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La crisi del patriarca: una riflessione sulla famiglia e la società moderna

Tra fraintendimenti mediatici e declino del clan familiare: un percorso storico-sociale.

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Molti malintesi e fraintendimenti si sono radicati e ormai consolidati a causa di un abuso del termine patriarcato, come se tutto fosse limitato ad un conflitto dell’uomo nei confronti della donna. Nella società mediatica le parole spesso vengono ripetute ossessivamente in modo che il senso venga stravolto. In tal modo si trasformano alcuni concetti in luoghi comuni.

Riguardo all’autentico significato della parola patriarcato, molte persone dimostrano avere una profonda ignoranza, intendendo per patriarcato la causa di ogni tipo di violenza sulla donna. Si parla immancabilmente di patriarcato ogniqualvolta la cronaca riporta che una ragazza sventurata trova troppo frequentemente la morte per mano di uomini che dimostrano che molta parte di quello che era considerato il sesso forte, oggi si dimostra estremamente debole, essendo questo genere di criminali, composto generalmente da individui estremamente fragili, disorientati, elementi che un’analisi approfondita indicherebbe come disagiati psicologicamente.

Questo tipo di uomini sono un tipico prodotto del nostro tempo, maschi che sembrano desiderare essere adottati dalle proprie partner come se ogni donna avesse il compito di sopperire alla figura della madre. Il tipo preso in esame è diametralmente opposto alla figura tradizionale del playboy, il personaggio che usava sedurre frequentemente ed era sempre pronto ad abbandonare sia l’attrice di turno che la turista di passaggio, oltre alla ragazza ingenua che frequentemente veniva cinicamente usata per un rapporto mordi e fuggi.

Erano generalmente le donne che venivano deluse da amori illusori. Oggi sono i nuovi uomini che perdono la ragione dal dolore, se abbandonati e talvolta arrivano ad uccidere con reazioni di tipo isterico. Naturalmente questi personaggi fin troppo scarsamente virili hanno ben poco a che spartire con la tradizionale ed antica figura del prototipo del patriarca. Troppo spesso la figura dell’uomo sembra aver smarrito il proprio ruolo perché i rapporti sessuali frequentemente sono degradati a conflitto sessuale. Troppe donne credono che la figura del patriarca sia quella dell’uomo che abusa della propria autorità. Infatti cosa c’è di più prevaricatore di colui che uccide perché non vuole essere lasciato? In realtà è il debole che generalmente abusa della propria autorità, il vero patriarca tradizionale, essendo forte non usava abusare della propria autorità o bullizzare alcuno.

Da tempo immemore esistono i ruoli codificati dalla consuetudine da millenni di storia. Secondo lo storico Robert M. Strozier, l’egemonia dell’uomo sulla donna è già documentata da tavolette rinvenute in Mesopotamia più di 5.000 anni fa. Sappiamo però che precedentemente, in tempi ancor più remoti, esisteva un diverso genere di società di tipo matriarcale e lo si comprende dai miti più arcaici. Lo si deduce anche dai culti delle Grandi Madri che hanno preceduto gli dei padri. In India, ad esempio, esiste un lunghissimo poema intitolato Mahabharata in cui si tratta di cinque fratelli, i Pandava tra cui lo stesso Arjuna, che ebbero un’unica moglie in comune, un interessante caso di poliandria. Sembra che nel poema riaffiori una memoria storica, risalente a epoche arcaiche del fenomeno di quando, durante il matriarcato poteva esistere il fenomeno della poliandria come in seguito troviamo in determinate società il fenomeno opposto della poligamia.

