Una recensione di Francesco Rizzo
Autore: Laura Canali
Editore: Marsilio Editori (Collana Nodi)
Pagine: 208
In un panorama mediatico e analitico troppo spesso dominato da narrazioni polarizzate, tifo da stadio e analisi istantanee prive di profondità storica, Israele e Palestina in 10 mappe di Laura Canali si impone come uno strumento di eccezionale lucidità. Cartografa storica, artista delle forme territoriali e vera e propria anima visiva della rivista di geopolitica Limes, Canali compie una scelta radicale di abbandonare le lenti deformanti dell’ideologia pura per ancorare il lettore alla nuda, cruda e complessa realtà del suolo. Il punto di partenza del saggio è tanto semplice quanto inoppugnabile. In Medio Oriente nulla è come sembra e, per comprendere davvero una guerra così prolungata, stratificata e devastante, è necessario partire dalle articolazioni fisiche del territorio. La geografia, in questa regione martoriata, non è il passivo palcoscenico della storia, ma il suo motore implacabile.
- La cartografia come indispensabile strumento ermeneutico
Leggendo questo volume, emerge con prepotenza una riflessione che trascende il singolo conflitto per abbracciare la natura stessa del mezzo cartografico. Noi siamo abituati a guardare le mappe come a rappresentazioni oggettive, pacifiche e neutre della realtà fisica. Laura Canali ci insegna l’esatto opposto: la cartografia è un atto profondamente politico e, soprattutto, un indispensabile strumento ermeneutico. La mappa non si limita a “mostrare”, ma interpreta, decodifica e, in ultima analisi, svela ciò che le cancellerie e la retorica ufficiale tentano di dissimulare. Disegnare un confine, marcare una zona cuscinetto o tracciare il corso sotterraneo di una falda acquifera significa tradurre visivamente rapporti di forza, paure ancestrali, trattati inconfessabili e strategie di sopravvivenza. Nel groviglio israelo-palestinese, dove un singolo metro quadrato di terra possiede il peso specifico e il valore strategico che in altre latitudini (come le pianure ucraine) avrebbero dieci chilometri, la mappa diventa l’unico testo capace di essere letto senza le distorsioni della propaganda. Attraverso l’uso sapiente dei colori, dei tratteggi e delle scale, Canali ci dimostra che la cartografia è l’arte di leggere tra le pieghe del mondo, guardando il potere dritto negli occhi e smascherando le ipocrisie della storia. Basti pensare alle antiche mappe dell’accordo di Sykes-Picot analizzate dall’autrice. Linee tracciate all’apparenza nel vuoto desertico che, lette con lo strumento ermeneutico giusto, rivelano di ricalcare esattamente le faglie geologiche ricche di idrocarburi. Chi disegna la mappa, possiede già il futuro.
- L’eco della Scuola di Limes: educare allo spazio
Non si può non cogliere, sfogliando le 208 pagine di questo saggio e ammirandone l’apparato visivo, l’eco profonda e la vocazione didattica derivanti dalla felicissima esperienza della Scuola di Limes. Da anni, infatti, Laura Canali non si limita a illustrare la rivista, ma forma fisicamente le nuove generazioni di analisti all’interno del laboratorio cartografico della Scuola. In quelle aule, si insegna che la geopolitica senza la geografia fisica è mera speculazione accademica, “gossip internazionale”. Questo libro è, a tutti gli effetti, un’estensione di quel laboratorio accessibile al grande pubblico. L’approccio pedagogico di Canali prende per mano il lettore disorientato, invitandolo a sporcarsi le mani con la creta della realtà: insegna a diffidare delle linee dritte, a interrogare le curve di livello, a capire che un insediamento non nasce mai per caso, ma risponde a una logica di occupazione visiva e militare delle alture.
- I nodi nevralgici: Acqua, Muri e il trauma del 7 Ottobre
Il volume è strutturato su più livelli di indagine, partendo dallo scacchiere macro-regionale (dove emerge l’importanza vitale di avamposti come l’isola di Cipro, vero e proprio occhio occidentale sul Levante) per poi spingersi nel micro-dettaglio locale attraverso l’analisi minuziosa di 10 mappe fondamentali. I temi centrali affrontati nel saggio costituiscono i pilastri del conflitto:
- La tirannia dell’Oro Blu. Il controllo delle risorse idriche è forse il vero filo rosso del libro. L’acqua dolce in Israele non è una questione ambientale, ma di pura sicurezza nazionale. Canali illustra in modo magistrale come la difesa del Lago di Tiberiade, l’occupazione delle Alture del Golan per controllare le fonti del fiume Giordano, e l’attuale massiccia dipendenza dai grandi desalinizzatori costieri sul Mediterraneo dettino l’agenda militare di Tel Aviv tanto quanto le minacce missilistiche.
- La frammentazione spaziale e la solitudine di Gerusalemme. Il saggio offre un’analisi visiva straziante delle aree più complesse al mondo. La Cisgiordania non è un territorio omogeneo, ma un arcipelago di bantustan separati da checkpoint, strade a uso esclusivo e muri di cemento alti nove metri. Un focus di eccezionale brillantezza è dedicato alla municipalità di Gerusalemme: la cartografia svela come la sua linea di confine – sinuosa, irregolare e apparentemente illogica – sia in realtà un capolavoro di ingegneria demografica, tracciata appositamente includendo le valli ed escludendo le colline più densamente popolate da arabi, per garantire l’eterna maggioranza ebraica nella Città Santa. Un luogo che rimane, nonostante le annessioni, intimamente scisso e profondamente solo.
- Il paradigma della sicurezza e la cesura del 7 Ottobre. L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 fa da sfondo e da climax all’intera opera. Canali illustra come Israele abbia storicamente concepito la propria sopravvivenza attraverso una militarizzazione dello spazio e una separazione fisica assoluta. Il crollo di quel confine “invalicabile” non è stato solo un fallimento di intelligence, ma il collasso di un’intera concezione spaziale e psicologica. Il libro indaga questa nuova e devastante frattura geopolitica di cui stiamo ancora misurando, nel sangue e nelle macerie di Gaza, le scosse di assestamento.
Israele e Palestina in 10 mappe non è semplicemente un atlante commentato, ma un saggio vitale per il cittadino contemporaneo. È una lettura obbligata per chiunque senta la necessità di orientarsi in una tragedia all’apparenza insolubile. Laura Canali ci consegna un’opera in cui il rigore dell’analista si fonde con la sensibilità dell’artista che sa dare colore ai drammi umani. Ci costringe a guardare in basso, verso l’asfalto, la sabbia e i fiumi prosciugati, restituendoci l’unica bussola affidabile per decifrare il Medio Oriente: il primato ineludibile della geografia.