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I momenti bui della guerra e della pace

©️ patrick pascal

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

La questione della guerra e della pace in Ucraina è oggi senza dubbio in bilico. Il Paese continua a essere scosso sul fronte esterno, così come lo è ormai nelle sue fondamenta interne e nei valori a cui deve aderire per consolidare un destino europeo finora ostacolato.

Già nel dicembre 2022, Henry Kissinger aveva ipotizzato diversi scenari teorici per la fine della guerra, due dei quali favorevoli a Kiev (cfr. Un ritorno allo status quo ante, ovvero alla situazione precedente al 24 febbraio 2022; una riconquista della Crimea); il terzo scenario, ritenuto più probabile, era un congelamento degli scontri sulle linee del fronte e la non adesione alla NATO. Il “piano di pace” ancora incerto di cui si parla ora sembra evocare la cessione di territori non ancora conquistati a favore della Russia.

Si tratterebbe quindi, al di là delle apparenze, di una vittoria per il Cremlino? Niente è meno sicuro. Non ci troviamo forse di fronte a una guerra che l’Ucraina non aveva il diritto di perdere ma che non poteva vincere, mentre la Russia non poteva perderla, dati i suoi mezzi, senza però avere la certezza di poterla realmente vincere?

Il fattore tempo è stato determinante in questo conflitto. Contrariamente a quanto generalmente affermato, non ha necessariamente giocato a favore di Mosca. La resistenza ucraina è stata glorificata dalla sua tenace perseveranza, che ha fatto guadagnare a Kiev galloni europei, alla fine più importanti di un ingresso nella NATO dal futuro ormai incerto; non si possono tuttavia minimizzare le distruzioni che l’Ucraina continua a subire quotidianamente. Per quanto riguarda la Russia, la sua violazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite – per di più da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza – e il suo atteggiamento spietato nei confronti della popolazione civile le hanno conferito una reputazione ancora più terribile di quella che avrebbe avuto se il conflitto fosse cessato dopo i colloqui di Istanbul alla fine di marzo 2023. a questo bilancio molto negativo per il potere russo andrebbe aggiunta la dimensione economica: La Russia potrà fare a meno indefinitamente del mercato europeo del gas fornito tramite gasdotti, in assenza di una rete verso l’Asia che richiederebbe anni per essere realizzata?

L’Ucraina uscirà dissanguata dalla guerra e la Russia avrà rovinato per un periodo indeterminato le ambizioni di modernizzazione della sua economia e della sua società che aveva potuto nutrire nel periodo post-sovietico. La pace sarà per definizione preferibile allo scontro armato, se non si tradurrà in un dominio totale e in una servitù, ma più sarà rimandata, più rimarrà oscura.

 

 

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