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Intervista a Danilo Maíra, Embaixador do Cristo Redentor per la Cultura e il Turismo

L’imprenditore italiano Danilo Maíra ha ricevuto a Rio de Janeiro il titolo di “Ambasciatore del Cristo Redentore” conferito dal Santuario Arcidiocesano del Cristo Redentore, in occasione delle celebrazioni per il 94º anniversario del celebre monumento.

Il riconoscimento rende tributo a personalità che si distinguono per il loro impegno nella diffusione dei valori universali rappresentati dal Cristo Redentore — accoglienza, pace, dialogo e solidarietà.

 

Cosa ha provato nel ricevere un riconoscimento così significativo ai piedi del Cristo Redentor, simbolo mondiale di fede e umanità?

È stato un momento di profonda emozione e gratitudine. Essere riconosciuto ai piedi del Cristo Redentor, un simbolo universale di accoglienza e speranza, significa ricevere non solo un onore personale, ma anche una grande responsabilità morale. Ho sentito la forza di un messaggio che supera le frontiere: un invito a costruire ponti tra culture, a promuovere la bellezza come linguaggio universale di pace.

 

In che modo interpreta il ruolo di “Embaixador do Cristo Redentor per la Cultura e il Turismo”? Si tratta di una missione simbolica o anche di un impegno concreto?

Per me non è soltanto un titolo simbolico, ma una missione viva. Credo che il turismo e la cultura siano strumenti di dialogo, di educazione e di progresso sociale. Il mio impegno è quello di favorire iniziative che uniscano spiritualità, arte e valorizzazione dei territori, creando opportunità concrete di scambio e di crescita reciproca tra i popoli.

 

Lei è il primo imprenditore italiano a ricevere questo titolo: come pensa di valorizzare il legame culturale e turistico tra Italia e Brasile?

Italia e Brasile condividono una profonda affinità: la passione per la vita, la creatività, la fede e la famiglia. Intendo promuovere progetti che raccontino queste connessioni attraverso la gastronomia, l’arte, la musica e il turismo esperienziale.

Vorrei creare un ponte permanente tra Roma e Rio de Janeiro — la Città Eterna e la Città Meravigliosa — unite dallo stesso spirito di accoglienza e bellezza.

 

Il Cristo Redentor è un’icona globale che unisce religione, arte e turismo. Qual è, secondo lei, la chiave per promuovere questo patrimonio in modo sostenibile e contemporaneo?

La chiave è l’educazione alla bellezza e al rispetto. Bisogna coniugare tecnologia e spiritualità, valorizzando i luoghi sacri come spazi di incontro, non di consumo. L’arte contemporanea, il turismo responsabile e la comunicazione digitale possono diventare alleati preziosi per trasmettere valori eterni in linguaggi moderni, raggiungendo i giovani senza perdere il senso profondo di questi simboli.

 

Dopo questo riconoscimento, quali progetti o collaborazioni internazionali intende sviluppare per rafforzare la dimensione culturale del turismo tra Europa e America Latina?

Sto lavorando alla creazione di un network internazionale tra istituzioni culturali, fondazioni e imprese socialmente responsabili, con l’obiettivo di promuovere iniziative condivise tra Europa e America Latina.

Tra i progetti futuri ci sono residenze artistiche, eventi gastronomici e scambi formativi dedicati ai giovani.

Desidero inoltre costruire un legame spirituale tra il Cristo Redentor di Rio e gli altri simboli del Cristo presenti in Italia, affinché il messaggio di pace e fraternità del Redentore possa abbracciare i nostri territori.

In questo senso, abbiamo già instaurato un rapporto reciproco tra il Santuario del Cristo Redentor di Rio de Janeiro e la Statua del Redentore di Maratea, primo passo di un cammino di collaborazione che vorrei estendere ad altri luoghi sacri del nostro Paese.

Credo che la vera diplomazia culturale nasca dall’incontro autentico tra le persone e dalla capacità di generare bellezza insieme.

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