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Il realismo italiano parla internazionale: il percorso di Emiliano Renna

Tra mostre in Italia e all’estero, articoli su testate nazionali e internazionali e un significativo appuntamento istituzionale presso la Camera dei Deputati, Emiliano Renna si presenta come uno dei profili emergenti più interessanti da osservare nel panorama artistico contemporaneo. Il suo percorso, caratterizzato da un dialogo costante tra formazione giuridica e ricerca pittorica, riflette una visione lucida e profondamente umana della realtà, capace di coniugare rigore analitico ed espressione emotiva in un linguaggio artistico riconoscibile anche oltre i confini nazionali

 

In che modo il tuo percorso tra diritto e arte ha influenzato la tua identità come pittore?

L’arte e il diritto, per quanto mi riguarda, hanno sempre avuto una connessione profonda e una reciproca interscambiabilità. Nel mio percorso giuridico e umano mi è sempre stato evidente come queste due dimensioni potessero emergere e interfacciarsi quotidianamente nei contesti umani, sia pratici che emotivi.

Come avvocato, nell’analisi e nella risoluzione dei casi, mi confrontavo con la rigidità e la meticolosità del linguaggio giuridico; nel passaggio artistico, invece, portavo alla luce sensibilità, empatie, contrasti e contraddizioni che da quel rigore derivano.

Per me, l’arte è il rivestimento del quotidiano: una sorta di “incidente probatorio” che cristallizza ciò che l’artista osserva e giudica, fissandolo in una dimensione che aspira all’eternità, indipendentemente dal successo delle opere.

Qual è il significato più profondo che attribuisci alla tua partecipazione a mostre internazionali come Venezia, Amsterdam, Istanbul, Dubai, Parigi e Bruxelles?

Le mostre internazionali a cui ho avuto l’onore di partecipare — da Venezia ad Amsterdam, da Istanbul a Dubai, fino a Parigi e Bruxelles — grazie anche al lavoro della mia curatrice Tania Calenda, mi hanno rafforzato una convinzione fondamentale: la diversità artistica, tecnica ed espressiva crea un’unione profonda tra artisti provenienti da contesti politici, sociali, religiosi e culturali differenti.

Questa unione ha un nome preciso: sensibilità.

In tutte le opere che ho osservato, anche nelle più crude, ho sempre riconosciuto un elemento comune: una tensione emotiva che dialoga con quella che cerco di esprimere nei miei dipinti.

Come nasce il tuo linguaggio artistico e quali temi senti più urgenti da esprimere nelle tue opere?

Il mio linguaggio artistico si definisce come un realismo introspettivo ed empatico. Nasce dalle basi pittoriche del Rinascimento, con linee pulite ed espressive e un disegno estremamente dettagliato, che prepara e accompagna l’umanizzazione dell’opera attraverso il colore ad olio.

Sono consapevole che in molte mie opere emergano il dramma e la brutalità di scorci vissuti dalla società. Tuttavia, il mio intento è entrare nella quotidianità delle persone offrendo spunti di riflessione, cogliendo sfumature tangibili.

Non cerco ambiguità emotive: lascio che sia l’osservatore a costruire una propria percezione, una propria emozione davanti all’opera.

Che valore hanno avuto per il tuo percorso professionale la presenza sui media e gli interventi in contesti istituzionali come la Camera dei Deputati?

Non risponderò in modo “politically correct”, perché non mi appartiene. Una parte della stampa, soprattutto televisiva, non mi ha dato l’opportunità di raccontarmi davvero e di esprimere il mio umanesimo attraverso un confronto autentico. Il fatto di essere un avvocato, e non provenire da accademie artistiche, probabilmente non ha aiutato.

Altre realtà giornalistiche, invece, mi hanno accolto con grande apertura e generosità. Tra queste, quella guidata da Monsignor Jean-Marie Gervais, persona di grande onestà intellettuale e visione lucida, capace di cogliere e anticipare le dinamiche umane e artistiche.

L’esperienza presso la Camera dei Deputati è stata un suggello inaspettato, composto ma al tempo stesso elettrizzante. Quando l’arte incontra le istituzioni e queste scelgono di ascoltare, si compie un passo avanti significativo. Ho incontrato persone preparate, attente e desiderose di comprendere.

Guardando al tuo percorso dal 2022 a oggi, quale pensi sia stata la svolta più importante nella tua crescita artistica?

La svolta più importante non è legata a un evento pubblico o a un riconoscimento, ma alla mia famiglia.

A loro devo tutto.

Mia madre Franca è la mia ispirazione quotidiana, una donna dal cuore immenso. Mio fratello, mia sorella e le mie nipotine Martina e Arianna rappresentano la mia radice e la mia forza.

È da lì che nasce tutto il resto.

 

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