Parlare di musica sacra significa fare riferimento a due realtà molto delicate: la musica e il sacro. La musica è da sempre una delle espressioni artistiche più antiche e significative per l’uomo. La storia dell’uomo testimonia come ci sia stato un costante sviluppo dell’arte musicale. Artisti, compositori, strumentisti e cantori hanno dato alla musica grande espressività e solennità.

Il sacro e il rapporto con il divino sono elementi costitutivi dell’uomo. In qualsiasi epoca, anche quelle apparentemente meno religiose, la necessità di trascendenza è sempre stata sentita. Motivo per cui la musica sacra è una delle più alte forme di espressione dell’uomo.

In essa l’umanità ha spesso riversato i suoi talenti migliori, dedicandovi cura e attenzione. Ogni epoca e cultura hanno la propria musica sacra, frutto delle tradizioni di quel luogo e degli strumenti musicali disponibili. Una storia affascinante e meritevole di essere raccontata perché permette di entrare in un mistero più grande. Quello del rapporto tra l’uomo e Dio in un trasporto emotivo che nessun’altra arte è in grado di realizzare.

Nonostante oggi per molti non sia così importante, l’arte musicale sacra è stata nei secoli oggetto di premura e attenzione. Alla musica si riconosce la capacità di mettere in relazione e comunicazione anche persone di differente lingua, cultura e religione. Ecco perché ancora oggi, in un’epoca frammentata su tutto, rimane fondamentale riscoprire questo tesoro prezioso che ci è stato lasciato in dono.

Musica sacra e musica religiosa

Prima di approfondire il discorso è utile distinguere tra musica sacra e musica religiosa. La distinzione a molti potrebbe apparire superflua, in realtà è molto più significativa di quanto possa sembrare. Per l’allora cardinal Ratzinger la musica sacra è «la musica che accompagna le celebrazioni liturgiche della Chiesa» [Introduzione allo spirito della liturgia]. La musica religiosa, invece, è un tipo di composizione che prende ispirazione da testi sacri e ha l’obiettivo di intrattenere e suscitare emozioni. La musica religiosa, quindi, può utilizzare anche il genere profano.

Per questo l’istruzione Musicam Sacram afferma quanto riportato qui di seguito. “Grande è l’efficacia della musica sacra nell’alimentare la pietà dei fedeli. Anche nelle sacre celebrazioni della parola di Dio e nei pii e sacri esercizi”. La musica sacra non deve intrattenere, come quella religiosa, ma alimentare la pietà del popolo di Dio. A questo proposito vale quanto affermato da Papa Pio XII nella sua Enciclica Mediator Dei. “Non si tratta, dunque di una recitazione soltanto, o di un canto. Che, pur perfettissimo secondo le leggi dell’arte musicale e le norme dei sacri riti, arrivi soltanto all’orecchio. Ma soprattutto di una elevazione della nostra mente e della nostra anima a Dio, perché ci consacriamo, noi e tutte le nostre azioni, a Lui, uniti con Gesù Cristo”.

Musica religiosa

La musica sacra nella liturgia

La distinzione fatta poc’anzi appare urgente anche considerando quanto accade oggi nelle chiese a livello musicale. Il problema più che pratico appare teorico, più che pastorale, dottrinale. La divisione anche in campo musicale che oggi si vive nelle chiese è figlia proprio di questa dicotomia. Il conflitto tra le disposizioni dell’autorità ecclesiastica e ciò che si fa in disaccordo con tali normative.

Non si vuole certo dare un giudizio di merito, tantomeno nelle intenzioni di coloro che “animano” la liturgia. Ma proprio la concezione di animazione rischia di trasformare la liturgia in un centro estivo. I risultati, anche senza essere esperti diplomati al conservatorio, sono sotto gli occhi di tutti. Anche se per il discorso che stiamo facendo sarebbe più corretto dire ‘sotto le orecchie di tutti’.

Il livello è teso al ribasso per tanti ma tra loro diversi semplici motivi. Quando si affida l’esecuzione musicale liturgica a degli animatori la cui unica competenza è quella di saper suonare la chitarra, è facile intuire il risultato. Meritevole spesso nelle intenzioni dell’esecutore, meno nell’effetto finale. Tanto che la scelta di tali brani (e non più opere musicali) è fatta proprio in funzione del gradimento del pubblico (che dovrebbero essere fedeli).

