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(A questo punto della nostra intervista, Alessandro si alza bruscamente. Viene immediatamente circondato dalla sua guardia del corpo che lo accompagna e ci lascia soli nella sua sontuosa tenda mentre – secondo la credenza dei suoi nuovi sudditi – si reca in un tempio per compiere riti orientali di abluzione e divinazione, come si addice al Gran Re che ha soppiantato Dario. Alessandro ritorna circa un’ora dopo dando l’impressione di un uomo – se si può ancora usare questo termine – cambiato, ancora più concentrato, meno accessibile e incline piuttosto al monologo. È un Alessandro ormai più serio che riprende la discussione dal punto in cui era stata interrotta).
La fortezza persiana
D – Come avete affrontato l’avvicinamento alla Persia, nota per essere una roccaforte inespugnabile? Si è trattato di una conquista tra le tante o la posta in gioco era più alta? Qual è in definitiva il suo significato principale? Rimane infatti una grande incertezza sul significato delle sue conquiste: si trattava di imporre il mondo ellenico all’Impero persiano o è stato invece l’Oriente a conquistare Alessandro?
A – Il futuro del mondo si è giocato in questa impresa particolarmente difficile. Lo avevo dichiarato nel 331: “così come due soli non possono sorgere contemporaneamente, due re non possono detenere insieme lo scettro della terra”. Gli avvicinamenti hanno messo in condizione le mie truppe. Abbiamo attraversato i deserti più terribili, fatti di sabbia nera vulcanica. Abbiamo persino attraversato un luogo chiamato “le bocche dell’inferno”, una sorta di cratere di crollo da cui, si dice, da tempo immemorabile fuoriescono fiamme giorno e notte. Al fuoco e allo zolfo sono seguiti i venti delle terre gelide.
Ma la ricompensa è arrivata poi a Babilonia, Susa e Persepoli. In questi luoghi importanti, il protocollo semplice e senza lussi della monarchia macedone ha incontrato un cerimoniale fastoso e le regole della corte achemenide. Il saccheggio di Parsa, consegnata alle fiamme, fu una catarsi in ricordo delle infamie subite sul nostro stesso suolo fino ad Atene, nel cuore dell’Attica, e della profanazione miracolosamente contenuta a Delfi, e non l’esplosione di una rabbia di fronte alla munificenza di un Oriente che sarebbe apparso superiore al mondo greco.
Il bellicismo e l’avidità di ricchezze sono stati soppiantati dal fascino per un mitico ignoto. L’Oriente ci ha così rivelato realtà che vanno oltre le apparenze. A Babilonia – dove sono entrato nel 331 e che era cinque volte più grande di Atene – i giardini pensili, alimentati da complessi meccanismi di norias, non avevano solo lo scopo di ostentare lusso, ricchezza e voluttà. L’accesso ai livelli superiori era in realtà, come nel caso delle torri a spirale chiamate “ziggurat”, la rappresentazione del percorso verso il cielo. A Pasargadae, la città santa vicino a Persepoli, ho inoltre reso omaggio alla tomba di Ciro, al quale, secondo Erodoto, “nessun persiano si è mai ritenuto degno di essere paragonato”.
Il grande disegno della scoperta di un Oriente misterioso ne risultò rafforzato, ma esso è ancora un miraggio e rimane nascosto. Nel 327, in Battriana, ho sposato Roxane, il cui nome significa “luce”, che oggi è incinta per la seconda volta. Questa unione di razze, alle quali gli dei hanno successivamente affidato il dominio del mondo, non corrispondeva al progetto di una semplice alleanza; era in definitiva l’incarnazione dell’ideale supremo della mia politica. Del resto, diversi anni prima avevo rifiutato la mano della figlia di Dario. Allora avevo detto a Parmenione, compagno di mio padre Filippo II incline a temporeggiare, che nell’ottobre del 333 mi sollecitava ad accettare le offerte del Gran Re, tra cui sua figlia: “Le accetterei se fossi Parmenione”. Ma Alessandro non era più il Macedone.
Le nozze di Susa, celebrate alcuni mesi fa, hanno dimostrato ancora una volta che l’impresa era diversa. Si trattava di lasciare un segno e di esprimere una fusione duratura tra Oriente e Occidente. I miei ufficiali, che hanno sposato principesse persiane, e diecimila dei miei soldati che hanno seguito il loro esempio con donne asiatiche, vedranno la loro discendenza estendersi per secoli. Io stesso ho dato l’esempio sposando infine Statera, la figlia di Dario, e Parysatis, una discendente di Artaserse.
Dalle battaglie di Issos e Granico, ho costruito un impero tra il fragore delle armi, le urla dei suppliziati, ma anche attraverso la costruzione di città e templi dedicati agli dei. Alessandro si lasciò infine conquistare dall’Oriente sin dal pellegrinaggio all’oasi di Ammon. È diventato un Grande Re rifiutando il denaro, un patto di alleanza e infine la figlia di Dario, per poi sposarla nove anni dopo. Ha anche sposato un modo di governare. Questa è l’eredità che lascerò ai miei epigoni, Tolomeo e Seleuco. Vasti territori, in Persia e ancor più in Siria o in Egitto, saranno dominati per secoli dall’ellenismo. Ma anche questo cambierà natura, come dimostrerà, ad esempio, anche dopo di me, lo sviluppo di un’arte frutto della fusione di influenze greche e asiatiche.
