C’è un momento in cui la pietra smette di essere semplice materia e inizia a raccontare la storia di un’alleanza eterna. Con questa profonda consapevolezza ho intrapreso il viaggio che ha portato alla stesura del mio libro, Ara Nova: Il respiro del marmo e la trasfigurazione dell’altare Cristiano (edito da Medinova). Questa è un’opera che nasce dallo studio, ma soprattutto da un legame viscerale con il nostro patrimonio spirituale e artistico, ponendo un’attenzione particolare al Presbiterio di Salvatore D’Oriente a Santa Elisabetta. I cristiani dei primi secoli, pienamente coscienti della novità dirompente del messaggio evangelico, presero le distanze dalle concezioni ebraiche e pagane dell’altare. Come affermava Minucio Felice, «Ara et delubra non habemus». Questa non rappresentava un’assenza o un vuoto, ma una straordinaria evoluzione: il passaggio decisivo a un culto “in spirito e verità” (Gv 4, 23). Cristo stesso diventa il vero altare, il sacerdote e il tempio della nuova alleanza tra Dio e l’uomo. Nel mio testo, ho cercato di dare voce a questo “respiro”, esplorando come l’arte sacra traduca queste profonde verità teologiche in bellezza visibile e tangibile per le nostre comunità. Per condividere questa riflessione, ho il piacere di invitarvi alla presentazione ufficiale del volume, che si terrà in un luogo simbolo della nostra fede locale.
I Dettagli dell’Incontro:
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Data e ora: 10 Luglio 2026, alle ore 20.30
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Luogo: Chiesa del S.S. Crocifisso, Via Nazionale 16, 92020 Santa Elisabetta (AG)
Sarà un momento di dialogo comunitario arricchito da voci autorevoli del nostro territorio. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Santa Elisabetta, Liborio Gaziano, e del Presidente del Consiglio Comunale, Mario Sicorello, avrò l’onore di confrontarmi sui temi del libro con:
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Giuseppe D’Oriente, Arciprete di Santa Elisabetta
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Erika Fragapane, Assessore alla Cultura
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Antonio Liotta, Editore (Medinova)
Vi aspetto per riscoprire insieme le radici della nostra identità culturale e spirituale, guardando all’altare non solo come a un’opera d’arte, ma come al cuore pulsante della nostra liturgia.