Lo spostamento è enorme, anche se a molto può sembrare solo sottile. Rendere la liturgia un’animazione e i fedeli degli spettatori impedisce quell’elevazione di cui parlava Pio XII prima e l’istruzione Musicam Sacram poi. Oggi ci si preoccupa di intrattenere, non di elevare lo spirito, forse non ci si preoccupa nemmeno più di rendere il dovuto culto a Dio. Che è uno dei fini principali per cui si celebra il Santo Sacrificio della Messa.

Musica liturgica

Il Magistero sulla musica sacra

È quindi utile approfondire sia il ruolo della musica sacra all’interno della liturgia, che il pensiero della Chiesa in materia. A titolo esemplificativo, essendoci continuità magisteriale, proponiamo quanto detto in materia da Pio XII, San Giovanni Paolo II e Papa Francesco.

Pio XII ripropone innanzitutto il ruolo centrale del canto gregoriano. Quel canto definito “proprio della liturgia romana” dalla costituzione Sacrosantum Concilium del Concilio Vaticano II. E’ oggi considerato, al pari di tutto ciò che ha più di quattro decenni, qualcosa di nocivo da estirpare. “Il canto gregoriano, che la Chiesa Romana considera cosa sua, perché ricevuto da antica tradizione e custodito nel corso dei secoli sotto la sua premurosa tutela, e che essa propone ai fedeli come cosa anche loro propria, e che prescrive in senso assoluto in alcune parti della Liturgia, non soltanto aggiunge decoro e solennità alla celebrazione dei divini Misteri, ma contribuisce massimamente anche ad accrescere la fede e la pietà degli astanti.” [Mediator Dei]

Giovanni Paolo II

Per quanto il Vaticano II non esclude altri generi musicali (articolo 116). San Giovanni Paolo II sentì l’esigenza di mettere il freno a una deriva ormai in corso. “Anche ai tempi nostri è da considerare attentamente, come ho messo in evidenza nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, che non tutte le espressioni delle arti figurative e della musica sono capaci “di esprimere adeguatamente il Mistero colto nella pienezza di fede della Chiesa”. Di conseguenza, non tutte le forme musicali possono essere ritenute adatte per le celebrazioni liturgiche”.

Anche Papa Francesco si è pronunciato su questo argomento.. “L’artista, l’interprete e – nel caso della musica – l’ascoltatore nutrono un medesimo desiderio: quello di capire ciò che la bellezza, la musica, l’arte ci permette di conoscere della realtà di Dio. E forse mai come nel nostro tempo gli uomini e donne ne hanno tanta necessità. Interpretare questa realtà è essenziale per il mondo di oggi.

Purtroppo oggi le chiese, soprattutto quelle locali, sono teatro di costanti divisioni anche in campo musicale. La prassi attuale, figlia spesso dell’ignoranza sul magistero, non accetta correzioni o suggerimenti e pretende di continuare incontrastata. Poco interessa che il popolo di Dio non si elevi e non ottenga da questa musica alcun beneficio spirituale. La conferma arriva dal totale disinteresse di questo fine, essendo l’unica preoccupazione quella dell’intrattenimento.

È importante riscoprire e rivalutare la cura della bellezza della musica sacra. Riscoprendo le diverse opere che la storia è stata in grado di regalare. Non solo opere antiche, ma anche tutte quelle appartenenti al tesoro della creatività degli artisti. In questo senso il compositore svolge un ruolo di assoluta importanza che deve essere rivalutato e mai dimenticato.

Musica sacra per coro e per organo

La musica sacra, come abbiamo visto, ha un ruolo fondamentale nell’azione non solo liturgica, ma anche spirituale. Per realizzare questo fine esistono diversi mezzi e strumenti considerati adeguati. La Chiesa, riguardo agli strumenti musicali esprime quanto segue. “Gli strumenti musicali possono essere di grande utilità nelle sacre celebrazioni. Sia che accompagnino il canto sia che si suonino soli” [Musicam Sacram]. Per questo è utile parlare e distinguere la musica per coro dalla musica per organo. Da una parte “È bene che l’assemblea partecipi, per quanto è possibile, ai canti del «Proprio»; specialmente con ritornelli facili o forme musicali convenienti”. Dall’altra c’è anche l’esigenza di sostenere la preghiera dei fedeli nei momenti di raccoglimento. Per questo la prassi oggi in vigore è quella di alternare nei canti liturgici, una parte con il coro e una con l’organo.

