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Cronache dalla Cina (2) – La Rivoluzione

©️ patrick pascal

Lo sciopero generale

«È stato proclamato lo sciopero generale a Canton»: questa è la prima frase del romanzo Les Conquérants (I conquistatori) di André Malraux, pubblicato nel 1927. Sebbene i biografi dello scrittore abbiano forse esagerato il ruolo che egli ebbe nella rivolta del 1926, la rivoluzione contemporanea in Cina si manifestò inizialmente nelle città, tra gli operai dell’industria e nei circoli intellettuali, talvolta provenienti da famiglie di ricchi proprietari terrieri. Lo stesso Mao Zedong, nato in una famiglia di contadini dell’Hunan, partecipò alla fondazione del Partito Comunista Cinese a Shanghai nel 1921.

Nel 1920 Deng Xiaoping compì il viaggio in nave da Shanghai a Marsiglia; da studente fu anche operaio in Francia, lavorando in particolare nelle fabbriche Renault di Billancourt. Per un certo periodo visse in Place d’Italie, dove condivise persino una stanza con Zhou Enlai. Quest’ultimo nacque nella regione costiera di Nanchino, allora una delle più ricche della Cina; fin da giovane lesse i grandi romanzi classici cinesi del XVIII secolo e si definì così: «Sono un intellettuale, proveniente da una famiglia feudale».

 

©️ patrick pascal

Il comunismo cinese, tuttavia, mutò natura e dimensioni sviluppandosi nelle campagne. Tutti i cinesi mantengono ancora oggi un legame con il mondo rurale in cui, nel corso dei secoli, si è forgiata la civiltà cinese. Mao fece appello al mondo contadino: questa era la sua strategia, imposta anche dalla lotta contro il Kuomintang, con cui si riconciliò per un certo periodo, per ragioni tattiche, al fine di combattere l’invasione giapponese. La Lunga Marcia del 1934-1935 rappresentò una tappa fondamentale di questa evoluzione, che comportò anche uno spostamento della rivoluzione verso il nord del Paese, dal suo tradizionale centro nel sud.

La guerra rivoluzionaria consisteva nell’accerchiare le città partendo dalle campagne, senza necessariamente affrontare direttamente le popolazioni che era preferibile conquistare; questo principio è anche alla base del gioco del Go (cfr. Scott Boorman, Go and Mao), un antico gioco di strategia secondo cui è necessario neutralizzare prima di tutto lo spazio.

©️ patrick pascal

La rivoluzione permanente secondo Mao Zedong

Mao Zedong riteneva — secondo quanto riportato da André Malraux nelle sue Antimémoires, pubblicate nel 1967 — che «la nostra rivoluzione non può limitarsi alla stabilizzazione della nostra vittoria». Questa è una delle concezioni della rivoluzione permanente, che si tradusse nella strategia del «Grande balzo in avanti» e, più tardi, nella «Rivoluzione culturale». Tuttavia, la rivoluzione permanente può essere applicata anche alla saggezza individuale, seguendo un percorso che diventa, in senso figurato, una «Lunga Marcia». Dalla permanenza all’eternità, torniamo a citare il racconto dell’incontro tra André Malraux e il leader cinese — morto lo stesso anno di lui, nel 1976 —: «Noi siamo i Figli del Popolo, la Cina lo capisce come capiva il Figlio del Cielo».

Il crogiolo della concessione francese

Shanghai è la città più popolosa della Cina, ma Chongqing occupa il primo posto — con oltre 30 milioni di abitanti — se si considera l’intera area metropolitana. L’est e il sud della Cina sono generalmente aree densamente popolate, caratterizzate da un fermento intellettuale senza pari; a questo proposito, meritano menzione anche Canton e Shenzhen.

