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La riforma intellettuale e morale della Francia

©️Presidenza della Repubblica

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

  La Francia sembra in cattive condizioni nonostante le sue risorse e i suoi talenti. All’impotenza denunciata dello Stato si aggiunge il fallimento delle sue presunte élite, fonte di molti crolli della Francia nel corso della sua storia.

 

     La Francia, che ha accumulato deficit – quelli di bilancio, del commercio estero, dei conti pubblici – e il cui indebitamento è abissale, i cui servizi pubblici sono considerati in via di degrado, nell’istruzione, nel settore sanitario o ancora in quello della giustizia, sembra in cattive condizioni nonostante le sue risorse e i suoi talenti. All’impotenza denunciata dello Stato si aggiunge il fallimento delle sue presunte élite, fonte di molti crolli della Francia nel corso della sua storia, come *La strana sconfitta* del 1940, analizzata da Marc Bloch, che è appena entrato nel Pantheon.

     Ernest Renan pubblicò *La riforma intellettuale e morale della Francia* all’indomani della sconfitta di Sedan contro la Prussia nel 1870 e durante la Comune di Parigi. La sua visione pessimistica si basava sulla constatazione del fallimento di élite mal preparate, in particolare durante il Secondo Impero, e sulla necessità di ricorrere alla formazione scientifica. Il suo approccio aristocratico alle soluzioni da adottare non è più attuale, ma il tema della riforma intellettuale e morale merita di essere preso in considerazione.

     L’intero Paese, che spesso viene definito malato, forse non ha nemmeno idea della portata della cancrena che lo sta divorando. Proprio lo stesso giorno in cui è stata confermata in appello la condanna di una responsabile politica, questa ha annunciato la propria candidatura alla presidenza della Repubblica. Una simile provocazione solleva questioni che vanno ben oltre la morale, per arrivare alla decenza. Inoltre, l’affermazione secondo cui il Paese «giudicherebbe» (e non «sceglierebbe») ha costituito una chiara messa in discussione dell’istituzione della giustizia. Nell’era della post-verità, è quindi possibile affermare di essere innocenti dopo pesanti e successive condanne; in un’epoca in cui la forza prevale sul diritto, secondo le pratiche del populismo americano e dei poteri dittatoriali, la regola non è più un punto di riferimento.

     Nei programmi televisivi, nei media in generale, e persino da parte degli stessi responsabili politici, tali riflessioni sono state poco approfondite a favore di calcoli minuziosi sulla durata dell’uso di un braccialetto elettronico prima delle elezioni presidenziali del maggio 2027. Sì, un secolo e mezzo dopo Ernest Renan, è tempo di tornare, in un contesto democratico, all’imperativo di una riforma intellettuale e morale.

 

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