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Sappiamo che gli USA hanno creato lo stato di tensione tra Russia ed Europa per provocare una frattura fra le due potenze economiche che si erano avvicinate pericolosamente per gli interessi statunitensi. Abbiamo osservato anche che l’Europa ha voluto perseverare nel clima di tensione bellica anche quando gli USA avevano cambiato politica in questo scacchiere.
Il solito discorso della sottomissione agli americani non era più valido per giustificare sempre tutto. Forse ambiti economici e finanziari europei hanno trovato conveniente questa corsa agli armamenti.
La finanza europea non era “bellicista” fino al 2022. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato registro. Da quel momento i soldi pubblici si sono spostati sulla difesa, e la finanza segue sempre i soldi pubblici.
Dal 2022 l’UE e i governi nazionali hanno sbloccato oltre 800 miliardi per la difesa, una cifra enorme. Le banche europee e i fondi pensione non possono ignorare un settore che improvvisamente ha commesse garantite dallo Stato per 10 anni. Leonardo, Rheinmetall, Thales sono diventati titoli con potenzialità in forte espansione.
Fino al 2021 molti fondi europei avevano escluso l’industria bellica dai criteri ESG, considerandola “non sostenibile”. Dopo il 2022 la Commissione UE ha detto chiaramente che la difesa è essenziale per la sostenibilità sociale dell’UE. BlackRock, Amundi, Allianz hanno tolto le restrizioni. Il risultato è che grossi capitali tornano sul settore.
La finanza vive di rischio e, con la guerra in Ucraina, la minaccia alla NATO e la competizione con la Cina, il “rischio geopolitico” è diventato centrale. Le banche d’affari europee hanno creato team dedicati a difesa e sicurezza. Parlare di riarmo non è più tossico nei board, è necessario.
La finanza europea non vuole la guerra per sé: preferisce giocare col fuoco. Vuole rendimenti, e oggi il riarmo europeo è uno dei pochi settori con domanda certa, finanziata dallo Stato, in un’economia che cresce poco. È un calcolo di profitto, non un’ideologia.
Esiste un grosso punto critico: questa spinta è tutta reattiva alla guerra in Ucraina e alla pressione USA. Se domani ci fosse una pace stabile, gran parte di questi capitali tornerebbe altrove. La finanza non ha una dottrina: pensa ai profitti.
In questa situazione lo stato sociale finisce schiacciato tra due forze, dato che ci sono meno soldi disponibili per il welfare. Gli aumenti della spesa per la difesa in Europa non spuntano dal nulla, ma arrivano da debito o da riallocazione di bilancio.
Nel 2024-2025 tutti i grandi Paesi UE hanno rallentato l’aumento della spesa per sanità, pensioni e sussidi. In Italia il DEF 2024 ha già messo un tetto alla crescita della spesa sanitaria al di sotto dell’inflazione. La Germania ha tagliato il sussidio di disoccupazione.
I nostri politici sono tutti informati di questo e nessuno si dice contrariato. Però fanno teatro accusandosi reciprocamente di non aver amministrato bene, come se la responsabilità ricadesse sui singoli Paesi e non sul piano strutturale.
Intanto i governanti europei si sforzano di diffondere il panico di una minaccia russa da cui occorre difendersi, replicando il vecchio maccartismo degli anni Cinquanta.