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I Musici Gemelli, la spiritualità in musica: due violini per raccontare il Vangelo

Dal progetto Jesus of Nazareth alla tradizione violinistica italiana, passando per ricerca compositiva, premi internazionali e alta qualità del suono: I Musici Gemelli raccontano la loro visione artistica tra essenzialità, narrazione ed emozione

 

In che modo il progetto “Jesus of Nazareth” riesce a raccontare un’intera narrazione spirituale utilizzando esclusivamente due violini, e quali sono le principali sfide artistiche di questa scelta?

L’opera “Jesus of Nazareth” è un ciclo di dodici brani per due violini. Rappresenta un percorso meditativo e spirituale attraverso i principali episodi della vita di Gesù Cristo, dalla Natività alla Resurrezione. La formazione insolita (solo due violini) evoca un’atmosfera intima, favorendo l’ascolto interiore e la riflessione. Abbiamo deciso di raccontare tutta la sua storia in 12 brani, un numero altamente simbolico: 12 come gli apostoli, ma anche un multiplo di 3, che rappresenta la Trinità.
Le principali sfide artistiche da affrontare sono soprattutto tecniche: è necessario bilanciare il suono e ottenere un equilibrio perfetto tra i due violini. Dal punto di vista timbrico, trattandosi dello stesso strumento, è più difficile creare varietà musicale.
Dal punto di vista compositivo, lascio la parola al Maestro Emanuele Stracchi:
“Scrivere per due violini ha significato ridurre tutto alla sua essenza. È una scelta quasi ascetica: solo due parti, come due anime che si rincorrono, si riflettono e si sostengono a vicenda. In questa ‘povertà di mezzi’ ho trovato una forma di purezza che rispecchia il messaggio stesso del Vangelo: l’essenziale diventa veicolo di verità. La scrittura doveva essere idiomatica, adatta al violino, quindi ho studiato a fondo la letteratura violinistica per capire come dare peso a ogni nota e a ogni silenzio. Ho riflettuto su diverse tipologie di canone (per augmentationem, per tonos, concordis vocis), concepite come assi strutturali, ma anche come simboli teologici. Il canone per tonos, ad esempio, che si innalza progressivamente di un tono, rappresenta la gloria e l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Allo stesso tempo, ho cercato di conciliare questi elementi con il mio linguaggio compositivo, maturato in anni di ricerca: uno stile che unisce la dimensione melodica e contrappuntistica, orientato verso un’esperienza narrativa ed emotiva, con un suono fresco e adatto alla nostra epoca contemporanea. In quest’ottica, ho spesso utilizzato la modalità antica, le scale modali, e mi sono confrontato con il repertorio del canto gregoriano, che ho citato e rielaborato in diversi punti della partitura.”

Come si sviluppa il dialogo musicale tra i due membri di I Musici Gemelli e in che misura il loro essere gemelli influisce sull’unità espressiva del duo?

Suonare con il tuo gemello rende tutto più naturale; abbiamo intrapreso la stessa carriera e siamo cresciuti insieme nella musica. Questo ci permette di comunicare con spontaneità. A volte uno dei due assume il ruolo principale, altre volte le voci si fondono, a seconda di ciò che la musica e la narrazione richiedono.

Qual è il ruolo della tradizione violinistica italiana nel repertorio e nella visione artistica di I Musici Gemelli, tra Barocco e repertori più moderni?

Il violino, come strumento, raggiunge il suo massimo virtuosismo proprio in Italia, dove nasce e si sviluppa una tradizione straordinariamente ricca; non a caso, sono moltissimi i compositori italiani che hanno scritto per due violini. Noi stessi, in passato, abbiamo registrato un album dedicato proprio a questo repertorio, intitolato The Art of the Duo. Questo album esplora l’evoluzione della musica da camera per violino nel XVIII secolo, con particolare attenzione ai compositori italiani. Insomma, è fondamentale conoscere a fondo la tradizione del passato per cercare di creare qualcosa che abbia un “sound” del tutto nuovo.

In che modo le collaborazioni internazionali e le esperienze in paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Spagna hanno contribuito alla crescita artistica del duo e alla diffusione del loro progetto?

Avere un feedback di ritorno sul proprio lavoro e su ciò che si fa, da parte della gente e di chi ti ascolta, è fondamentale per un artista: ti fa capire verso quale direzione andare. Lo stesso è stato per noi e, durante questi anni, fra un’esibizione e l’altra, siamo riusciti a collaborare con altri artisti, come Emanuele Stracchi, che ha composto per noi l’album Jesus of Nazareth.
Il lavoro è stato poi apprezzato in tutto il mondo, vincendo numerosi premi negli Stati Uniti, come i prestigiosi The American Prize (primo gruppo italiano nella storia del premio ad aver ricevuto una nomination), i Global Music Awards in California e un riconoscimento dalla Mississippi Music Foundation (USA). L’album è stato inoltre recensito da importanti riviste in Spagna, Lussemburgo e Regno Unito.

Quali elementi rendono unica l’esperienza d’ascolto dei loro album, sia dal punto di vista tecnico (qualità del suono, registrazione) sia da quello emotivo e narrativo?

Noi registriamo i nostri album in PureDSD. Questo formato audio consente registrazioni di qualità superiore, permettendo agli ascoltatori di vivere la musica così come è stata originariamente registrata, preservandone la purezza e l’autenticità. Il DSD è un formato complesso da gestire e il supporto di ingegneri del suono esperti è fondamentale. Gli ingegneri che hanno lavorato con noi a questo album sono stati Sándor Árok (uno dei migliori ingegneri del suono in Ungheria) e Tom Caulfield (ingegnere del mastering vincitore di due Grammy). L’intero progetto è stato supervisionato e prodotto da Róbert Zoltán Hunka, fondatore della Hunnia Records & Film Production, etichetta della quale siamo artisti dal 2024.
Per quanto riguarda il lato emotivo e narrativo, cerchiamo di raccontare una storia e di connettere emotivamente gli ascoltatori a un passato lontano 400 o 500 anni. L’obiettivo è rendere i nostri concerti una specie di “macchina del tempo”: vogliamo narrare la vita di chi ha scritto quelle opere meravigliose e, allo stesso tempo, creare qualcosa di nuovo.

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