Tra sfide ambientali, trasparenza amministrativa e cultura della legalità, un viaggio nelle responsabilità e nelle possibilità di riscatto di una comunità campana.
Sarno è un nome che richiama alla mente tragedie ambientali, ma anche una lunga storia di lotte civili, ricostruzione e impegno. Abbiamo intervistato l’Avv. Vittorio De Filippo, legale del Comune, per comprendere da vicino quali sono le principali sfide legate alla legalità sul territorio, le responsabilità istituzionali e le possibilità concrete che i cittadini – e soprattutto i giovani – hanno per fare la differenza.
Qual è oggi la vera sfida della legalità a Sarno? Esistono pressioni o fenomeni ricorrenti che minano l’azione pubblica?
Secondo me, la sfida della legalità non riguarda solo Sarno, ma tutta l’Italia. È una questione culturale: il punto di partenza è il rispetto delle regole più basilari, quelle della convivenza civile. Se impariamo a rispettare le piccole regole, è più facile arrivare a rispettare anche quelle più complesse, come le norme penali o amministrative.
A Sarno, come in molte zone della Campania, ci sono sicuramente casi di abusivismo edilizio, un problema diffuso a livello regionale. Ma la vera sfida dell’amministrazione pubblica è evitare che interessi privati esterni riescano a condizionare le decisioni dell’ente. E posso dire con certezza che, oggi, chi amministra questa città lavora per impedire che accada.
Dopo la tragedia del 1998, chi è oggi responsabile della prevenzione del rischio idrogeologico? Il Comune ha strumenti per intervenire?
La prevenzione del rischio idrogeologico coinvolge diversi livelli istituzionali. Il Comune ha competenze dirette sul proprio territorio, ma la gestione di queste emergenze è condivisa con la Regione, la Protezione Civile e altri organi dello Stato.
Dopo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione, una parte rilevante della responsabilità per la tragedia del 1998 è stata attribuita al Comune. Anche altri enti furono condannati, come il Ministero dell’Interno, la Prefettura e la Presidenza del Consiglio. Questo dimostra che il rischio idrogeologico è una questione complessa e non può ricadere solo su un ente.
Il Comune oggi si trova spesso in prima linea, ma con risorse limitate. Non posso parlare in dettaglio degli strumenti economici, perché non rientrano nelle mie competenze dirette. Tuttavia, posso dire con certezza che l’amministrazione si sta impegnando molto, soprattutto sul fronte del risarcimento ai familiari delle vittime della frana del 1998. È uno sforzo morale e doveroso.
Molti cittadini si sentono impotenti di fronte alla burocrazia e a decisioni imposte (espropri, multe, silenzi amministrativi). Come possono tutelare i propri diritti?
Oggi i cittadini hanno a disposizione strumenti molto efficaci, ma spesso non li conoscono. Uno su tutti è l’accesso civico generalizzato, introdotto dal decreto legislativo n. 33 del 2013, che permette a chiunque di consultare gli atti della pubblica amministrazione semplicemente accedendo al sito del Comune, nella sezione Amministrazione Trasparente.
Questo rappresenta un’evoluzione importante: la PA è oggi una “casa di vetro”. I cittadini possono controllare atti, delibere, contratti, spese. Basta essere un po’ più informati per esercitare un controllo reale e consapevole sull’attività amministrativa. È un diritto di cittadinanza, ma anche uno strumento di democrazia.
Come viene garantita la trasparenza negli appalti pubblici? E come si prevengono favoritismi o infiltrazioni?
Trasparenza e anticorruzione sono due concetti che camminano insieme. La legge n. 190 del 2012 sull’anticorruzione ha posto le basi, seguita dalle norme del 2013 che impongono la pubblicazione degli atti per garantire il controllo esterno da parte dei cittadini.
A Sarno, questi strumenti sono attivi: esiste un Responsabile per l’Anticorruzione, solitamente il Segretario Generale, a cui i cittadini possono rivolgersi. Tutto è consultabile e accessibile dal sito istituzionale.
Per quanto riguarda gli appalti, il nuovo Codice degli Appalti prevede controlli, trasparenza delle procedure e strumenti per prevenire fenomeni corruttivi. Naturalmente, nessuna norma può impedire comportamenti scorretti a priori: non si può entrare nella testa delle persone. Ma gli strumenti oggi ci sono, e il Comune di Sarno li utilizza.
Parliamo dei giovani. Cosa direbbe a un ragazzo che vuole restare a Sarno e contribuire al cambiamento? Come si può scegliere la legalità non come obbligo, ma come stile di vita?
La legalità è una scelta consapevole, prima ancora che un obbligo. Non può essere affidata solo alla sanzione: la sanzione arriva dopo, ma non può sostituire la cultura del rispetto delle regole.
Il mio consiglio ai giovani è semplice: studiate, formatevi, andate a scuola. Solo così si diventa cittadini capaci di fare scelte consapevoli. E poi, soprattutto, restate qui se potete. Restare in territori difficili come questo – la Campania, Sarno, la provincia di Napoli – è una scelta coraggiosa. Andarsene al Nord è facile. Restare e impegnarsi è da eroi.
Certo, le istituzioni devono fare la loro parte, garantire condizioni dignitose per vivere e lavorare. Ma la legalità è una questione culturale, e la cultura si costruisce partendo da ciascuno di noi.
Un messaggio finale, anche personale, per chi ci legge.
La mia esperienza personale è legata all’impegno nella cosa pubblica. Ho fatto parte del Consiglio Comunale e mi sono sempre dedicato alla vita amministrativa. È per questo che invito i giovani a partecipare attivamente alla vita politica.
Oggi troppi ragazzi sono disinteressati alla politica, e questo è un rischio enorme. Quando i migliori si tirano indietro, a decidere sono sempre i peggiori. Non possiamo permetterlo.
Impegnatevi, partecipate, informatevi. Cambiare è possibile, ma solo se si sceglie di far parte della soluzione, e non di guardare da lontano.
Conclusione
L’intervista all’Avv. De Filippo ci restituisce l’immagine di un territorio complesso, ma anche ricco di risorse, umane e civili. La legalità, ci ricorda, è un percorso che parte dalle scelte individuali, ma che ha bisogno di istituzioni credibili e cittadini consapevoli. In fondo, restare, impegnarsi, partecipare… è il primo vero atto di rivoluzione culturale.
Esposito Santolo Simone