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Dalla posa all’emozione: l’universo creativo di Valentina Pieri

Intervista a Valentina Pieri

“Creatività, esperienza e sensibilità si intrecciano nel percorso artistico di Valentina Pieri, professionista che ha saputo trasformare la sua esperienza davanti all’obiettivo in una visione completa e consapevole del mondo della fotografia. Il suo è un percorso costruito nel tempo, fatto di studio, osservazione e trasformazione personale: dalla recitazione alla carriera da modella, fino all’insegnamento della posa e all’organizzazione di eventi fotografici.”

Oggi il suo approccio si distingue per una forte empatia verso le modelle e per una ricerca espressiva che unisce estetica e contenuto, tecnica e sensibilità. Nei suoi progetti emerge una visione inclusiva e consapevole della fotografia, capace di raccontare non solo immagini, ma anche emozioni e tematiche sociali. In questa intervista ci racconta le origini della sua passione, il significato dei suoi progetti più recenti e le prospettive future di un percorso in continua evoluzione.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce quando avevo sedici anni. Studiavo recitazione ed ero un’attrice. Feci un book fotografico e da lì nacque tutto: iniziai anche la carriera come modella. Quel primo contatto con l’obiettivo mi ha fatto scoprire un mondo nuovo, in cui potevo esprimermi in modo diverso rispetto alla recitazione. Ho iniziato quindi a studiare come modella e, nel tempo, ho approfondito sempre di più anche l’aspetto tecnico ed espressivo della posa, fino a diventare insegnante.

La tua vita artistica è poliedrica: durante i tuoi workshop c’è un lato di te che vuoi mettere in evidenza?

Il lato che voglio mettere in evidenza parte da una premessa molto importante: avendo fatto la fotomodella per tantissimi anni, oggi, organizzando eventi fotografici e insegnando posa, mi metto dalla parte delle modelle. Questo mi permette di creare un ambiente più sereno e professionale, dove chi posa si sente compreso e valorizzato.

Cerco di rimanere in un contesto organizzativo preciso, ma allo stesso tempo porto una componente emotiva molto forte: per me è fondamentale che durante un workshop si crei una connessione autentica tra fotografo e modella. È proprio da questa connessione che nascono gli scatti migliori.

Ci vuoi parlare dei tuoi ultimi eventi?

I miei ultimi eventi si sono svolti nel Nord Italia, nello specifico a Vicenza, insieme a un mio grande amico e professionista del settore, Massimiliano Falso. Insieme abbiamo dato vita a un progetto molto importante, dedicato al tema della violenza sulle donne.

È stato un evento intenso e profondamente significativo: ha coinvolto circa cento persone e trenta modelle, in una giornata interamente dedicata alla fotografia concettuale. Ogni scatto è stato pensato per raccontare, sensibilizzare e far riflettere. Non si è trattato solo di fotografia, ma di un vero e proprio momento di condivisione e consapevolezza. Dal punto di vista emotivo, è stato sicuramente uno dei progetti più forti che abbia mai realizzato.

Hai in mente progetti per il futuro?

Per scaramanzia non si dovrebbero dire, ma qualcosa posso anticipare. Insieme a Massimiliano Falso porteremo avanti una mostra fotografica molto importante il 6 e 7 giugno a Roma, presso l’Aurelia Gallery, dal titolo “Oltre l’invisibile”.

Sarà un’esposizione collettiva in cui numerosi fotografi presenteranno la propria visione artistica. Una parte della mostra sarà dedicata anche all’ultimo progetto realizzato sul tema sociale, dando continuità a quel messaggio di sensibilizzazione che per noi è fondamentale.

Parallelamente continueranno i workshop, che si svolgeranno a Milano e in altre città italiane. L’obiettivo è quello di diffondere sempre di più una cultura fotografica consapevole, inclusiva e attenta non solo all’estetica, ma anche al rispetto e alla valorizzazione delle persone coinvolte.

Foto di Andrea Papalia
Foto di Andrea Papalia
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