La concessione francese di Shanghai rappresenta un caso singolare: insieme alle altre concessioni della città, era un’area extraterritoriale di cui beneficiavano non solo gli stranieri, ma anche politici e rivoluzionari cinesi. Essa resta un’oasi di verde nel cuore di una metropoli immensa, tradizionalmente aperta al mondo grazie al commercio, che ospita anche il parco Yu, meraviglioso giardino dell’epoca Ming.

Le concessioni evocano tempi passati che non hanno lasciato solo bei ricordi alla Cina. Eppure, la concessione francese di Shanghai è stata strettamente legata a sviluppi significativi nella storia contemporanea cinese.

©️ patrick pascal

Si potrebbe citare Sun Yat-sen, primo presidente della Repubblica Cinese proclamata a Nanchino nel 1912, e Zhou Enlai, dall’aspetto patrizio. Entrambi vissero in epoche diverse nella concessione francese — il primo dal 1918 al 1925, il secondo negli anni ’40 — nella stessa strada, a pochi passi l’uno dall’altro, eppure condussero uno stile di vita molto diverso in periodi non paragonabili.

©️ patrick pascal

Sun Yat-sen è oggi considerato in Cina il padre della modernità del Paese. Tentò di formare un’alleanza con il Partito Comunista Cinese da Canton ed è da allora venerato sia da quest’ultimo che dal Kuomintang, partito di cui fu uno dei fondatori. Proveniente da una famiglia contadina benestante, Sun entrò a far parte dell’élite intellettuale e politica della Cina imperiale alla fine della dinastia Manciù dei Qing. Il suo stile di vita a Shanghai rifletteva il suo status, come dimostra la sua residenza nella concessione.

In questa dimora, situata a poche centinaia di metri da quella di Zhou Enlai, Sun conduceva la vita di un grande borghese che riceveva molte visite. Al contrario, la casa di Zhou, pur simile nell’aspetto esteriore, fu occupata per un periodo piuttosto breve fino alla rottura con il Kuomintang nel 1948; era arredata in modo spartano, quasi monacale, come testimoniano la sua camera da letto e il suo studio, in vista della conquista del potere da parte dei comunisti. Zhou organizzò già questa dimora come il futuro ministero degli Affari Esteri cinese, che avrebbe diretto poco dopo, dal 1° ottobre 1949 al 1958, pur mantenendo la carica di primo ministro fino al 1976.

©️ patrick pascal

Le sorelle Soong

È necessario parlare di donne straordinarie, che rimangono punti di riferimento, e in questo caso lo straordinario destino delle tre sorelle Soong — Ai-ling, Ching-ling e Mei-ling — è anche un modo per riflettere sul ruolo politico delle donne nella Cina contemporanea. Le sorelle Soong hanno finito per rappresentare l’intero panorama politico cinese, dal Kuomintang al comunismo, incarnando a modo loro i Tre Principi del Popolo (Nazionalismo, Democrazia, Socialismo) proclamati dal Dr. Sun Yat-sen nel 1898.

Ai-ling, Ching-ling e Mei-ling
(Shanghai Museum of Sun Yat-sen’s Former Residence)

I Soong non erano ricchi: il capofamiglia Charles Soong, uno dei primi studenti cinesi negli Stati Uniti, era un ministro metodista; sua moglie, discendente di un matematico dell’epoca Ming, era stata convertita al cristianesimo dai gesuiti. Solitamente solo i ragazzi venivano mandati a studiare all’estero, ma Charles Soong aveva un progetto: contribuire alla liberazione della Cina a partire dalla trasformazione delle menti. Ai-ling fu la prima a partire; Ching-ling e Mei-ling raggiunsero la sorella maggiore nello Stato della Georgia. Tornarono in Cina poco prima della rivoluzione del 1911.

