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Tradizionalismo e Philosophia Perennis: risposta di Petrone alle osservazioni di Copertino

Ci vediamo costretti ad una puntualizzazione in seguito alla colta obiezione ad un mio articolo, fatta dal dottor Luigi Copertino, che allego, e apparsa sull’autorevole blog di Maurizio Blondet il 6 giugno 2025. Il nostro articolo aveva l’unico intento di dare una collocazione storica ad un fenomeno considerato prettamente metastorico come quello del tradizionalismo. Era nostra intenzione illustrare che quella corrente di pensiero non era stata un fenomeno culturale originato dalle menti di personaggi eccentrici ma avulsi dal contesto culturale. Erano invece idee che traevano origine da correnti di pensiero che avevano delle collocazioni storiche precise e che erano state generate da correnti di pensiero di tutto rispetto, essendo state frutto addirittura di un movimento filosofico che dette vita anche a quel fenomeno che fu denominato Rinascimento dallo stesso Giorgio Vasari e in seguito, nel XIX secolo da Jules Michelet. Desideravamo solo storicizzare un fenomeno che sembrava sfuggire alla cultura ufficiale e che così non era.

Purtroppo vedo che il mio intento è stato frainteso ed è stato scambiato per altro. Inoltre la Teologia Prisca o come fu ribattezzata dal filologo Agostino Steuco, Philosophia perennis, mi dispiace che, con un giro di parole sia stata accostata, anche se indirettamente, alla Nouvelle théologie movimento teologico apparso quasi mezzo millennio dopo, e paragonato a quello iniziatico ispirato da Marsilio Ficino, considerato che aveva intenti quasi opposti, ispirandosi, il movimento francese, alle fonti del primo cristianesimo e anche ai testi veterotestamentari. La Philosophia perennis, al contrario, aveva uno spirito molto diverso espresso dal concetto “Iocari serio”, la capacità di giocare seriamente, cioè di indagare i misteri dell’universo con estrema levità ma in modo estremamente rigoroso. Un atteggiamento opposto, forse più greco, a certo rigore e severità di ispirazione veterotestamentaria o controriformista.

Con questa puntualizzazione, avremo terminato, però cogliamo l’occasione per inserire qualche riflessione del tutto personale subentrata ripensando ai protagonisti della vicenda. Vogliamo volgere la nostra attenzione al filosofo del XVII secolo Baruch Spinoza, che sembra ereditare molti principi fondamentali dal secolo precedente. Il filosofo olandese infatti pensava che l’universo fosse composto da una sostanza unica, una Natura divina in cui ogni parte conterrebbe l’informazione del tutto.

Andrebbe puntualizzato che la modernità, come la intendiamo oggi, non ebbe inizio col “magismo” rinascimentale ma con lo scientismo del secolo successivo, in particolar modo, col pensiero del filosofo Cartesio e della sua visione meccanicistica dell’universo. Questa spiegazione che apriva le porte a certa modernità, concepiva ogni fenomeno naturale come fossero delle interazioni esclusivamente meccaniche tra corpi diversi, come se l’universo fosse una gigantesca macchina. Da questa concezione nascerà il concetto di Dio come orologiaio o grande architetto dei deisti. Secondo la concezione cartesiana, una macchina o un corpo umano sono esempi di sistemi meccanicisti. E questo sistema porterà al determinismo. Il meccanicismo di Cartesio arrivò a concepire addirittura gli animali come meccanismi privi di ragione, di sentimenti e di sensazioni. Il passo dal meccanicismo al materialismo è molto breve ed infatti è avvenuto. Possiamo dire che tutto il mondo moderno era già contenuto in nuce nel XVII secolo.

Ma questo mondo forse è già stato superato dall’inizio del secolo scorso e nessuno sembra essersene avveduto. Nel 1900, un fisico tedesco, Max Planck, scopre i principi della fisica quantistica che porteranno ad altre concezioni del cosmo di cui ancora non ci siamo abituati, continuando, la nostra mente, a ragionare con parametri esclusivamente relativi alla fisica meccanica. Nella fisica quantistica, le particelle che compongono gli atomi della materia si comporterebbero similmente ai fotoni, le particelle della luce. Muterebbe solo l’intensità delle vibrazioni delle onde di energia. Con questa nuova teoria non ci sarebbe troppa differenza fra pieno e vuoto fra il nulla è la materia. Questo perché ogni parte dell’universo sarebbe attraversata da grandi quantità di energia. L’universo sarebbe un “Unicum continuum” indefinito.

Molti scienziati cominciano a pensare ad una visione olistica dell’intero universo, un collegamento del tutto con il tutto. Questo principio che sarebbe l’esatto contrario del meccanicismo che viene definitivamente spazzato via dal principio di indeterminazione di Heisenberg sulla fisica quantistica. L’antica visione filosofica del Rinascimento, sembra emergere di nuovo grazie al mondo scientifico. A questa visione credeva fermamente il padre della relatività Einstein che menziona espressamente Spinoza. Però la risacralizzazione della natura, la dobbiamo al matematico e astrofisico Stephen Hawking che arrivò a concepire l’universo come intelligenza vivente e il creato come un pensiero, rifacendosi espressamente a Spinoza.

Altri nel Novecento, avevano avuto intuizioni antimeccanicistica; furono gli esponenti delle correnti vitaliste e spiritualiste ispirate dal filosofo Henri Bergson. Con la visione olistica, alcuni sono arrivati a pensare che esista una interconnessione fra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo e che queste realtà potrebbero avere connessioni l’una con l’altra, come se ogni elemento del cosmo fosse interdipendente con un altro. È impressionante come la scienza contemporanea si possa avvicinare al misticismo medievale. Per il mistico tedesco, contemporaneo dell’Alighieri, il frate domenicano Meister Eckhart, la luce dell’anima di ogni uomo non sarebbe altro che il riflesso e la stessa sostanza dell’essenza divina.

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