Si svolge nelle prestigiose sale di Palazzo della Cultura a Catania, dal 20 gennaio al 7 luglio 2024, la mostra dal titolo “Mirò. la Gioia del colore”, esposizione temporanea curata da Achille Bonito Oliva, Maithe Valles-Bled e Vincenzo Sanfo, prodotta da Navigare con il patrocinio del Comune di Catania e della Regione Sicilia. La mostra celebra la genialità artistica di Joan Miró ed è un’opportunità per immergersi nella vastità della sua creatività al fine di esplorare il fascino senza tempo delle opere dell’artista catalano.

Visitare questa mostra significa esplorare tutte le grandi correnti artistiche del Novecento riunite in un solo artista, al fine di capire come gli artisti stessi si confrontassero tra di loro cercando di trarre nuova linfa da linguaggi artistici meno vicini al proprio: un viaggio didattico adatto a tutte le fasce d’età. Di fatti, questo è uno degli elementi principali che può avvicinare il pubblico alla comprensione stessa dell’opera d’arte. Ciò che si coglie è un Mirò molto più che surrealista, benché Bréton lo etichettò come «il più surrealista tra noi tutti», di fatto, l’artista catalano si confrontò sempre con gli altri movimenti artistici, testimonianza di come le avanguardie non smisero di produrre novità in un arco cronologico ristretto ma, al contrario, l’influsso delle loro opere alimentò negli artisti nuovi sviluppi creativi che perdurarono per tutto il Novecento.

La mostra, suddivisa in sezioni, racconta questa ricerca artistica che parte da Barcellona per approdare a Parigi, Palma di Maiorca, New York per poi esplorare, infine, l’estremo oriente per la ricerca sulle tecniche nell’impiego dell’inchiostro prelevate dall’arte del Giappone: un viaggio nella biografia artistica di Mirò, invitando il pubblico ad esplorare quella ricerca nelle tecniche artistiche e quelle passioni che l’artista spagnolo maturò nel corso della sua vita.

Una serie di stampe litografiche di Parler Seul, provenienti dalle prestigiose Galerie Maeght, ovvero, poesie di Tristan Tzara impreziosite da Mirò con le sue forme e colori, sono per l’artista catalano vivo impulso emotivo: parole, iscrizioni e segni divengono veicoli attraverso i quali esprimere significati complessi e catene di associazioni, tutte profondamente Dada. Si passa alle ceramiche create in collaborazione con l’amico di una vita intera, il ceramista spagnolo Artigas, pregevoli opere nelle quali viene ripreso proprio quel nuovo linguaggio espresso in Parler Seul.

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Mirò, Rupestre XI, acquaforte, 1979.

La grafica è uno dei punti forti dell’esposizione, accogliendo sia i grandi manifesti che parlano di storia, sia le stampe realizzate per le più importanti gallerie d’arte. Mirò fu grande sperimentatore di tutte le tecniche grafiche; particolarmente importante Rupestre XI, acquaforte del 1979, opera che manifesta già dal titolo l’interesse attorno alla pittura rupestre e alla riflessione sulla tecnica del dripping.

La pittura è il fiore all’occhiello della mostra, particolarmente importante Due personaggi del 1937, opera che racconta la parte cupa della vita di Mirò legata allo scoppio della guerra civile spagnola; una data che segna una svolta nella ricerca spirituale dell’artista che si manifesta nelle forme primitive osservate dal vero nelle grotte di Altamira.

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Mirò, Due personaggi, olio, guazzo e acquarello su carta, 1937.

Notevoli opere si trovano in mostra, come il pregevole arazzo proveniente dall’arazzeria Scassa di Asti, elemento che dialoga a tu per tu con le opere di grafica realizzate da Mirò negli anni Settanta del Novecento. Interessante e di forte valenza didattica la sezione dedicata al teatro e alla musica, quest’ultima grande passione di Mirò.

Alla fine del percorso, le convinzioni su Mirò vengono meno. L’artista catalano abbraccia il dadaismo, si confronta con l’espressionismo astratto americano, indaga le proprie radici con l’espressionismo francese abbracciando la pennellata dei Fauves, tocca punte neoespressioniste ed astrattiste, è figlio e padre allo stesso tempo di questi atteggiamenti artistici.

L’allestimento abbraccia l’aspetto gioioso di Mirò, rispecchiando l’opera stessa dell’artista e invitando il visitatore a viaggiare indietro nel tempo, fino agli esordi surrealisti per toccare da vicino gli esiti più vivaci del segno e della parola.

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Allestimento e opere della mostra “Miro. La gioia del colore”.

Quella di Mirò, è una mostra che lega l’opera dell’artista spagnolo in un contesto storico culturale importante, quello di Palazzo Platamone, oggi Palazzo della Cultura. Un dialogo tra passato e presente per capire come l’arte può essere un mezzo per ricordarci di leggere nel mondo che ci circonda, segni, animali, costellazioni, esseri umani: tutti elementi che nell’universo di Mirò vivono in armonia e che hanno ancora qualcosa da insegnarci.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.navigaresrl.com/mostra/miro-la-gioia-del-colore/

https://www.comune.catania.it/la-citta/culture/monumenti-e-siti-archeologici/palazzo-platamone-convento-san-placido/

https://www.aroundcatania.it/luoghi/palazzo-platamone-e-convento-di-s-placido

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