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La Russia e il suo doppio

Церковь Покрова на Нерли © Patrick Pascal

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Intuiamo vagamente che la guerra sul continente europeo stia volgendo al termine – questa è almeno la nostra speranza –, il che non significherà necessariamente una pace duratura, che dovrà ancora essere costruita. Ma alcune riflessioni risalenti all’inizio del conflitto possono aiutarci a immaginare la convivenza con un grande Paese che rimarrà nostro vicino e al quale siamo sempre stati legati.

🔺testo scritto il 19 aprile 2022🔺

Sì, esiste una Russia diversa da quella che mostra il volto dell’aggressione e della guerra, e non ha mai smesso di esistere.

Sì, la Russia, che è il paese più grande del mondo per estensione, dalle immense pianure del continente alle rive del Pacifico, può avere un destino europeo. In realtà non ne ha altri se vuole essere un attore significativo sulla scena internazionale, o addirittura una potenza, aspirazione dalla quale non si è mai distaccata nella sua storia.

Ma dovrà fare delle scelte, un’introspezione troppo a lungo rimandata sulla sua identità, dall’autocrazia imperiale a quella anacronistica del potere “putiniano”, senza dimenticare di procedere a una vera destalinizzazione, di cui il XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1956 non era stato, in fin dei conti, che un camuffamento.

Queste sono le condizioni per una distensione e una pacificazione autentiche e durature nel continente europeo. La guerra in Ucraina, di cui ogni giorno si teme un’ulteriore escalation nell’orrore, non potrà essere rapidamente archiviata come una perdita.

Non si potrà parlare del “dopoguerra” come se non ci fosse stata alcuna guerra. Non si potranno evocare con leggerezza i Trattati di Westfalia come se si trattasse del Sacro Romano Impero. Non si potrà fingere di rimanere ancora legati a un sistema “multilaterale”, mentre allo stesso tempo si rifiuta il concetto di “comunità internazionale” che rappresenta sempre un ideale da raggiungere. Non si potrà privilegiare un “concerto delle Nazioni”, riferimento al Congresso di Vienna del 1815, concetto che tradotto in termini del XXI secolo significherebbe un ritorno al mondo di Hobbes, quello dei predatori e della violenza istituzionalizzata.

Tutto questo, l’altra Russia che esiste certamente nel profondo e che oggi ha bisogno di un immenso coraggio per sopravvivere e a maggior ragione per esprimersi, non lo vuole.

La visione del mondo non può essere né “intellettuale”, cioè ideologica, né “storica” nel senso degli squilibri passati del dominio.La difesa della nazione può inserirsi solo in un insieme più vasto di fronte a quelli già costituiti. Il doppio della Russia è un’altra Russia per un’Europa autentica e quindi rasserenata.

🔺testo scritto il 19 aprile 202🔺

 

 

 Patrick PASCAL, Sulle Tracce di Alessandro, Una missione diplomatica con il vento dell’Est

 pubblicato nell’aprile 2026 e disponibile su Amazon.it, Amazon.com

 

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