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Era quasi come se si ascoltasse La Marsigliese per la prima volta.
Sulla scia della Storia, si susseguono due grandi celebrazioni: quella del 4 luglio per il 250° anniversario dell’“Independence Day” e quella del 14 luglio in Francia. In entrambi i casi, gli eventi furono ispirati da idee di libertà e uguaglianza e portarono a una rivolta contro il potere monarchico.
Il 14 luglio rimane al tempo stesso la commemorazione della presa della Bastiglia nel 1789 e quella della Festa della Federazione al Campo di Marte nel 1790, che segnò l’unità nazionale. Il 14 luglio è diventato la Festa nazionale francese per decisione della giovane Terza Repubblica, che aveva bisogno di affermarsi. Fu anche la Terza Repubblica a fare della Marsigliese, inno di guerra dell’esercito del Reno nel 1792 e dei rivoluzionari marsigliesi, l’inno nazionale (NB: Napoleone nel 1804 preferì il *Chant du Départ* come inno ufficiale del Primo Impero). È la versione di Berlioz del 1830 quella generalmente eseguita. Ma il suo arrangiamento odierno – in mancanza del *Chant du Départ*, che era anch’esso un inno rivoluzionario e fu scritto dal fratello del poeta André Chénier – non rifletterebbe forse meglio ciò che è diventata la Repubblica francese?
In occasione delle Olimpiadi di Parigi 2024, si è infatti scoperta una *Marsigliese* che esprimeva un’immagine interiorizzata della nazione sensibilmente diversa. La mezzosoprano Axelle Saint-Cirel ha dato per prima il tono sfidando le intemperie dall’alto dei tetti del Grand Palais, durante la cerimonia di apertura. L’orchestra sinfonica della Seine-Saint-Denis, diretta da Zahia Ziouani per la cerimonia di chiusura, ha riproposto l’inno nella sua grandiosità, ma con tonalità più pacate.
La musica ha preso il sopravvento sulle parole. La Marsigliese si è così evoluta, senza necessariamente rinnegarla, da inno di guerra rivoluzionario, ripreso dalla Repubblica spagnola, dai combattenti della Lunga Marcia di Mao o ancora dal Cile di Salvador Allende. L’esaltazione della lotta contro il dominio straniero e l’appello patriottico alla mobilitazione generale si sono fusi in un canto per la libertà. Il ritmo della musica si è rallentato per allontanare l’inno da un canto di guerra.
Era quasi come se si ascoltasse La Marsigliese per la prima volta. Il rullo del tamburo era coperto dal pianoforte; le frasi musicali sembravano talvolta persino incomplete, come un destino in sospeso. Lo spettacolo della cerimonia di apertura dei Giochi si era concluso con alcune note sottili, cristalline, quasi femminili, appena percettibili, sparse nel finale. L’interpretazione dello Stade de France per la cerimonia di chiusura le ha diffuse. A ciascuno di ascoltare la propria nuova Marsigliese, come un riflesso e una via tracciata per una nuova Francia.
→ https://youtu.be/L6hdqsivelw?si=JLL3ulScbp3RryRR
