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Il cacciatore di terroristi islamisti : intervista con Dimitri Bontinck

Dimitri Bontinck, veterano dell’esercito belga, vive ad Anversa. Ha completato sette missioni in Siria durante le quali ha salvato suo figlio, Jejoen, e altri ragazzi che erano stati radicalizzati dall’islamismo. Rilascia una toccante e molto particolare intervista a Tota Pulchra, testimonianza di un’esperienza di amore e redenzione

Salve Sig. Bontinck, Lei è autore del libro “The Terrorist Hunter”, un libro autobiografico che racconta la sua esperienza di vita che l’ha visto impegnato nel salvare giovani occidentali dall’arruolarsi nell’ISIS. Vuole parlarcene?

Per chi non conosce la mia storia, quando l’ISIS era al culmine della sua attività, sono andato in Siria per dialogare e negoziare 27 volte con l’obiettivo di convincere i giovani che avevano intrapreso la strada sbagliata della radicalizzazione e che la violenza non era la soluzione. Ogni volta che tentavo di redimerli, rischiavo di essere trattenuto, molestato, e a volte sentivo che la mia vita fosse in grave pericolo. Ancora oggi soffro di traumi. La mia impresa si è svolta sullo sfondo di orribili atti di odio e violenza in tutta Europa che sembravano non avere fine. Eventi come gli attentati ai treni di Madrid dell’11 marzo 2004 che causarono oltre 190 morti nel cuore della città e portavano la firma di Al Qaeda; gli attacchi agli autobus a due piani di Londra; i massacri terroristici come quello del Bataclan nel cuore di Parigi; l’omicidio di padre Jacques Hamel nel 2016 durante la Messa in Normandia; tragedie come quella sulla Promenade di Nizza; le decapitazioni di insegnanti; e il fallito attentato alla Sagrada Familia di Barcellona, trasformato poi in una strage di pedoni alle Ramblas nell’agosto del 2017. Tutto questo mi perseguita ancora e chiede una spiegazione logica alle radici dell’assurdità e della follia del terrorismo religioso nella società moderna. Inoltre, anche in Libia, dilaniata dalla guerra, si consumavano atti settari, come sulle spiagge di Bengasi, dove l’ISIS sgozzò 21 martiri cristiani, accanto agli attacchi sanguinosi contro chiese copte e monaci nel vicino Egitto. Sembrava chiaro fin dall’inizio che il Califfato avrebbe sofferto di una crisi d’identità acuta, proprio come i giovani radicalizzati che lo seguivano.

Ci racconti come è possibile che un giovane occidentale venga plagiato e radicalizzato dalla propaganda islamista.

È evidente che in Occidente esista un vuoto di valori che viene apparentemente colmato dall’idea di partecipare ad azioni “eroiche”. Abbiamo visto molte storie di ragazzi, figli di migranti dal mondo islamico, che per una ragione o per l’altra avevano perso speranza o fiducia nello stile di vita europeo, spesso a causa dell’esclusione dalla società. E ovviamente, ad attenderli, c’erano reclutatori che si presentavano come i veri modelli di riferimento e rappresentanti dell’Islam in Europa. Si proponevano come la migliore fraternità possibile, lavorando duramente per convincere questi giovani emarginati che non avrebbero più subito umiliazioni. I problemi sarebbero stati un ricordo del passato perché nei gruppi islamisti avrebbero trovato ogni tipo di aiuto. Venivano offerti soldi, perfino biglietti aerei per la Siria, con la promessa di incarichi prestigiosi. I giovani, ingenui, venivano illusi che tutto fosse in perfetta armonia e che l’autorealizzazione in Siria fosse garantita. Ragazzi indesiderati, spesso dalla pelle scura, che in Europa venivano discriminati per portare nomi come Mohammed o Ahmed, venivano facilmente attirati nella trappola dell’ISIS tramite l’inganno, con promesse più luccicanti del misero lavoro precario che veniva loro riservato in Europa come ultima possibilità. L’indottrinamento religioso veniva poi usato per un ulteriore lavaggio del cervello, attraverso imam radicalizzati che facevano leva sui sentimenti e sulla scarsa conoscenza della realtà di questi giovani. Venivano mostrati loro video dei bombardamenti di Bashar al-Assad su civili innocenti, spingendoli a provare empatia e a fraternizzare con la causa. In quanto reclute giovani, venivano incoraggiati a prendere posizione e a “fare qualcosa” contro ciò che vedevano nei video di indottrinamento. La radicalizzazione, la propaganda e il reclutamento avvenivano anche online, via Internet. È un processo molto veloce. Dieci anni fa anche mio figlio cadde vittima di questa trappola. I reclutatori hanno tattiche sempre nuove per indurre rapidamente la radicalizzazione, e ancora oggi il fenomeno continua sul web, mutando la psiche dei giovani in pochissimo tempo, con false speranze di una vita migliore, promesse di ricchezza, carriera, matrimonio con una sposa. Ma è tutto un inganno: appena arrivati in Siria vengono spediti nei campi di addestramento per diventare soldati incondizionati di Allah, e tutti sanno bene che vengono preparati al suicidio, sotto il presupposto jihadista che con l’auto-immolazione sarebbero finiti in paradiso, a godere delle settantadue vergini promesse dai testi sacri coranici. È un viaggio infernale di ritorno al Medioevo!