Le migliori opere di musica sacra per coro

Prima di vedere alcune delle migliori opere di musica sacra per coro è utile ricordare l’importanza del coro. “Tranne le melodie proprie del celebrante all’altare e dei ministri, le quali devono essere sempre in solo canto gregoriano senza alcun accompagnamento d’organo, tutto il resto del canto liturgico è proprio del coro dei leviti, e però i cantori di chiesa, anche se sono secolari, fanno propriamente le veci del coro ecclesiastico. Per conseguenza le musiche che propongono devono, almeno nella loro massima parte, conservare il carattere di musica da coro”. [San Pio X – Tra le sollecitudini]

Alcune delle principali opere di musica sacra per coro che meritano di essere prese in considerazione sono:

  • Tantum Ergo;
  • Gloria in excelsis Deo;
  • Salve Regina.

Il Tantum Ergo è un inno composto da San Tommaso d’Aquino per volontà di Papa Urbano IV. Realizzato per celebrare la solennità del Corpus Domini, questo inno è particolarmente raccomandato durante le benedizioni eucaristiche. Esistono diverse versioni del Tantum Ergo Sacramentum e al canto di questi inni sono legate anche due indulgenze.

Il Gloria in Excelsis Deo è un inno che si recita prima della colletta e dopo il Kyrie. La Messa degli angeli latina prevede un canone a due voci corali. La struttura metrica di questo inno è paragonabile a quella del Salterio della Bibbia e ha una bellezza unica e straordinaria. Una bellezza che è stata tramandata nel corso dei secoli.

Una delle quattro antifone mariane più note e utilizzate come canto corale è sicuramente quella del Salve Regina. Il compositore che l’ha realizzata, secondo la tradizione, è Ermanno di Reichenau, un autore medioevale. La forma oggi conosciuta è stata invece codificata successivamente (nel XII secolo) dai monaci dell’Abbazia di Cluny.

Opere di musica sacra

Le migliori opere di musica sacra per organo

Così come fatto per la musica sacra per il coro facciamo lo stesso per quella d’organo. Il Concilio Vaticano II in materia afferma: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiun­gere una notevole grandiosa solennità alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”. A dispetto di quanto oggi avviene nelle parrocchie e in molti gruppi laicali, questa è la legge della Chiesa cattolica. Una legge che è, sulle orme del suo Signore, per l’uomo, finalizzata alla sua elevazione spirituale. Tra le principali opere di musica sacra per organo troviamo:

  • Preludio religioso dalla Petite Messe Solennnelle;
  • Ave Verum Corpus;
  • Missa Papae Marcelli.

Preludio religioso

Il Preludio religioso dalla Petite Messe Solennnelle è stata realizzata nel 1863 dal compositore italiano Gioacchino Rossini. È un’opera che prevede parti sia per l’organo che per il coro (soprani, contralti, tenori e bassi). Questa composizione ha una storia e un significato molto particolare. È infatti all’avanguardia per l’epoca in cui è stata realizzata e anticipa molti degli elementi della cosiddetta musica moderna. Di quest’opera Rossini affermò: “Signore, rassicurati, prometto che non ci saranno Giuda alla mia Cena e che i miei canteranno giusto e con amore le tue lodi e questa piccola composizione che è, purtroppo, l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia”.

Ave Verum Corpus

L’Ave Verum Corpus è un testo eucaristico trasformato in musica sacra per organo da Mozart. Quest’opera venne realizzata dal compositore austriaco nel 1791, pochi mesi prima di morire. È da molti considerata come una delle maggiori opere di Mozart e fu composta per la celebrazione della solennità del Corpus Domini.

Missa Papae Marcelli

La Missa Papae Marcelli è una delle opere di musica sacra più note. Anche perché legata al nome di un eccelso compositore: Giovanni Pierluigi da Palestrina. Essa è dedicata a Papa Marcello II, succeduto a Giulio III e che dopo poche settimane lascerà il trono a Paolo IV. Pubblicata nel 1567, la Missa Papae Marcelli è una composizione che, fino a Giovanni XXIII, veniva utilizzata durante la cerimonia dell’incoronazione del Papa. Tra i meriti di quest’opera, oltre la sua bellezza, c’è quella di aver convinto i padri del Concilio di Trento della bontà della polifonia ai fini della comprensione del testo.

Organo

Conclusioni

La musica per molti è sacra per sua stessa natura e lo diviene ancora di più quando si occupa di esplorare i misteri divini. Un motivo in più per riscoprirne la ricchezza e prendersi cura delle sue migliori espressioni.

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