Aristotele, il mentore
D – Aristotele, il vostro precettore, era un mentore, ma voi siete diventato Gran Re. Cosa ricorderà la Storia di Alessandro, delle sue conquiste, delle dimensioni e della natura dell’impero macedone, della sua aura presso tanti popoli, di Roxana? E ci sarà anche un’eredità di Alessandro?
A – Tutto alla fine sarà frutto dell’insegnamento del mio maestro Aristotele. Si potrà parlare di dominio, dell’influenza dell’impero macedone, ma qui occorre evocare un’altra dimensione. Il mio impero mi sopravviverà solo grazie al fascino che continuerà a esercitare. In Oriente, infatti, la storia si trasforma in leggenda. Alessandro, vincitore dell’Oriente, ne sarà anche stato sconfitto. Uno scontro tra opposti estremi avrà infine creato una sintesi superiore, fonte di progresso per l’umanità.
Salendo ogni giorno all’alba su una collinetta, annuso i venti. Quelli da nord-est rimangono dominanti e prevalgono su quelli che mi hanno portato dalla Macedonia. Ma probabilmente non mi riporteranno mai in patria. Ho capito rapidamente che la Grecia non avrebbe fecondato l’Oriente in modo duraturo, ma che Alessandro sarebbe diventato il messaggero di un Oriente che avrebbe reso comprensibile e attraente per secoli. L’ubris di Dioniso prevarrà sulla perfezione solare di Apollo. La ragione umana svanirà di fronte al dominio degli dei.
Mi sono trattenuto dal distruggere completamente perché volevo costruire e sedurre, ma alla fine sono stato soggiogato da un insieme che ci supera ed è esso stesso adornato di tanti fascini. Molto dipenderà anche dal tempo che mi sarà concesso, perché solo un Alessandro può portare a termine quest’opera. Mi interrogo quindi sul domani: ci sarà ancora dopo di me, nei secoli a venire, il sogno di un impero universale? Sarà l’ambizione di un nuovo Grande Re?
Potere, mito e divinità
D – Ma la vostra natura divina non è forse garanzia di perpetuità?
Per quanto riguarda il mio culto, esso era conforme al politeismo ellenico. Mi ha permesso di assicurarmi prima un’autorità morale sulle colonie greche, poi anche oltre. Ma non mi è mai stato reso culto nella mia patria e i miei compagni d’armi sono sempre stati riluttanti a praticare la proskynesi inchinandosi davanti a me. In Oriente, il divino è legato al vivente, cioè al potere; entrambi possono scomparire insieme.
D – Ma, Grande Re, nell’anno 323 non si inchina forse l’intero universo davanti a voi? La vostra ambizione non è forse quella di proseguire le grandi conquiste, interrotte dal 325, in tutto l’Oikoumene?
È vero che il mio esercito multirazziale dell’Indo ha rappresentato l’apice delle mie forze, triplicando il numero dei fanti e raddoppiando quello dei cavalieri all’inizio delle mie conquiste. Queste ultime appartengono in fin dei conti a un mondo di caos dal quale è necessario uscire per accedere a quello delle idee. Questo è il vero Oikumene. È proprio quest’ultima superiorità che ha fatto la forza dei Greci. Oltre alla falange macedone, che fu una novità militare, abbiamo vinto grazie alla geometria, alla meccanica, alla fisica e all’astronomia. L’ampiezza del pensiero e la precisione del calcolo erano indissociabili.
In questo modo, abbiamo pensato di aumentare la libertà dell’uomo per limitare l’arbitrarietà degli dei. Ma Prometeo non è stato incatenato al Caucaso per aver rubato il fuoco dal cielo? La lotta tra l’uomo e gli dei sarà eterna fino alla loro riconciliazione. Sebbene abbia cercato di porre fine alle grandi conquiste, questo obiettivo sarà raggiunto? L’Oriente mi ha forse messo sulla strada giusta: l’estasi mistica e l’attaccamento all’essenza delle cose prevalgono sulla ricerca delle apparenze; la saggezza è preferita alla pura conoscenza. È importante che la luce non si spenga più e la vera ebbrezza è quella dell’infinito.
Cavalcata verso l’eternità
(Alessandro si alza ponendo fine al colloquio. Gli portano un cavallo che non è più il fedele Bucefalo che aveva domato in gioventù e che lo aveva accompagnato fino al 326 in Battriana. Alcuni compagni di viaggio lo accompagneranno, mentre il corteo di Roxana si sta già dirigendo verso Susa. Alessandro parte da solo verso una destinazione misteriosa.
Nel suo entourage si parla di un luogo sacro. Si tratterebbe forse di una nuova oasi di Siwah dove l’oracolo di Ammon gli aveva confermato la sua nascita divina e predetto il dominio mondiale e la vittoria infinita? Quest’ultima deve essere sempre rinnovata nella ricerca dell’assoluto? Si mormora che potrebbe trattarsi di Nisa o Nysai, il cui omonimia ricorda le città fondate ai confini dell’impero, il cui nome derivava da quello di Dioniso, una divinità in fin dei conti terribilmente umana.
In ogni caso, è previsto che Alessandro si rechi a Babilonia nella primavera del 323. È lì che tutto è veramente iniziato, dove il macedone ha scoperto allo stesso tempo lo splendore monumentale, la prosperità commerciale e l’esaltazione dionisiaca, dove ha messo piede sul suolo di un impero che è riuscito a soppiantare e di cui si può prevedere che l’eredità illuminerà i secoli).
