrica. Infatti, un tempo, le famiglie tradizionali erano anche importanti centri economici e produttivi in cui regnava quasi una forma di autarchia. Nei casali non si producevano unicamente generi alimentari ma anche di consumo, filati, abiti o altro e dove talvolta molti membri si industriavano come impegnati in un’azienda. La famiglia non era unicamente un nucleo affettivo ed educativo ma anche un motore produttivo. Era uno Stato in nuce perché non era una famiglia nucleare.

Oggi le nuove contrapposizioni sono tra comunitarismo ed individualismo, ma sembra che si vada in direzione di una atomizzazione della comunità ed una sua completa disgregazione. Infatti, istituzioni comunitarie come la famiglia, gli Stati, le nazioni, i partiti politici, i sindacati e le stesse classi sociali, vanno rarefacendosi sempre maggiormente per giungere a società costituite da monadi. Smantellando ogni concetto di autorità vengono smantellati anche leggi, regolamenti, normative, utili a contenere un neocapitalismo selvaggio e sovranazionale.

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