Dove avviene soprattutto la propaganda dei gruppi islamici radicali? È ancora presente in Europa, anche se non se ne parla più come qualche anno fa?

Sì, esiste ancora una propaganda violenta su Internet e un linguaggio d’odio feroce, mirati a colpire e screditare la nostra società e la nostra civiltà. Ci considerano kufar (non credenti). Non importa quante piattaforme vengano chiuse per incitamento all’odio, ne aprono subito di nuove per rimpiazzarle. È un gioco del gatto col topo. Hanno un’unica visione: vogliono dominare il mondo con il fondamentalismo islamico. Un Nuovo Ordine Mondiale e un’unica guida che serva solo a loro. Il loro dovere è convertire e ingannare (taqiyya) quante più anime possibile. La propaganda su Internet è dilagante e fuori controllo. Gli agenti dei servizi segreti in Italia e negli altri stati membri dell’UE hanno bisogno di budget migliori per sorvegliare in maniera più efficace. Alcuni non vogliono sentir parlare di questi problemi, convinti che le nostre democrazie siano sicure e che godiamo della libertà di parola, di religione, ecc. Nessuno vorrebbe vivere in uno Stato controllato o in uno Stato di polizia, certo. Ma di fronte agli scenari attuali di terrorismo in luoghi come Israele, Russia e Iran, serve un monitoraggio continuo della radicalizzazione. È un problema di sicurezza nazionale.

Secondo lei esiste un Islam moderato, o appare sempre aggressivo sotto un velo diplomatico?

Sì, esistono musulmani moderati, e io ne ho incontrati. Ma ci sono anche quelli che sono come lupi travestiti da pecore. Serpenti velenosi pronti a colpire. Se sei un kufar, non ti apriranno mai la porta del cammino verso la pace. Si sentono superiori ai cristiani, anche se, se scegliessero di dialogare e comportarsi in modo rispettoso, ci potrebbe essere una speranza. Tuttavia, corriamo sempre il rischio di essere pugnalati alle spalle, perché la loro mentalità è che la loro religione sia l’unica vera.

Lei sta concedendo questa intervista a un’associazione di ispirazione cattolica. Quale contributo può dare la Chiesa alla lotta contro il terrorismo? O, meglio, una fede cristiana salda è già di per sé una testimonianza contro le degenerazioni e le deviazioni di una fede mal interpretata?

Secondo me, il Papa dovrebbe visitare più spesso le zone problematiche del mondo, restare meno a Roma e prendere coscienza diretta della situazione. Deve portare un messaggio di speranza e amore a tutte le persone che soffrono, dove ci sono conflitti e guerre. La comunicazione deve essere rafforzata. Ha il privilegio e il potere di fermare guerre con la sua presenza fisica. Le istituzioni e le organizzazioni caritative, come Save the Children e altre simili, dovrebbero essere ancora più presenti nelle zone di conflitto. Ci dovrebbe essere anche un dialogo più aperto con il Vaticano per istituire la Massoneria come strumento internazionale e mondiale di pace e carità, poiché per natura essa è priva di proselitismi che generano conflitti e rivalità tra società e culture. È davvero tempo di raccogliere le pietre e trasformare le spade in aratri, se l’Umanità vuole sopravvivere secondo la volontà del Grande Architetto dell’Universo. Siamo chiamati a essere veramente degni delle sue grandi opere!

Speranza e Pace per il mondo, affinché Cristiani, Ebrei, Musulmani e perfino Indù possano camminare mano nella mano!

 

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