Ad ogni modo anche le società matriarcali non si differenziavano molto nel funzionamento da quelle patriarcali. Un grande scrittore italiano, Giovanni Verga, nominato per meriti letterari, senatore del Regno, descrive in un celebre romanzo una delle ultime figure del vero patriarca. Il personaggio è incarnato in Padron ’Ntoni, protagonista de I Malavoglia. La figura del patriarca è descritta come il vero custode dei valori tradizionali che sono: il lavoro, l’onestà, l’attaccamento alla famiglia e alla casa. Verga vuole mostrare il conflitto che nasce tra le esigenze dei più giovani e le aspirazioni individuali che entrano in collisione coi valori del clan familiare. In pratica documenta l’eclissi dell’istituto familiare. Il patriarca sarebbe il sacerdote, il depositario della millenaria religione dei valori della famiglia in un mondo che crede immutabile. Il patriarca del Verga è colui che vede disgregarsi il proprio nucleo e il proprio mondo di certezze, minato da forze esterne.

Cerchiamo di comprendere quali sono queste forze esterne che hanno disgregato in passato il tradizionale nucleo familiare alle fondamenta. A tal proposito ci soccorre lo storico e sociologo statunitense Christopher Lasch che ha analizzato proprio questo fenomeno in una sua celebre opera intitolata “Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato di assedio”. Si comprende che per l’autore, il concetto di patriarcato è strettamente legato al familismo. La figura del patriarca è destinata a perire con lo svuotarsi e l’estinguersi della struttura familiare. Lasch nega che la famiglia sia stata disarticolata dalla rivoluzione sessuale, dal femminismo e dalla rivoluzione giovanile libertaria o da altri fattori di quella che denominiamo modernità. Il sociologo americano punta il dito in direzione di un diverso tipo di modernità e cita la rivoluzione industriale e di conseguenza contro la stessa borghesia.

La causa del mutamento di costume sarebbe stata la produzione passata alla fabbrica che avrebbe snaturato la famiglia tradizionale. Sarebbe la famosa transizione che Marx denuncia come alienazione quando il filosofo afferma che “L’essenza di ogni uomo risiede nella sua capacità di lavorare in modo libero. L’alienazione lo priva di questa potenzialità riducendolo a merce.”

Questo fenomeno si sarebbe verificato a causa della forte espansione della produzione industriale avvenuta nell’Ottocento, fenomeno che ha fatto in modo che la produzione che un tempo era prevalentemente in mano a individui che si attivavano all’interno delle famiglie, sia stata trasferita negli stabilimenti.

Infatti le famiglie un tempo erano un’associazione di persone legate non solo da un rapporto affettivo e identitario ma anche da interessi di produzione perché ogni vera famiglia era un centro produttivo. La famiglia moderna nucleare che conosciamo rappresenta già il declino della famiglia e questo fenomeno ha provocato l’isolamento del piccolo nucleo familiare e la sua fragilità. Un tempo, questa, era composta da numerosi fratelli, genitori, generi, nuore, cognati, nipoti, talvolta cugini e zii. Era un vero clan che dava vita a un’azienda.

Il gruppo familiare era basato, a differenza della fabbrica, anche su dei valori, una sentita religiosità, un’educazione morale, degli interessi comuni, una gerarchia. Aristotele ritiene che lo Stato, la polis, non sia altro che un’estensione del nucleo familiare. Chiaro che la figura del patriarca doveva essere una figura autorevole di riferimento riconosciuta da tutti e talvolta è accaduto che fosse incarnata anche da una figura femminile.

Con questo crolla il discorso dello scontro fra uomini e donne. Il patriarca è rappresentato dalla notte dei tempi anche dal personaggio di Ulisse, descritto da Omero nella sua casa-azienda di Itaca attaccata e difesa come fosse un fortilizio. La crisi esistenziale irreversibile della nuova società borghese è ben illustrata psicologicamente da Luigi Pirandello e da Henrik Ibsen. Anche Marx nota l’azione sovversiva e corrosiva della borghesia nei confronti della società tradizionale e lo scrive nel famoso Manifesto del partito comunista quando afferma che “La borghesia ha strappato il velo sentimentale al rapporto familiare e ha ricondotto tutto a un rapporto di denaro”.

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