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TORINO / MILANO – Aruba S.p.A., uno dei principali operatori italiani di cloud, data center e servizi digitali, ha acquisito tre centrali idroelettriche già operative lungo il corso della Stura di Lanzo, in provincia di Torino. Gli impianti, situati nei comuni di Cafasse (circa 686 kW), Balangero (circa 300 kW) e Lanzo Torinese (circa 610 kW), producono complessivamente circa 10 GWh di energia rinnovabile all’anno.
L’operazione rientra nella strategia del gruppo di aumentare la produzione diretta di energia verde destinata alle proprie infrastrutture digitali. Con questa acquisizione il parco idroelettrico di Aruba sale a 11 centrali, per una produzione complessiva superiore ai 60 GWh annui e una potenza installata di circa 11,6 MW, distribuite su più regioni italiane.
Si tratta esclusivamente di produzione di energia elettrica: le centrali sfruttano il flusso dell’acqua per far girare le turbine. L’operazione non riguarda in alcun modo il prelievo di acqua per il raffreddamento dei data center. Il raffreddamento delle infrastrutture Aruba – ad esempio il free cooling con acqua di falda utilizzato nel campus di Ponte San Pietro – è gestito separatamente e non è collegato a questi tre impianti piemontesi.
Un mercato in forte espansione
L’iniziativa di Aruba si inserisce in un contesto di rapida crescita del mercato italiano dei data center, spinto dalla domanda di cloud, intelligenza artificiale e sovranità digitale. La Lombardia, e in particolare l’area metropolitana di Milano, concentra la maggior parte della capacità e dei nuovi progetti, ma anche il Piemonte sta diventando un polo strategico.
Il 24 luglio 2026 il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha dichiarato di preminente interesse strategico nazionale due grandi programmi di investimento per un totale di circa 8 miliardi di euro.
Il primo, “Equinix per l’Italia”, prevede la realizzazione di sette nuovi data center nei comuni di Settimo Milanese e Cusago, con un investimento di 4 miliardi di euro tra il 2026 e il 2033. Le strutture serviranno sia servizi di colocation e connettività sia carichi hyperscale e di intelligenza artificiale; l’intero fabbisogno energetico sarà coperto da fonti rinnovabili. Sono previsti circa 1.500 addetti in fase di costruzione e oltre 500 a regime.
Il secondo progetto, “Cavour Hyperscale Campus”, riguarda la riconversione dell’ex centrale elettrica Galileo Ferraris di Trino (provincia di Vercelli) in un campus hyperscale di rilevanza nazionale ed europea. La potenza complessiva prevista è compresa tra 300 e 400 MW, con un investimento di circa 4 miliardi di euro. Il cronoprogramma prevede l’avvio della conferenza di servizi entro fine 2026, l’autorizzazione unica entro fine 2027 e l’entrata in funzione del primo lotto entro fine 2028. Durante la costruzione saranno impiegati mediamente circa 1.200 lavoratori (con picchi superiori a 2.000), mentre a regime sono previsti 300-350 posti qualificati più un indotto di circa 1.000 unità. Per entrambi i programmi verranno nominati commissari straordinari di Governo per accelerare le autorizzazioni.
Altri progetti in corso
Il 22 luglio è stato annunciato un data center da 120 MW a Travagliato, in provincia di Brescia. Il progetto, firmato da The Blossom Avenue Partners e sviluppato da Edge Gate, occuperà un’area di circa 130.000 metri quadrati in zona industriale e prevede un contributo economico al Comune superiore agli 11 milioni di euro. L’iniziativa ha però sollevato polemiche locali legate alla scarsa trasparenza nella fase di presentazione.
Nello stesso periodo sono emersi due nuovi sviluppi a Pregnana Milanese. DAMAC Digital (gruppo emiratino Damac) realizzerà il MIL01 sull’ex sito Gefco-Citroën: circa 55.000 metri quadrati, richiesta di potenza iniziale di 200 MW e avvio operativo previsto entro fine 2028. AiOnX (controllata da SWI Group) sviluppa invece il Pregnana Innovation Campus, un’area di circa 220.000 metri quadrati con capacità totale di 150 MW; i lavori autorizzativi sono in corso e il completamento è stimato in circa tre anni.
Retelit, intanto, prosegue l’espansione del proprio Avalon Campus, il più grande hub di interconnessione carrier-neutral in Italia. Sono in fase di sviluppo nuovi data center AI-ready, tra cui due a Milano Bisceglie (integrati nell’Avalon 3) e uno a Corsico (capacità iniziale di 13,6 MW, con primi rilasci previsti nel 2027). Il gruppo ha in corso un piano di investimenti da 350 milioni di euro per rafforzare la rete a supporto di cloud, edge computing e intelligenza artificiale.
Numeri e prospettive
Secondo le proiezioni dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano e i report di settore, la capacità IT installata in Italia ha raggiunto i 609 MW nel 2025. Tra il 2026 e il 2028 sono annunciati investimenti superiori ai 25 miliardi di euro su oltre 80 progetti. L’obiettivo è superare 1 GW entro il 2028 e avvicinarsi ai 2 GW nei primi anni Trenta.
Milano e la Lombardia concentrano la maggior parte della capacità e dei nuovi sviluppi, anche grazie alla recente legge regionale lombarda (n. 11/2026), il primo quadro normativo dedicato all’insediamento dei data center, orientato alla sostenibilità e al riuso di aree brownfield.
Queste iniziative confermano la crescente attrattività dell’Italia per operatori globali e sviluppatori di campus, con un’attenzione sempre più marcata all’energia rinnovabile, all’efficienza energetica e alla semplificazione delle autorizzazioni. Speriamo solo che il Governo Meloni, il Ministro Urso, ma anche le amministrazioni regionali e locali non cadano prede delle solite allucinazioni, e bugie, dell’ideologia WOKE, e delle influenze cinesi che vogliono distruggere il progresso italiano per facilitare la concorrenza asiatica.