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La Cina è spesso vista dall’esterno come un blocco monolitico. La natura del regime, dominato dal Partito Comunista sin dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, può rafforzare questa percezione. La nuova potenza della Cina – che tuttavia non si traduce in velleità di conquiste territoriali, ma nell’estensione di un’influenza economica sul mondo – e i suoi leader possono anche destare preoccupazione. Ma occorre fare lo sforzo di scoprire la Cina più in profondità. Non è forse, in fin dei conti, più diversificata di quanto si immagini, pur condividendo un senso di appartenenza a una grande civiltà? Il comunismo, facciata del potere, non è forse compatibile con un’estrema modernità rispetto alla quale il mondo occidentale fatica a reggere il confronto? L’autoritarismo della governance è dovuto alle personalità o non si rivela piuttosto una necessità imprescindibile per guidare un paese di 1,4 miliardi di abitanti che, nonostante i grandi successi degli ultimi decenni, deve affrontare costantemente sfide di proporzioni titaniche.
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È necessario parlare di donne straordinarie, che rimangono dei punti di riferimento, in questo caso dello straordinario destino delle tre sorelle Soong – Ai-ling, Ching-ling e Mei-ling – che è anche un modo per parlare del ruolo politico delle donne nella Cina contemporanea. Le sorelle Soong hanno finito per rappresentare l’intero panorama politico cinese, dal Kuomintang al comunismo. Hanno così incarnato, a modo loro, i Tre Principi del Popolo (Nazionalismo, Democrazia, Socialismo) proclamati dal Dr. Sun Yat-sen nel 1898.
I Soong non erano ricchi, poiché il capofamiglia Charles Soong, uno dei primi studenti cinesi negli Stati Uniti, era un ministro di culto metodista; sua moglie, discendente di un matematico dell’epoca Ming, era stata convertita al cristianesimo dai gesuiti. Di solito solo i ragazzi venivano mandati a studiare all’estero, ma Charles Soong aveva un progetto: contribuire alla liberazione della Cina, a partire dalla trasformazione delle menti. Ai-ling fu la prima a partire. Ching-ling e Mei-ling raggiunsero la sorella maggiore nello Stato della Georgia. Sarebbero tornate in Cina solo poco prima della rivoluzione del 1911.
Ching-ling era la più studiosa. Già da piccola dimostrava di essere realista e interessata agli affari cinesi; molto giovane iniziò a scrivere riflessioni sul cambiamento della Cina. Sun Yat-sen era l’eroe segreto di Ching-ling, tornata a Shanghai nel 1913, che lo sposò l’anno successivo; dopo la morte di Sun nel 1925, all’età di 58 anni, Ching-ling continuò a occuparsi di affari pubblici. Si impegnò a favore della Repubblica Popolare Cinese sin dalla sua proclamazione, il 1° ottobre 1949; ne fu persino co-presidente e ricoprì diverse altre alte cariche alla guida dello Stato, tra cui quella di presidente onorario, poche settimane prima della sua scomparsa nel 1981.
C’era una sorta di “consanguineità” nel potere contemporaneo in Cina. Fu nella casa del dottor Sun che Tchang incontrò Mei-ling per la prima volta. Mei-ling era tornata in Cina nel 1917, dopo aver trascorso 10 anni negli Stati Uniti, e si vantava di conoscerne ogni Stato; dovette persino reimparare la sua lingua madre. Al suo ritorno, si dedicò all’istruzione e ad attività sociali e caritative. Il viaggio delle Tre Sorelle a Chongqing nel 1940, per sostenere la causa nazionale contro l’invasione, è rimasto famoso. Ai-ling, la maggiore, fu meno presente sulla scena pubblica, ma sposò un ministro delle finanze della Repubblica Cinese.
Se la Cina, nonostante la sua importanza, è rimasta a lungo una faccia nascosta del mondo – e in molti aspetti lo è ancora – non vale forse a maggior ragione per la scarsa conoscenza della sua dimensione femminile, che è essenziale? Edgar Snow ha scritto Red Star over China, pubblicato per la prima volta nel 1938, ma non bisognerebbe parlare di più di queste donne protettrici della Cina, che si sono dedicate totalmente ad essa?
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Le sfide odierne in Cina sono soprattutto di natura demografica, economica e ambientale. All’estero, il leader spesso descritto come un “autocrate” e il regime in cui il Partito Comunista Cinese (PCC) mantiene il controllo del Paese possono incutere timore. Ma non c’è dubbio che le cose vadano viste sotto una luce diversa: ciò che va temuto è la forza d’inerzia di una sorta di “macchina” cinese dalle dimensioni gigantesche e incomparabili; per assicurare livelli di crescita elevati che garantiscano la pace sociale e la stabilità politica, la Cina deve assolutamente conquistare costantemente nuove quote di mercato, e questo “necessario” gigantismo non può che gravare pesantemente sulla società e sull’ambiente, oltre che sui rapporti con il mondo esterno. Più che Xi o qualsiasi altro leader cinese che possa sostituirlo, il vero pericolo risiede nella forza d’inerzia del gigantismo.
In questo contesto, il modello messo in atto da Deng Xiaoping – basato sull’apertura economica pur mantenendo il potere del PCC – è ancora appropriato? Xi sembra aver scommesso sulla conferma di questo modello, in parte ribadendo una dimensione ideologica nel suo governo, mentre reintroduce lo Stato nella gestione dell’economia, il che in parte lo distingue da Deng. La scommessa darà i suoi frutti? Non è forse inevitabilmente in corso una nuova rivoluzione cinese, che gli stessi leader dovranno realizzare sotto la pressione della popolazione? Chi saranno gli attori dei cambiamenti che inevitabilmente si verificheranno nel corso della storia cinese? Tenendo presente questo, alcuni riferimenti al passato potrebbero essere utili.
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