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L’educazione alla pace: la visione della World Organization of States dal Kek Lok Si Temple in Malesia

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Nella suggestiva cornice del tempio di Kek Lok Si, uno dei complessi buddisti più grandi e significativi del Sud-Est asiatico situato sulla collina di Air Itam vicino a George Town, si è tenuto questa mattina un toccante incontro interreligioso interamente dedicato al tema della pace universale e della cooperazione globale. L’evento ha visto il dialogo profondo tra il Venerabile Dato’ Seri Seck Jit Heng, Presidente della Malaysian Buddhist Association, e Padre Marco Baragli, Consigliere per la Cooperazione della World Organization of States (WOS). Un momento di straordinaria intensità spirituale e diplomatica, che ha riaffermato come la fratellanza tra fedi diverse sia la chiave di volta per un futuro armonioso.

Il Kek Lok Si, il “Tempio della Suprema Beatitudine”, famoso per la sua maestosa pagoda di sette piani che fonde stili cinesi, thailandesi e birmani, e per la colossale statua della Dea della Misericordia, rappresenta da oltre un secolo un punto di convergenza per milioni di fedeli. Oggi, le sue mura silenziose hanno fatto da eco a parole di tolleranza, dimostrando che i luoghi di culto possono e devono essere ponti tra le culture.

Durante il colloquio, il Venerabile Seck Jit Heng ha espresso un concetto cardine del pensiero buddista, offrendo una riflessione profonda: “Dobbiamo capire che il Buddha non è un dio, ma è educazione, è educazione; il nostro obiettivo è insegnarci a creare la pace nel mondo in ogni situazione. Se ognuno agisse di propria iniziativa, il mondo non avrebbe pace; tu ed io siamo il simbolo della pace.” Questa dichiarazione tocca il cuore del Buddismo Dharma: la Via non come dogma o venerazione di una divinità creatrice, ma come percorso educativo e disciplinare della mente per sradicare l’egoismo e l’ignoranza. L’avvertimento contro l’agire esclusivamente di “propria iniziativa”, ovvero mossi dall’ego individuale, evidenzia come l’individualismo sfrenato porti inevitabilmente al conflitto.

Padre Marco Baragli ha accolto e sviluppato questa tematica, gettando un ponte ideale con la teologia e l’antropologia cristiana. Nel Cristianesimo, la pace (Shalom) è un dono divino che richiede la cooperazione attiva dell’uomo, chiamato a essere “operatore di pace”. Se per il Buddismo l’ego va superato attraverso la consapevolezza e l’educazione, per il Cristianesimo l’egoismo si vince attraverso l’amore fraterno e il riconoscimento dell’altro come prossimo. Questa sinergia spirituale si allinea perfettamente con i valori della World Organization of States, che promuove la cooperazione internazionale, la giustizia sociale e la risoluzione pacifica dei conflitti. Il messaggio emerso è chiaro: la diplomazia istituzionale ha bisogno di una solida base morale. Quando i leader religiosi e i rappresentanti internazionali si riconoscono reciprocamente come simboli di pace, l’azione collettiva diventa lo strumento per superare le divisioni.

L’incontro, definito dai presenti come un momento di grandissima bellezza e commozione nel nome della pace, si è concluso con uno scambio di saluti che racchiude l’essenza stessa del dialogo interreligioso. I due leader si sono congedati pronunciando le formule “Buddha ti benedica” e “Dio ti benedica”. Queste parole non hanno annullato le differenze tra le due tradizioni, ma le hanno valorizzate, dimostrando che il desiderio di bene, protezione e armonia per il prossimo è universale. Da Penang si leva oggi un messaggio potente: la pace globale comincia dall’ascolto reciproco e dall’impegno comune a educare l’umanità alla comprensione.

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