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Per molti anni abbiamo osservato il credito quasi esclusivamente attraverso una lente: il rischio.
Abbiamo costruito modelli statistici sempre più sofisticati, algoritmi capaci di elaborare milioni di dati, sistemi di scoring in grado di prevedere con crescente precisione la probabilità di insolvenza di una persona o di un’impresa.
È stato un percorso straordinario.
Ed è stato anche necessario.
Senza una corretta valutazione del rischio, il credito non potrebbe esistere.
Ogni finanziamento rappresenta infatti un equilibrio delicato tra fiducia, sostenibilità economica e responsabilità.
Per questo motivo la capacità di misurare il rischio continuerà a rappresentare uno dei pilastri fondamentali dell’intero sistema finanziario.
Eppure, osservando il settore dall’interno per molti anni, una domanda ha iniziato lentamente a prendere forma.
È davvero sufficiente osservare soltanto il rischio?
Oppure esiste una variabile che continua a rimanere fuori dai modelli di analisi?
Una variabile meno evidente.
Meno misurata.
Ma destinata, probabilmente, ad assumere un’importanza crescente.
Quella che definisco distanza creditizia.
Una distanza che non è geografica
Quando parliamo di distanza pensiamo normalmente allo spazio.
Alla distanza tra una banca e un cliente.
Tra una filiale e un territorio.
Ma oggi la tecnologia ha quasi annullato questa forma di distanza.
Possiamo ottenere un finanziamento da uno smartphone.
Firmare un contratto digitalmente.
Inviare documenti in pochi secondi.
Eppure qualcosa continua a separare moltissime persone dal credito.
Non è una distanza fisica.
È una distanza molto più profonda.
È la distanza che separa una persona dalla reale capacità di comprendere ciò che sta facendo.
Comprendere un contratto.
Comprendere un costo.
Comprendere un rischio.
Comprendere le conseguenze di una scelta finanziaria.
Il credito non è soltanto un prodotto
Per molto tempo abbiamo interpretato il credito come un servizio finanziario.
Ed è corretto.
Ma il credito è anche un fenomeno culturale.
Una persona può ottenere un finanziamento perfettamente sostenibile dal punto di vista reddituale e vivere comunque quell’esperienza con paura, disorientamento o inconsapevolezza.
Può firmare senza comprendere.
Può affidarsi senza sapere.
Può scegliere senza avere realmente scelto.
In questi casi il problema non è il prodotto.
Non è nemmeno necessariamente l’intermediario.
Il problema è la distanza che esiste tra il sistema e la persona.
Una distanza invisibile.
Ma reale.
Da cosa nasce la distanza creditizia?
La distanza creditizia non coincide con il reddito.
Non coincide con il merito creditizio.
Non coincide con la presenza o meno di garanzie.
Nasce invece dall’interazione di molteplici fattori.
Fattori culturali.
Informativi.
Relazionali.
Territoriali.
Organizzativi.
Una persona può avere un reddito elevato e possedere una bassissima cultura finanziaria.
Può avere un’ottima affidabilità bancaria ma non comprendere il funzionamento di un TAN, di un TAEG o dell’impatto di una rata sul proprio equilibrio familiare.
Allo stesso tempo esistono persone con minori disponibilità economiche che, grazie a un’adeguata educazione finanziaria, riescono a utilizzare il credito in modo estremamente responsabile.
È per questo che la distanza creditizia non può essere ridotta a un semplice indicatore economico.
L’intelligenza artificiale cambierà tutto
Oggi il settore del credito sta entrando in una nuova fase.
L’intelligenza artificiale sta automatizzando una parte crescente dei processi.
Analisi documentale.
Verifica dei dati.
Valutazione preliminare.
Classificazione del rischio.
Confronto tra prodotti.
Procedure operative.
Tutto questo renderà il sistema molto più efficiente.
Ed è giusto che accada.
Ma proprio mentre gli algoritmi diventeranno sempre più capaci di comprendere i numeri…
Chi comprenderà le persone?
Questa domanda, probabilmente, accompagnerà l’intero settore nei prossimi anni.
La nuova competitività
Per decenni abbiamo pensato che la competitività di una banca o di un intermediario dipendesse principalmente da elementi come:
velocità;
prezzo;
rischio;
tecnologia.
Sono tutti elementi fondamentali.
Ma potrebbero non essere gli unici.
In futuro potrebbe emergere un nuovo fattore competitivo.
La capacità di ridurre la distanza creditizia.
Non semplicemente concedere credito.
Ma accompagnare le persone nella comprensione del credito.
Non limitarsi a valutare.
Ma spiegare.
Educare.
Creare consapevolezza.
Un nuovo indicatore?
Oggi misuriamo moltissimi aspetti del credito.
Il tasso di default.
Il rischio.
Il patrimonio.
Le probabilità statistiche.
Ma quasi nessuno misura una domanda diversa.
Quanto è distante il sistema finanziario dalle persone che dovrebbe servire?
È una distanza difficile da rappresentare.
Ma questo non significa che non esista.
Anzi.
Forse proprio perché non viene osservata sistemicamente continua a produrre incomprensioni, diffidenza e sfiducia.
Una prospettiva diversa
La mia riflessione non nasce dalla volontà di sostituire i modelli di valutazione del rischio.
Sarebbe un errore.
Nasce dalla convinzione che il credito del futuro dovrà probabilmente imparare a osservare due dimensioni contemporaneamente.
La prima continuerà a essere il rischio.
La seconda potrebbe diventare la distanza creditizia.
Perché un sistema finanziario realmente moderno non sarà soltanto quello capace di classificare le persone.
Sarà quello capace di interrogarsi anche su quanto esso stesso sia distante da loro.
Forse è proprio qui che il Credito Etico può offrire una prospettiva nuova.
Non come alternativa alla tecnica.
Ma come sua evoluzione.
Perché il futuro del credito potrebbe non appartenere soltanto a chi saprà valutare meglio il rischio.
Potrebbe appartenere anche a chi saprà ridurre la distanza che ancora oggi separa il sistema finanziario dalle persone che è chiamato a servire.
Stefano Giuntoli