Guardando in questi ultimi giorni le drammatiche immagini che ci arrivano da Ceuta, come quella di due giovani immersi nell’acqua, aggrappati disperatamente a un salvagente gonfiabile per bambini nel tentativo di salvarsi, la realtà ci colpisce con una brutalità inaudita. Ci troviamo di fronte a persone umane, la cui unica colpa è la scelta di voler provare a vivere dignitosamente; eppure, questa stessa disperazione viene cinicamente utilizzata come strumento di ricatto e propaganda. In questo pezzo non posso non denunciare come i migranti siano stati trasformati in vere e proprie armi all’interno di un complesso gioco incrociato di potenze sull’arena internazionale. Dagli Stati Uniti all’Unione Europea, da Israele al Marocco, assistiamo a dinamiche di potere così oscure che nessuno, tranne chi le manovra direttamente, possiede gli strumenti per comprenderle fino in fondo.
Ma la disumanizzazione non colpisce solo chi attraversa il mare. Colpisce profondamente anche noi. L’opinione pubblica di questo mondo, ormai alla deriva, non viene più trattata come un insieme di persone dotate di ragione.
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Veniamo sistematicamente presi in giro e aizzati come “cani rabbiosi”.
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Veniamo trattati come imbecilli da un sistema che fa leva su un’ignoranza imposta e su un odio insegnato e sdoganato.
Il risultato di questa spietata macchinazione è la distruzione: esseri umani stritolati, morti annegati in mare o, in ogni caso, uccisi dentro. E in noi cresce un senso di amara impotenza, perché sembra impossibile trovare un linguaggio, una strada o uno scarto che possa rimettere al centro del dibattito pubblico un barlume di verità, di decenza, di intelligenza collettiva. Il vuoto più assordante è quello lasciato dalla classe dirigente. Non c’è un solo esponente politico al governo capace di parlare apertamente di queste dinamiche, di avere il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome o di chiedere ai cittadini di ricominciare a usare il senso critico e la propria capacità di giudizio.
Lo dimostra il caso di Sanchez, divenuto un bersaglio evidente di chi ha approfittato della situazione. Si è sfruttata la voglia di esistere di decine di migliaia di persone (già rimandate indietro) al solo scopo di colpirlo, creando il caos per il tempo necessario a mostrare i muscoli. Parallelamente, assistiamo a risposte grottesche come il “pugno di ferro ridicolo” dell’Italia, che arriva all’assurda sospensione del trattato di Schengen in nome di una vaga e presunta sicurezza. Ma non dobbiamo ingannarci: la vera minaccia è ben altra. Ci troviamo in un vortice discendente in cui ogni giorno si supera un limite di civiltà e umanità.
Di fronte a questo abisso, non ci resta che un tragico imperativo: restiamo umani, restiamo Cristiani, restiamo (come nel mio caso) autenticamente CATTOLICI.