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Lo spirito di Alexis de Tocqueville

Alexis de Tocqueville, dipinto di Théodore Chassériau, 1850

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“Confesso che in America ho visto più dell’America stessa”; “vi ho cercato un’immagine della democrazia stessa, delle sue inclinazioni, del suo carattere, dei suoi pregiudizi, delle sue passioni” (Alexis de Tocqueville, Della democrazia in America)

 

Mentre gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza delle Province Unite d’America, gli sguardi si rivolgono verso gli Stati Uniti. Al di là delle vicissitudini della politica, occorre infatti contemplare la storia.

L’indipendenza americana, commemorata il 4 luglio, fu una rivolta delle colonie contro un re lontano, alla quale la Francia contribuì e che, a sua volta, ebbe un grande impatto sulle idee di libertà e uguaglianza e sulla stessa rivoluzione francese del 1789.

Gli eventi del 1830 in Francia – in particolare l’avvento della monarchia di luglio – orientarono Alexis de Tocqueville verso l’America. Più che scoprire uno spazio geografico, si trattava di osservare una società e il suo modo di governo (cfr. “Andrò a vedere là che cos’è una grande Repubblica”; “Confesso che in America ho visto più dell’America stessa”; “vi ho cercato un’immagine della democrazia stessa, delle sue inclinazioni, del suo carattere, dei suoi pregiudizi, delle sue passioni” – Alexis de Tocqueville, Della democrazia in America).

Una riflessione contemporanea sulla democrazia, per quanto modesta ed embrionale possa essere, non può infatti limitarsi al solo regime politico e alle istituzioni, ma deve prendere in considerazione l’insieme degli aspetti della vita sociale. L’istruzione deve occupare un posto prioritario, ma lo stesso vale per il sistema mediatico o per il mondo di Internet, poco regolamentato e diventato di fatto uno spazio di democrazia diretta.

Il dibattito in Francia sui miglioramenti del funzionamento democratico verte ricorrentemente sulla riorganizzazione delle istituzioni. È una peculiarità francese quella di “numerare” le Repubbliche, come se ne esistessero diverse possibili. Le ultime tre sono nate da profondi sconvolgimenti storici: gli effetti differiti della guerra franco-prussiana del 1870 per la III (cfr. Proclamazione della Repubblica nel 1870 e Leggi costituzionali del 1875), il dopoguerra della Seconda guerra mondiale per la IV e la guerra d’Algeria per la V. Alcuni parlano di una VI Repubblica, ma si riferiscono davvero alla Repubblica o questo termine non è altro che una copertura per altre ambizioni volte a profonde rotture? In ogni caso, alla luce del funzionamento delle istituzioni negli ultimi vent’anni e dei processi elettorali nel corso dello stesso periodo, il dibattito ha finito per concentrarsi su alcuni punti quali la durata del mandato presidenziale, il ruolo del Parlamento e la legge elettorale.

Non potendo risolvere facilmente queste questioni, che spettano all’intero popolo, facciamo almeno riferimento al messaggio di ottimismo di Tocqueville riguardo all’America:

“Non c’è paese al mondo in cui l’uomo affronti il futuro con maggiore fiducia, in cui senta con maggiore orgoglio che la sua intelligenza lo rende padrone dell’universo, che possa plasmare l’universo a suo piacimento”.

 

La Casa Bianca a Washington, 1839

 

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