Intervista a cura di Lelio Antonio Deganutti
Post-evento “The Trinity of Sound”, Roma – Sala Baldini
Qual è, secondo lei, l’aspetto più importante in un progetto musicale come “The Trinity of Sound”?
Alexey Botvinov:
Credo che l’aspetto più cruciale in un progetto di questo tipo sia l’ascolto reciproco costante e la capacità di rispondere agli altri musicisti.
Durante l’esecuzione devo adattare in tempo reale l’equilibrio sonoro e il fraseggio, respirando musicalmente insieme al flautista e al soprano.
In The Trinity of Sound, con questa combinazione unica di pianoforte, flauto e voce, è stato fondamentale concentrarmi anche sul colore del suono, cercando di armonizzare la mia timbrica con il calore o la brillantezza del flauto e con l’espressività della voce.
Il concerto aveva un’atmosfera profondamente meditativa. Come si costruisce questo tipo di dimensione sonora?
Alexey Botvinov:
Creare un’atmosfera meditativa è una sfida, ma è qualcosa che amo profondamente.
Uno dei miei tratti distintivi come pianista è la ricerca di un suono caldo e “vellutato”. Quando il pianoforte riesce a creare questa base, gli altri strumenti possono fondersi naturalmente, dando vita a un paesaggio musicale armonioso ed equilibrato.
Nel programma abbiamo incluso anche un brano contemporaneo: l’Ave Maria di Sandro Fazzolari. In questo pezzo drammatico, la parte pianistica ha il ruolo di una vera e propria orchestra, e la mia interpretazione è stata talvolta intensa e potente, come previsto dal compositore.
Il programma ha abbracciato un vasto repertorio. Qual è stata la sua ricchezza più grande?
Alexey Botvinov:
Il nostro programma comprendeva una selezione estremamente varia di brani: dalla musica lirica e contemplativa di Debussy e Fauré, alla profondità filosofica dei Lieder di Mahler.
Abbiamo poi toccato le emozioni del romanticismo di Rachmaninov, Verdi e Puccini, senza dimenticare la musica barocca, l’Ottocento e persino le suggestioni del cinema, con Morricone.
Questa varietà, che spazia dal Medioevo ai tempi moderni, permette agli artisti di esprimere al meglio le proprie capacità e di offrire al pubblico un viaggio musicale completo, che attraversa epoche, stili e sensibilità differenti.
Roma e l’Italia occupano un posto speciale nel suo cuore. Che valore ha per lei suonare qui?
Alexey Botvinov:
Amo profondamente l’arte, la storia e la cultura italiane. L’Italia è anche il mio Paese preferito da visitare, per la sua bellezza e lo stile di vita che ammiro moltissimo.
Uno dei momenti più significativi della mia carriera è stato eseguire le Variazioni Goldberg di Bach con una compagnia di balletto, in undici rappresentazioni al Teatro alla Scala nel 2018.
In seguito ho avuto l’onore di ricevere dal Presidente della Repubblica l’onorificenza della “Stella d’Italia”.
Ogni concerto in Italia ha quindi per me un valore speciale, profondo e personale.