Ching-ling era la più studiosa. Fin da piccola dimostrava realismo e interesse per gli affari cinesi; molto giovane iniziò a scrivere riflessioni sul cambiamento della Cina. Sun Yat-sen era il suo eroe segreto; tornata a Shanghai nel 1913, lo sposò l’anno successivo. Dopo la morte di Sun nel 1925, all’età di 58 anni, Ching-ling continuò a occuparsi di affari pubblici. Si impegnò a favore della Repubblica Popolare Cinese sin dalla sua proclamazione, il 1° ottobre 1949; ne fu persino co-presidente e ricoprì diverse altre alte cariche alla guida dello Stato, tra cui quella di presidente onorario, poche settimane prima della sua scomparsa nel 1981.

C’era una sorta di «consanguineità» nel potere contemporaneo in Cina. Fu nella casa del dottor Sun che Tchang incontrò Mei-ling per la prima volta. Mei-ling era tornata in Cina nel 1917, dopo aver trascorso dieci anni negli Stati Uniti, e si vantava di conoscerne ogni Stato; dovette persino reimparare la sua lingua madre. Al suo ritorno si dedicò all’istruzione e ad attività sociali e caritative. Il viaggio delle tre sorelle a Chongqing nel 1940, per sostenere la causa nazionale contro l’invasione giapponese, è rimasto famoso. Ai-ling, la maggiore, fu meno presente sulla scena pubblica ma sposò un ministro delle finanze della Repubblica Cinese.

Le tre sorelle con gli orfani nel 1940

Se la Cina, nonostante la sua importanza, è rimasta a lungo un volto nascosto del mondo — e in molti aspetti lo è ancora — non vale forse ancor più la pena conoscere la sua dimensione femminile, che è essenziale? Edgar Snow ha scritto Red Star over China, pubblicato per la prima volta nel 1938, ma non dovremmo parlare di più di queste donne protettrici della Cina, che si sono dedicate totalmente al Paese?

Un maoista meridionale del Kuomintang

Il Sud rimane il Sud, in molti Paesi. Questa formula sibillina sottintende una specificità, un’arte del benessere e talvolta una vita un po’ fuori dal tempo. È questa l’immagine che potrebbe evocare la città di Guilin, nella provincia del Guangxi, al confine con il Vietnam, parte della vasta regione sud-occidentale della Cina. Sebbene meno sviluppata economicamente rispetto ad altre città cinesi, Guilin vanta un turismo fiorente e una popolazione in crescita che ha raggiunto 1,25 milioni di abitanti. Si trova infatti nel cuore di un ambiente naturale straordinario, fatto di paesaggi carsici e di «pan di zucchero», ammirabili sia intorno alla città sia durante una crociera sul fiume Li in direzione di Yangshuo.

Si può citare, ad esempio, il generale Bâ, meno conosciuto rispetto ad altre personalità politiche e militari del suo tempo, ma il cui percorso illustra il sincretismo politico cinese. Il generale è infatti onorato in modo sorprendente nella Cina contemporanea: figura di spicco del Kuomintang, collaborò con i comunisti e con lo stesso Mao Tse-tung nella lotta contro gli invasori giapponesi. La sua residenza, sul lungomare di Guilin, è diventata una sorta di museo dove sono esposte numerose fotografie di quel periodo eroico.

La storia della Cina è un caleidoscopio di tappe fondamentali: la «Riforma dei Cento Giorni» del 1898, che tentò invano di salvare un impero impantanato nell’immobilismo; la Rivolta dei Boxer del 1900; la Rivoluzione repubblicana del 1911, che coesistette per un certo periodo con il potere imperiale di Pechino; la rivoluzione comunista che vide il trionfo di Mao Tse-tung nel 1949; oggi la convivenza tra questo potere dominato dal Partito Comunista Cinese (PCC) e un dinamismo economico e un’eccellenza tecnologica che non sfigurerebbero nel capitalismo trionfante altrove.

Questo sincretismo politico cinese, legato alla sua storia e civiltà, può avere implicazioni considerevoli, ad esempio nella questione di Taiwan — argomento che meriterebbe approfondimenti maggiori — che fa naturalmente parte della Cina. Questa è, del resto, la tesi dell’unicità della Cina, sostenuta dalla maggior parte delle potenze.

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